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INFORM - N. 222 - 21 novembre 2001

Gaetano Cario: "Allarmante SOS della stampa italiana in Sud America. La tutela della stampa è un dovere a cui nessuno si può sottrarre"

BUENOS AIRES - Continua, purtroppo, lo stillicidio della classica refrattarietà del governo e della classe politica italiana nei confronti della stampa italiana all’estero, sebbene siano state diramate comunicazioni riguardanti un ipotetico incremento dei contributi destinati al settore.

Lo stesso Ministro degli Italiani nel Mondo, On. Mirko Tremaglia, se n’è reso portavoce, sulla base di una proposta da lui avanzata, come sempre attento ai problemi dell’emigrazione, ma ancora niente si traduce in concretezza, almeno sul piano della messa in azione delle misure correttive. Auspicabile una soluzione in tempi brevi.

Anche la FUSIE, Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero, attraverso il suo presidente, Dott. Domenico De Sossi, ha lanciato un appello di gravità circa la situazione di crisi nella quale si dibatte da anni la nostra stampa di collettività sparsa nel mondo, pronta a prestare un innegabile e prezioso servizio ai connazionali.

Tutti confermano e si dichiarano convinti dell’importanza del ruolo e funzioni che svolge questa nostra stampa di comunità all’estero: la Farnesina, il Cgie, i Comites, le Ambasciate, i Consolati, le Associazioni e, naturalmente, i fedeli lettori, primi fruitori del nostro servizio che ci sostengono con i loro abbonamenti.

Ma quando occorre dare risposte concrete, alle responsabilità assunte, perché sovente le azioni si rivelano di circostanza e ormai hanno assunto sapore di "bugiarda" promessa e ciò che rimane è il sapore amaro della delusione per l’attesa senza limiti.

NON E’ TEMPO DI ESAMI

Mettere sotto il riflettore della considerazione, per l’ennesima volta, le nostre rivendicazioni, basate a garantire il diritto all’informazione ai cittadini e riguardanti l’equità delle misure da adottare, ci riporterebbe indietro sul piano degli impegni, dimostrando che la bandiera dell’informazione italiana all’estero qualcuno vorrebbe che venga ammainata piuttosto che sostenuta e rafforzata come presenza culturale anche nel concetto della globalizzazione della presenza italiana nel mondo. Non ci stanchiamo di sottolineare le grandi responsabilità che classe politica, organi governativi, enti sociali, strutture diplomatico-consolari e multinazionali operanti nei paesi sudamericani, hanno nel trattare il tema dell’informazione italiana all’estero, dimostrando realmente le vere intenzioni al sostegno della stampa e mettendo in pratica un programma di cooperazione per risolvere annosi problemi.

LA DIFESA DELL’IMMAGINE

Un esempio emblematico. I recenti avvenimenti dell’intervento bellico in Afganistan, contro il terrorismo, hanno in certi momenti messo in chiara luce la differente maniera di sapersi promuovere, in termini di immagine internazionale, se osserviamo l’operato di alcuni paesi europei, rispetto e a danno dell’Italia. Un’Italia che, invece, ha i numeri per affermare la propria presenza ed immagine di Paese di grande ampiezza democratica e internazionalmente presente nel mondo, attraverso il proprio lavoro, compreso anche quello degli emigranti italiani sparsi nel mondo. Ma questi italiani della diaspora sono sempre più destinati a rimanere orfani, proprio della loro informazione, della loro stampa, della loro televisione e della loro radio. Non è concepibile, inoltre, il ritardo "burocratico" che subiscono anche quelle briciole di contributo che, proprio perché briciole, vengono soffiate al vento dell’attesa, senza limite.

SALTA LA QUADRATURA DEI CONTI

Il caso dei paesi Sudamericani e dell’Argentina, in particolare, denuncia come la galoppante recessione stia dilaniando queste società. I riflessi e le ripercussioni negative, da questa situazione, vengono prioritariamente a toccare i lavoratori dipendenti, i pensionati e l’intera classe sociale meno abbiente. Già la quadratura dei conti è saltata. In questo panorama sono ciclopici gli sforzi economici e finanziari che gli editori dei giornali di comunità stanno già sostenendo. I produttori e operatori dell’informazione italiana in Sudamerica non possono che prepararsi alla chiusura delle loro redazioni e degli studi radiofonici o televisivi. Sono state realizzate diverse riunioni tra noi operatori, la situazione generale ci porta a dichiararci in uno stato di "fallimento operativo" e, di fatto, verso un baratro della comunicazione e dell’informazione che si sta annunciando. Se questo S.O.S.non verrà raccolto, con la massima urgenza, non potranno esserci "vincitori" per questo "suicidio dell’informazione", che lascerà sicuramente molti orfani. Certamente i primi saranno i nostri lettori, ma pregiudicati saranno anche le presenze delle alte "sfere diplomatiche", degli organismi governativi - come il Cgie e i Comites - e le stesse Agenzie di Stampa specializzate che non avranno più, da questa parte della trincea, i giornali e gli operatori dell’informazione a fare da recettori e diffusori delle loro notizie e dei loro dispacci d’agenzia. Forse, in loro aiuto, avranno i giornali quotidiani italiani su cui appoggiarsi, che già arrivano oltre confine, ma che ricevono succulenti contributi, e saranno le grandi testate a dare loro lo spazio con delle pagine (pagate a suon di dollari o euri) destinate a ospitare l’informazione di collettività e quella di ritorno. Non crediamo che questa futura "rivoluzione" giornalistica potrà verificarsi o darci la soluzione, per cui, prima che si "contino" le chiusure o gli stacchi dei microfoni, sarebbe bene guardarsi attorno e decidere prima del "salto nel buio".

IL TESSUTO CONNETTIVO

Certamente la Fusie, dopo il rinnovamento del Consiglio direttivo, con Domenico De Sossi alla presidenza, che ha messo in atto una serie di iniziative e proposte precise, è seriamente cresciuta come interlocutore e gode di recuperata immagine, ma, questo è il problema, continua a permanere nella sua condizione, anche lei, di "orfana e abbandonata", dai contributi del Mae.

Il sostegno alla Fusie è il primo passo verso il recupero e il risanamento della situazione. Non ci si può illudere del contrario, ma soprattutto, porre in essere misure ed azioni di sostegno che rappresentano l’albero maestro su cui continuare a sventolare il vessillo dell’informazione. Un emblema con i colori della nostra identità italiana che in Sudamerica ha forgiato generazioni e sangue, per lo stesso progresso civile e democratico raggiunto in questo lembo del mondo, che parla, pensa e vive con un cuore mediterraneo. Basta leggere anche una sola pagina dei nostri giornali, per annotare queste peculiari caratteristiche, che si raccolgono come testimonianze viventi, ogni giorno, ogni mattina. La nostra informazione di ritorno è lo specchio della realtà che non viene registrata se non attraverso i nostri mezzi di comunicazione ed informazione. Un tessuto connettivo senza il quale si viene a spezzare l’esistenza di un grande patrimonio umano e culturale, per la cui tutela nessuno si può sottrarre. (Gaetano Cario-L'Eco d'Italia Buenos Aires/Inform)


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