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INFORM - N. 217 - 14 novembre 2001

Tremaglia alla presentazione della Giornata Nazionale delle Migrazioni: "Accoglienza vuol dire essere un paese civile altrimenti siamo nella barbarie"

ROMA - "Il primo punto sostanziale è quello della solidarietà. E' una parola che nasce in particolare dal mondo cattolico. E significa solidarietà per i nostri emigrati ma anche per gli immigrati in Italia". Lo ha detto il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, intervenendo alla presentazione della Giornata Nazionale delle Migrazioni. Ed ha aggiunto: "E' questo il motivo di fondo per il quale io mi sono mosso, con decisione e con successo, per togliere dal disegno di legge sull'immigrazione quella che sembrava essere una linea: non c'è più il reato di clandestinità".

"I gravissimi problemi dell'immigrazione non si risolvono con le espulsioni - ha proseguito Tremaglia -. Ho cercato di spiegarlo, anche qui con successo, nel '95 a Bucarest, di fronte ai rappresentanti di 127 paesi. Ho proposto, prendendo l'Africa Settentrionale come esempio, di risolvere i problemi facendo lavorare la gente nel proprio paese. Con piani europei di investimenti trentennali nell'Africa del Nord, dove lo squilibrio demografico è immenso e da dove è reale il pericolo di una immigrazione selvaggia, si dà la possibilità di lavoro a 20 milioni di persone. Questa impostazione è stata accolta con entusiasmo e fa parte della prefazione alla nuova legge sull'immigrazione.

"Uno dei punti che sostengo, e spero di avere anche qui successo, è quello del ricongiungimento familiare che è indispensabile, perché è un deterrente eccezionale contro la delinquenza e contro l'abbandono". Secondo Tremaglia, il contratto a termine "deve stabilire un più lungo percorso, perché dopo la fine del contratto si iniziano a frequentare delle scuole, dei corsi di qualificazione professionale per rendere più facile il collocamento al lavoro. L'accoglienza vuol dire essere un paese civile, altrimenti siamo indubbiamente nella barbarie".

Secondo punto affrontato da Tremaglia, quello dell'emigrazione come risorsa. "Durante questi decenni nei quali mi sono battuto per i diritti civili e politici dei nostri emigrati - ero allora presidente della Commissione Esteri della Camera - ho fatto fare una indagine su quello che è l'indotto dei nostri emigrati a favore dell'Italia ed ho scoperto che ammonta a 191.000 miliardi di lire in un anno. All'estero ci sono 4 milioni di cittadini italiani più 60 milioni di oriundi. Essi ricoprono cariche importanti nella pubblica amministrazione, nei parlamenti, nei governi, nella magistratura dei paesi di residenza. Abbiamo nel mondo 329 parlamentari di origine italiana, negli Stati Uniti abbiamo il 15 per cento di sindaci di origine italiana. La ricchezza sta in questi dati che dimostrano i sacrifici, le capacità, l'intelligenza, la tenacità dei nostri connazionali".

"All'estero abbiamo delle forze in campo, che sono gli istituti di cultura, gli uffici dell'istituto del commercio estero, le camere di commercio. C'è anche l'informazione con 390 testate giornalistiche: i contributi governativi a favore dei giornali italiani all'estero erano a livello vergognoso, due miliardi annui, ora aumentati a quattro miliardi. Sto tentando, forse ci riesco, di portarli a dieci miliardi".

Concludendo, Tremaglia ha affermato che "dopo gli anni del grande sacrificio e delle delusioni gli italiani sono stati stimati ovunque perché ovunque hanno portato progresso e civiltà. Non è retorica, gli italiani hanno costruito gli ospedali, le scuole, le strade; hanno portato attraverso i missionari la parola della religione cattolica, e questa attività pastorale è stata un elemento di coesione che ha rafforzato la volontà di battersi per i propri diritti". (Inform)


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