* INFORM *

INFORM - N. 222 - 21 novembre 2001

RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 21 novembre 2001

Voto degli italiani all’estero, alla Camera sì senza sorprese. La legge passa a Montecitorio, non determinanti i "franchi tiratori".

No all’idea di Rc, Verdi, Sdi e Pdci di "aprire" le candidature a chi non risiede fuori Italia. Il Polo tira un sospiro di sollievo. Ma per il passaggio al Senato si trattano modifiche.

ROMA - "Votanti 456. Astenuti 6. Maggioranza 229. Voti favorevoli 315. Voti contrari 141". Pierferdinando Casini lascia passare qualche secondo prima di comunicare il risultato del voto a scrutinio segreto sull’articolo 8 della legge sul voto degli italiani all’estero. La norma prevede che nella circoscrizione esteri si possono candidare solo italiani veramente residenti all’estero e non "paracadutati" dalla madrepatria. Ma l’articolo è giudicato anticostituzionale dal verde Marco Boato e dal socialista Ugo Intini, dai comunisti unitari di rifondazione. Il presidente della Camera sembra quasi gustarsi quei secondi, lasciando l’aula di Montecitorio con il fiato sospeso. Anche perché, complice il tabellone elettronico andato in tilt nel momento clou, tutti pendono dalle sue labbra.

La lettura del risultato provoca un grande sospiro di sollievo e un applauso liberatorio. Soprattutto nel centrodestra, dove si temeva di rivedere scene come quelle sulle rogatorie o il decreto sulla violenza negli stadi, con la maggioranza affondata dai franchi tiratori. Questa volta non succede nulla e alla fine l’intera legge viene approvata con 412 sì e 35 no. Nonostante il voto di un pacchetto trasversale di "franchi tiratori". Almeno un centinaio. Uno scarto atteso e temuto. Non è un segreto che una fetta del Parlamento questa novità del voto agli emigrati non la digerisce. Non ne vogliono sapere perché i 12 posti da deputato e i 6 senatori destinati alla circoscrizione esteri saranno ricavati cancellando i 12 peggiori seggi proporzionali alla Camera e i 6 peggiori recuperati al senato.

Quanto basta per incitare il corpo molle del Parlamento ad una "santa alleanza" contro la legge e contro Mirko Tremaglia che siede, preoccupatissimo, al banco del governo insieme a Gianfranco Fini e Carlo Giovanardi e una pattuglia di sottosegretari. Tanta ansia trova conferma, pochi minuti prima del voto, nelle parole di Gualberto Niccolini, portavoce del ministro per gli italiani nel mondo. "C’è, - dice l’ex deputato forzista - il timore di "una grande imboscata. Volontè, capogruppo dei Ccd-Cdu, è venuto a spiegare che lui la legge la vota, ma che non può garantire per i suoi. E anche molti di Forza Italia sono contrari".

Un gruppo di dissidenti che vota no per interesse. O è convinto del fondamento della battaglia contro l’incostituzionalità dell’articolo 8. Verdi e socialisti, comunisti italiani e Rifondazione dicono: permettere solo agli elettori residenti all’estero di candidarsi nella circoscrizione esteri viola il principio di uguaglianza e rischia di portare la legge davanti alla consulta. Tonino Soda, il relatore diessino, Forza Italia, Ds, Margherita, An, Ccd e Cdu dicono che quella norma è invece figlia legittima della modifica dell’articolo 48 della Costituzione. "Un voto che taglia trasversalmente tutti i gruppi", spiega alla fine della seduta Carlo Giovanardi. Ma anche lui ha tirato il suo bel sospiro di sollievo visto che è intervenuto, a nome del governo, per sostenere la tesi della legittimità costituzionale dell’articolo 8. "Adesso - continua il ministro per i Rapporti con il Parlamento - speriamo in una approvazione rapida del Senato". Ma a Palazzo Madama non si escludono modifiche. (Silvio Buzzanca)


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