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INFORM - N. 218 - 15 novembre 2001

Voto all'estero: Narducci scrive a Ciampi, Pera e Casini: "L’articolo 8 della proposta di legge ordinaria non viola la Costituzione"

ROMA - Continua la mobilitazione che in questi giorni ha visto protagonista il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero come risposta alle discussioni, in sede di dibattito nell'Aula di Montecitorio, sulla proposta di legge n. 339 concernente "l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero". L’articolo 8 di tale provvedimento prevede - e su questio sono stati avanzati dubbi di costituzionalità - che "i candidati devono essere residenti ed elettori nella relativa ripartizione".

Già in calendario nella giornata del 14 novembre, il dibattito sulla "legge ordinaria" per il voto all'estero è slittato a martedì 20. A conferma che, accanto al ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, anche il CGIE intende far sentire la sua pressione, il segretario generale del CGIE, Franco Narducci, dopo aver organizzato l’incontro di una delegazione del Consiglio con i Capigruppo alla Camera, ha inviato una lettera al presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e ai presidenti di Senato e Camera, Marcello Pera e Pierferdinando Casini.

Ricordate le argomentazioni sull’articolo 8, Narducci ha espresso "lo sdegno del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero per il tentativo in atto di invalidare la conquista più importante ottenuta con le modifiche degli articoli 48, 56 e 57 della Costituzione Italiana: dare ai cittadini italiani residenti fuori dai confini nazionali, oltre al diritto dell’esercizio di voto in loco, una propria rappresentanza nel Parlamento italiano per creare il collegamento ideale tra i milioni di cittadini emigrati e la nostra Nazione.

Il CGIE ha sostenuto sempre, unitariamente, che soltanto una rappresentanza parlamentare diretta degli italiani residenti all’estero, basata sul requisito della residenza, in coerenza con le leggi istitutive dei Comites e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero stesso, consentirà la partecipazione più ampia e la valorizzazione del contributo di tutti i connazionali emigrati all’organizzazione economica, culturale e sociale del Paese. Altrimenti sarebbe stato sufficiente introdurre la sola possibilità del voto per corrispondenza".

Narducci, riferendosi espressamente al presidente Ciampi, ha ricordato i numerosi incontri con le comunità italiane all’estero che hanno confermato come la "rete associazionistica abbia contribuito a mantenere salde le radici con la nostra Patria, a prodigarsi nell’aggregare i nostri emigrati, spesso attorno ad obiettivi di grande valore come la costruzione di opere di comprovata utilità sociale.

Ebbene, questo patrimonio – ha sottolineato il segretario generale del CGIE - non è una ‘riserva indiana in cui si creano diritti di caccia per i professionisti dell’emigrazione, per i ricchi imprenditori locali, per i burocrati dei patronati e maggiorenti delle associazioni’ come sostengono alcuni Parlamentari. I cittadini italiani all’estero sono pienamente coscienti dei loro diritti e delle regole della rappresentanza, vivendo in molti casi in realtà democratiche di antichissime tradizioni. Ne sono prova la composizione di organismi elettivi come il CGIE e le centinaia di Comites operanti ovunque nel mondo.

Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – ha continuato Narducci - sostiene totalmente la linea portata avanti dal ministro per gli Italiani nel mondo, l’onorevole Mirko Tremaglia, e ne condivide gli sforzi per non trasformare il collegio mondiale all’estero introdotto con la modifica costituzionale in un "grande mercato dei seggi per le forze politiche italiane".

Narducci ha quindi chiesto al Presidente Ciampi "un autorevole intervento per richiamare le forze politiche agli impegni che avevano assunto nella scorsa legislatura, poche ore prima dello scioglimento delle Camere, sull’esercizio del voto all’estero. Siamo profondamente convinti della giustezza delle nostre tesi e riteniamo che l’art. 8 della legge ordinaria, così com’è, non violi assolutamente la Costituzione". (Inform)


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