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INFORM - N. 214 - 10 novembre 2001

Vitaliano Vita: Riflessioni sul voto all' estero. Tra perplessità obiettive ed un posto al sole

CARACAS - S'è deciso di rinviare la votazione sull'art. 8 della proposta di legge sul voto all'estero ad inizio settimana per dare ai deputati l'opportunità di un'ulteriore riflessione. Speriamo che la pausa non ispiri qualche altra strategia.

Dopo quarant'anni, ancora due giorni di riflessione, c'è ancora chi ci riprova... quei 18 parlamentari all'estero a qualcuno proprio non vanno giù! Prima c'era Migone ed il suo gruppo, poi le ultime elezioni politiche li hanno eliminati. Ora si riforma un'altra cordata! Dopo la mortificante discriminazione che ha ridotto la nostra capacità elettiva ad una quinta parte di quella dei residenti in Italia, troviamo ancora altri detrattori. Certo! Stiamo affermando che nell'Italia delle "pari condizioni" ci vogliono i voti di cinque elettori residenti all'estero per produrre i risultati di un elettore residente in Italia: queste sono le condizioni per farci votare in loco! Eppure c'è qualcuno che, non ancora pago, vuole mettere le mani anche su quei quattro seggi che ci hanno assegnato, sostenendo che la limitazione della rappresentanza parlamentare (art. 8 della Pdl ) ai soli elettori residenti nella circoscrizione estero, sarebbe una violazione costituzionale, come se in Italia fossero gli elettori campani ad eleggere i parlamentari lombardi! Ce lo siamo sentito ripetere in tutte le salse, in forma più o meno scoperta: per molti, gli italiani all'estero non hanno diritto al voto, perché non pagano le tasse, non sono informati, perciò non hanno il diritto di rappresentare sé stessi. La rappresentanza parlamentare, fanno capire, è dovuta solo a chi fa politica in Italia!

Mentre c'è ancora chi, in nome di certa "sapienza del diritto", sostiene che l'articolo incriminato (art.8 della PdL) sarebbe in contrasto con gli artt. 48-51-56-57- e 67 della nostra Carta Magna. Invece per noi, rifacendoci proprio alla interpretazione lessicale di questi articoli e a certe recenti "intercessioni" costituzionali, di "incostituzionale" c'è solo il trattamento riservato agli italiani all'estero, i quali (4 milioni circa) da una capacità rappresentativa di una ottantina di parlamentari ,52 alla Camera ( art. 56) e 26 al Senato, (art. 57) sono passati a quella simbolica di 18 seggi. Ma, se è vero che il diritto di voto non può essere limitato (art. 48), se è vero che tutti i cittadini devono concorrere alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza ... ma secondo i requisiti stabiliti dalla legge (art. 51), ci volete spiegare dov'è il contrasto, se è stata la recente modifica costituzionale a prescrivere che deve essere una legge ordinaria a realizzare i presupposti perché i connazionali all'estero possano votare "in loco" i propri rappresentanti parlamentari?

Ma era necessario cambiare tre articoli della Costituzione, inventare la Circoscrizione estero, se i legislatori non avessero chiaramente e reiteratamente manifestato la volontà di assicurare e tutelare una rappresentanza parlamentare diretta agli italiani all'estero?

Sino a ieri, che era dato per scontato nelle alte sfere che non avremmo votato nelle passate elezioni, sino a qualche ora dalla millantata approvazione, nessuno ha parlato di incostituzionalità, la proposta di legge, tutto merito del Governo, andava bene. Oggi invece, che si deve veramente approvare, spuntano fuori le "incostituzionalità gravi". Qualcuno parla di "riserve indiane" dove i signorotti locali, patronati e "professionisti" della emigrazione starebbero montando le tende per il soggiorno in Parlamento: proprio quello che accadde qualche anno fa quando, ricorderete un manipolo di senatori, poi non rieletti, vennero in Venezuela in cerca di un collegio. Dopo anni di battaglie, dibattiti e chiarimenti anche con i paesi che vedevano nell'elezione del deputato italiano residente, la possibilità di un conflitto di competenze, si è arrivati alla Circoscrizione estero, che doveva essere unica, ossia nella quale dovevano confluire tutti i voti degli italiani all'estero e dalla quale dovevano risultare eletti i rappresentanti più votati. Questo è quanto si discusse! Questo è quanto si concordò con Canadà ed Australia!

Perciò addolorano certe affermazioni, addolorano certa contraddittorietà e autolesionismo del Parlamento, addolora sentirsi trattare come avventurieri in cerca di carne di bufalo nelle riserve indiane. (Vitaliano Vita*-Inform)

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* CGIE Venezuela


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