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INFORM - N. 215 - 12 novembre 2001

Aldo De Matteo (PPI) ai parlamentari della Margherita: "Confido nel vostro coerente impegno a favore della legge sul voto all'estero".

ROMA - Aldo De Matteo, responsabile del Dipartimento Esteri del PPI, ha scritto a ciascun deputato e senatore della Margherita, accludendo una sua dichiarazione concernente il voto degli italiani all’estero ed il dibattito in corso in Parlamento. "Vi ricordo - scrive Fe Matteo - che il Partito Popolare ha sempre sostenuto la linea del voto e soprattutto la scelta di non sottrarre i pochi posti previsti dalla legge ai rappresentanti veri delle nostre comunità all’estero, allargando ai residenti in Italia il diritto di candidarsi oltre i confini. Questa scelta, all’inizio avversata da molti, è diventata la linea dell’intero CGIE e di tutte le nostre comunità organizzate. Sostenitori ed artefici di questo indirizzo sono stati, in particolare Rosa Russo Jervolino, Patrizia Toia, Cerulli Irelli, Giovanni Bianchi, Alberto Robol, Tino Bedin e tanti altri. Anche il senatore Danieli, durante la sua esperienza di Governo, si è speso nella stessa direzione

Confido sull’impegno coerente dei parlamentari della Margherita - conclude De Matteo - per evitare a quanti si sono uniti nell’ultima fase a sostegno della legge, la possibilità di determinare rinvii o soluzioni sbagliate".

Ed ecco la dichiarazione che Aldo De Matteo ha rilasciato alle agenzie.

Registro con stupore ancora un ostacolo nel travagliato iter legislativo per consentire l’esercizio del diritto di voto agli italiani residenti all’estero. Questa volta lo scontro è concentrato sull’art. 8 della legge ordinaria e riguarda il "dubbio di costituzionalità" sulla riserva esclusiva delle candidature agli italiani che vivono e risiedono all’estero. Domani la Camera dei Deputati dovrà decidere. Per liberarsi dal dubbio ci sono pareri di illustri studiosi di diritto, a cominciare da quello "pro veritate" espresso dal Presidente emerito della Corte Costituzionale, prof. Antonio Baldassarre.

L’errore che compiono molti parlamentari è quello di non considerare l’iter complessivo della legge, le modifiche costituzionali e l’istituzione di una "circoscrizione estero" con lo scopo preciso di eleggere in Parlamento i rappresentanti delle nostre comunità; una circoscrizione che coincide con il mondo oltre i confini dell’Italia.

Da decenni i nostri connazionali chiedono di poter esercitare il diritto di voto e di avere una rappresentanza parlamentare. Si è messo in moto un processo irreversibile che non può essere deragliato all’ultimo momento. A meno che, già qualcuno non pensi che le modifiche avviate comporteranno, nelle prossime elezioni, una riduzione, seppure minima, del numero dei parlamentari italiani. A chi esprime dubbi di carattere costituzionale abbiamo il dovere di porre una pregiudiziale etica che riguarda tutte le forze politiche.

Modificare l’art. 8 vuol dire, in sostanza - conclude De Matteo -, rinunciare alla principale rivendicazione dei nostri connazionali e, per quanto riguarda l’Italia, ad una grande opportunità che di volta in volta i Presidenti della Repubblica e i rappresentanti delle forze politiche hanno sempre evocato. La nuova legge dovrà garantire che i rappresentanti eletti in Parlamento siano espressione delle nostre comunità e non persone catapultate alla conquista di un seggio elettorale. A quanti con lealtà hanno sostenuto l’annosa vicenda, verificata anche attraverso tre conferenze dell’emigrazione negli ultimi venti anni, non resterebbe, nel caso malaugurato di un rigetto dell’art. 8, così come attualmente formulato, che la strada dell’abbandono e delle dimissioni da tutti gli organi rappresentativi dell’emigrazione a cominciare dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. (Inform)


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