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INFORM - N. 220 - 19 novembre 2001

L’emigrazione italiana in Ticino in lutto per la morte di Don Dino Ferrando "il prete dei minatori"

LUGANO - Mercoledì 14 novembre la comunità italiana del Ticino (unitamente a ticinesi e gente d’altra provenienza) ha dato l’ultimo addio a Don Dino Ferrando, missionario italiano nel ruolo di pastore, guida, amico e confidente.

Per oltre 30 anni Don Dino è stato il missionario dei lavoratori italiani in Ticino: l’hanno sempre definito il "prete dei minatori".

In un periodo caratterizzato dalla costruzione di grandi opere stradali e di dighe per centrali idroelettriche, la mano d’opera italiana soprattutto è stata in prima linea nell’intraprendenza e nei rischi.

Le incognite nelle grandi imprese sono sempre state tante ed in agguato continuo: vita dura di stenti, di separazione e spesso di depressione.

Contro questi mali che corrodono la vita di chi lavora duro e rischia grosso Don Dino è sempre stato presente e attivo.

Con il suo ottimismo, la sua speranza, la sua giovialità quando era il momento (ma anche con interventi e suggerimenti d’ordine sociale e sindacale) - rileva il CEDIEM, Centro Documentazione e Informazione Emigrazione di Lugano - Don Dino Ferrando ha rappresentato per i lavoratori delle grandi realizzazioni un punto di riferimento: su tutti i cantieri e con tutti i lavoratori era di casa. Così presenti nel suo animo che anche nel tempo della lunga e dolorosa malattia non è mai mancato agli appuntamenti che contano. Fino al punto da esternare la sua preoccupazione al Vescovo di Lugano qualche giorno prima della sua morte "C’è da pensare e provvedere ai minatori dell’Alptransit".

Di casa anche quando, sopraggiunta sui cantieri la fatale disgrazia (e ce ne furono forse troppe nel periodo delle grandi realizzazioni in montagna), era lui ad accompagnare e riconsegnare alla famiglia il padre, il marito, il fratello, il figlio per l’ultimo commiato nel paese di provenienza. In tutte le regioni d’Italia, dal Sud al Nord, l’hanno conosciuto, apprezzato ed amato come il "fratello del conforto".

Don Dino Ferrando ha anche messo le premesse ed operato perché tutta l’emigrazione fosse una famiglia: aperto e generoso con tutti, disponibile sempre e con grande impegno. Cappellano quindi in quest’ambito di tutte le associazioni italiane: e con tutti chiaro e forte quando c’erano da assumere responsabilità ed operare in prospettiva di servizio a favore di tutti, "…sarò sempre con tutti voi per operare in unità…" ci rispose recentemente in merito all’impossibilità - dovuta alla sua malattia - di partecipare alle ultime serate Cediem.

A questa sua operosità instancabile, larghezza e profondità d’animo, impegno al servizio senza distinzione per un futuro migliore c’è stata una risposta solenne e corale al momento dell’ultimo addio.

Al di là della larghissima partecipazione del clero con il Vescovo, tutto l’associazionismo italiano in Ticino, gente del popolo, uomini della politica, della cultura e della finanza hanno voluto testimoniare a Don Dino Ferrando che il suo passaggio su tutte le strade del Ticino era stato segno di speranza e d’amore per quanti - e sono sempre troppi - di speranza e d’amore hanno bisogno. (Inform)


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