* INFORM *

INFORM - N. 220 - 19 novembre 2001

RASSEGNA STAMPA

Il Piccolo, Trieste - 19 novembre 2001

Tra divisioni e veti incrociati il nodo dei beni abbandonati condiziona il via libera al Trattato di amicizia con la Croazia. Esuli e Ruggiero, incontro decisivo. La difficile mediazione tra "realpolitik" e "debiti morali"

ROMA - Missione difficile quella odierna per il ministro degli Esteri, Renato Ruggiero. Il quale dovrà mediare tra la "realpolitik" che vuole chiuso, con Slovenia e Croazia, il discorso relativo alla restituzione dei beni abbandonati dagli esuli italiani nel dopoguerra e quel "debito morale" che invece le associazioni dei profughi chiedono di esigere da Lubiana e Zagabria. Per gli esuli, che vedranno il ministro alla Farnesina, c’è un alleato in più. Si tratta del vicepremier Gianfranco Fini, il quale ha espressamente ricordato in una recente missiva inviata direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che nessuna decisione potrà essere presa dal governo italiano senza prima aver sentito gli esuli. E così la firma del Trattato di cooperazione e amicizia tra Italia e Croazia resta tra coloro che sono sospesi. Con il governo italiano che aspetta gli esiti dell’incontro odierno e quello croato che aspetta di vedere che cosa farà palazzo Chigi.

Un bel rebus che si viene a dipanare proprio alla vigilia del vertice dell’Iniziativa centroeuropea (Ince) a Trieste, summit che ospiterà anche una riunione della "Quadrangolare", l’intesa tra Italia, Slovenia, Ungheria e Croazia, momento in cui il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi si troverà di fronte ai premier di Lubiana e Zagabria (oltre a quello di Budapest) e nel corso del quale i temi bilaterali non potranno essere evitati. Perché il rischio principale è che l’Italia giunga a Trieste senza una decisione chiara circa la firma del Trattato con la Croazia. Senza dimenticare le "ricadute" nel dialogo con la Slovenia. E le premesse ci sono tutte alla vigilia dell’incontro esuli-Ruggiero alla Farnesina.

Alleanza nazionale, infatti, non è disposta a cedere. Lo testimonia l’impegno nella questione in prima persona di Fini. Lo dimostra la recente dichiarazione del ministro per gli Italiani all’estero, Mirko Tremaglia (An) il quale, alle condizioni emerse dal testo del Trattato di amicizia - tutto è stato risolto a Osimo e a Roma, Zagabria si attiene, in tema di proprietà immobiliare, a sottostare agli obblighi impostole dall’Accordo di associazione all’Ue appena sottoscritto - ha chiaramente detto che "con la Croazia non potrà essere firmato alcun documento di amicizia".

Al fianco degli esuli, oggi nella capitale, ci saranno anche l’amministrazione provinciale di Trieste e di Roma con i rispettivi presidenti, Fabio Scoccimarro e Silvano Moffa, entrambi di Alleanza nazionale. "Nessuno vuole negare alla Croazia, come pure alla Slovenia - dichiara Scoccimarro - il diritto di entrare a far parte della grande famiglia dell’Unione europea, ma affinché questo avvenga in termini credibili è indispensabile aver prima fatto i conti con il passato". Senza dimenticare la mozione approvata dal Consiglio comunale di Trieste, a guida Centrodestra, che ha impegnato il sindaco Roberto Dipiazza a comunicare al ministro degli Esteri la volontà dell’amministrazione giuliana che nessuna decisione venga presa sul Trattato italo-croato senza prima aver coinvolto nel processo decisionale le associazioni degli esuli.

Dal canto suo Ruggiero ha chiarito la sua posizione in un "appunto" inviato al premier Berlusconi. Nel documento si legge, dopo una rapido excursus degli obblighi internazionali esistenti tra Italia e Croazia e tra Italia e Slovenia (leggi Osimo e Roma), il sussitere, secondo il titolare della Farensina, di "un dovere politico dell’Italia di chiudere formalmente le questioni con la Slovenia e la Croazia incamerando la somma di 110 milioni di dollari convenuta a Osimo e Roma", ma anche di "un dovere morale di procedere a un ragionevole e definitivo indennizzo nei confronti degli esuli". Ma c’è di più. Ruggiero indica nel "Piano Solana", sottoscritto con Lubiana, uno strumento che potrebbe mettere gli esuli in grado di ricomprare eventuali beni investendo i soldi erogati loro dall’Italia nel processo dell’indennizzo equo e definitivo. Ma queste sono parole che gli esuli non vogliono neanche sentire. E, viste le premesse, per Berlusconi, quella triestina, non sarà certo solo una passerella internazionale, né, tantomeno, una passeggiata.


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