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INFORM - N. 217 - 14 novembre 2001

Retrospettiva del regista italo-canadese Paul Tana a Sulmonacinema

SULMONA - Il cinema dell’emigrazione ha un suo spazio. Nel programma di Sulmonacinema Film Festival, conclusosi in questi giorni nella città abruzzese, sono state presentate le rassegne retrospettive di due cineasti "nomadi", che impersonano cioè più culture: Paul Tana, italo-canadese emigrato da bambino nel 1958 in America con la famiglia, e Mahmoud Ben Mahmoud, nato in Tunisia ma intriso di latinità da quando opera in Europa.

Daniela Sanzone la curato la selezione dei film di Tana presentati al festival – Caffè Italia, La derute Mr.Aiello, La Sarrasine – mirando a mettere in evidenza la tematica prediletta dal regista, gli italiani in Canada, la difficoltà di integrazione e di lingua, ma anche l’arricchimento reciproco nel contatto fra canadesi e immigrati. Storicamente Paul Tana è qui il primo regista di origine italiana ad avere ottenuto finanziamenti governativi per il cinema. "Dopo che sono arrivato in Canada – ha raccontato alla Sanzone – mi sentivo perso, diverso dagli altri. L’integrazione è stata difficile. Avevo quasi trent’anni quando sono finalmente riuscito ad accettare la realtà: sono nato in Italia quindi sono sia italiano che canadese.". E oggi come si sente? "Certo sono più legato al Canada ma non posso aderire al cento per cento a questo paese. A un certo punto è necessario radicarsi nel mondo. Il problema della doppia identità o dell’identità un po’ sfocata è al centro delle mie preoccupazioni e di quelle di Bruno Ramirez, il mio sceneggiatore. E di Tony Nardi, che interviene sempre criticamente e in modo salutare nella realizzazione delle scene. Insieme cerchiamo sempre di raccontare la realtà, cercando di andare al di là del vittimismo. Per aiutarlo a conoscere le proprie radici , tutte le estati porto mio figlio Manuel, che ha tredici anni, in Italia. E lui ora è molto fiero di avere questa 'doppia appartenenza'. Una cosa che gli altri non hanno". (Toni Colotta – Inform)


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