* INFORM *

INFORM - N. 220 - 19 novembre 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 18 novembre 2001

Tensioni anche nel governo. Gli esuli insorgono contro il trattato fra Italia e Croazia

TRIESTE Una vertenza internazionale si chiude, una se ne apre in casa. I governi italiano e croato riannodano i rapporti e si accingono a firmare il trattato di amicizia che di fatto implicherà la rinuncia da parte italiana a riaprire il dossier degli esuli dall'Istria. Ma questi ultimi minacciano di attendere in piazza Berlusconi e Ruggiero: "Stiamo già preparando i pomodori e le uova marce dice, durissimo, il presidente dell'Unione degli istriani Sillvio Delbello . "Dovunque si firmi, noi ci saremo". Lo spettro della contestazione ha già imposto un cambio di sede: inizialmente prevista a Trieste il 23 novembre, la sigla a! trattato avverrà dopo e altrove, a Roma o Zagabria.

Sempre che il Consiglio dei ministri dia l'ultimo via libera: le posizioni del vicepremier Fini e del ministro degli Esteri Ruggiero divergono, il ministro per gli Italiani nel mondo Tremaglia si schiera con il primo: "A queste condizioni dice non si deve firmare".

La rottura delle trattative con l'Italia da parte croata, due settimane fa, era ufficialmente motivata dalla medaglia conferita dal presidente Ciampi all'ultima amministrazione italiana di Zara (oggi Zadar in Croazia). Ma Ia posta era tutt'altra: il dossier dei 350 mila profughi italiani costretti a fuggire dal regime jugoslavo nel dopoguerra, e la richiesta delle loro associazioni di riottenere "laddove possibile" le case e i terreni abbandonati. La questione era stata riproposta dalla Farnesina a Lubiana e Zagabria, ma in forma dichiaratamente "europea": la richiesta che le leggi sulle denazionalizzazioni non discriminassero gli ex residenti italiani. Una richiesta cautamente appoggiata da Ciampi in una lettera riservata al presidente croato Mesic, a cui è seguita una cordialissima visita in Croazia del capo dello Stato.

Tuttavia Zagabria si è impuntata. E dopo un rimpiattino diplomatico, ora accetta che il trattato recepisca la "non discriminazione", ma solo dietro un preambolo che dichiari il dossier istriano già definito dalle intese vigenti. Fini ha congelato la firma dell'accordo, informando per iscritto Ruggiero di aver chiesto a Berlusconi di "subordinarla al consenso degli esuli". Ma Ruggiero ha già preparato per il premier una relazione in cui giudica "definitivamente risolto" il problema, ritenendo invece "dovere politico" riscuotere da Slovenia e Croazia l'indennizzo pattuito fin dal 1983, e "dovere morale" completare il risarcimento pecuniario dei profughi.

Il titolare della Farnesina incontrerà gll esuli domani a Roma. Ma tira aria di burrasca, anticipata dalla lettera che ii presidente della loro federazione, Guido Brazzoduro, scrive a Berlusconi: "Era molto più corretto scrive il governo di sinistra, che prometteva poco, ma manteneva". (Roberto Morelli)

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