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INFORM - N. 214 - 10 novembre 2001

Claudio Micheloni: Lettera aperta al Presidente della Repubblica

Voto all'estero: "Se alcuni pensano di fare i classici giochetti di candidare all’estero i soliti leader che poi, in realtà, faranno eleggere i loro portaborse, è meglio chiudere da subito il discorso".

ZURIGO - Signor Presidente, è tornato il tormentone dell’esercizio del diritto di voto all’estero. Il 7 novembre, alla Camera dei Deputati, durante il dibattito sul progetto di legge ordinaria, necessaria per l’attuazione delle modifiche costituzionali degli articoli 48, 56 e 57, realizzate nel 1999 e nel 2000, istituendo la circoscrizione estera e definendo in 12 Deputati e 6 Senatori i rappresentanti degli italiani all’estero, sono riemersi i vecchi demoni che hanno avvelenato il normale dibattito politico su un tema così delicato.

Signor Presidente, tutti gli italiani all’estero hanno ancora nella memoria il grande impegno che Lei ha profuso per aiutare il difficile cammino che ha portato alle modifiche costituzionali, era legittimo pensare che il problema fosse risolto.

Dobbiamo invece costatare che, nuovamente, ricominciano le manovre d’ostruzionismo e i tentativi di svuotare dei contenuti fondamentali il lavoro fin qui realizzato.

Si è sempre parlato di questo problema come una grande rivendicazione degli italiani all’estero, una battaglia di una parte politica più che di un’altra, si è detto che alle nuove generazioni il voto non interessa, si è detto che il voto all’estero va contro il processo d’integrazione nei Paesi di immigrazione, si è detto che il voto all’estero è un aiuto all’integrazione, si è detto che gli italiani all’estero non pagano le tasse, si è detto che le pagano e che rappresentano un indotto economico di oltre centomila miliardi, si è detto che è un provvedimento che va contro il senso della storia, si è detto che è un grande progresso della democrazia. Insomma, si è detto tutto e il contrario di tutto. Non voglio alimentare, ulteriormente, questo "povero" dibattito che ha mal celato interessi di "bottega", cultura provinciale di una parte del mondo politico e, a mio modo di vedere, una grande miopia politica.

Mi sia consentito di esprimere, a titolo personale, indipendentemente dalle cariche che ricopro da anni nel mondo dell’emigrazione italiana in Svizzera, in Abruzzo e in Italia, una lettura diversa del problema.

È mia convinzione profonda che l’esercizio del diritto di voto all’estero sia più nell’interesse dell’Italia che negli interessi degli italiani all’estero. La politica italiana verso gli italiani all’estero non ha mai brillato per la sua lungimiranza, a volte tinta di nazionalismo, a volte tinta di paternalismo, a volte d’insofferenza, spesso di alterigia, quasi sempre di superficialità, fino a quando, nel 1996, un Sottosegretario agli esteri disse, finalmente, che gli italiani all’estero non sono un problema, ma una risorsa.

A questo punto mi tornano in mente le parole di un Senatore francese, eletto dai francesi all’estero che, dopo aver illustrato il proprio lavoro in un dibattito alla televisione francese, concluse dicendo: "non possiamo fare di più perché non abbiamo la fortuna dell’Italia di avere una così grande comunità emigrata".

Infatti l’Italia è il solo fra i Paesi industrializzati ad avere questa caratteristica.

Per le cose sopra ricordate, penso che il voto all’estero sia un’ultima opportunità, per l’Italia, di mantenere i legami veri e duraturi con quel che resta delle prime generazioni di italiani all’estero ed i loro discendenti che oggi compongono quella famosa "risorsa".

Per capire questo concetto basterebbe, per una volta, che una parte dei politici italiani facesse lo sforzo di guardare oltre il suo orticello, uscendo, per un attimo, dalla provincia e dai meschini calcoli di campanile.

Il voto all’estero cambierà i rapporti dell’Italia con i suoi cittadini nel mondo, ma non cambierà fondamentalmente la situazione degli italiani all’estero. Nessuno si illude che il voto all’estero cambierà la vita degli emigrati, ma sicuramente cambierà il rapporto che l’Italia ha con loro.

L’Italia non potrà che trarne vantaggi politici, culturali ed economici.

O gli italiani in Italia capiscono che è loro interesse dare all’Italia una democrazia compiuta che comprenda la partecipazione di tutti i suoi cittadini ovunque loro vivano, ed anche la partecipazione in Italia dei cittadini, non ancora italiani, che vivono regolarmente e legalmente sul territorio nazionale (cosa che da decenni milioni di italiani rivendicano per loro nei Paesi d’emigrazione), oppure tutto questo non servirà a nulla.

Se non si capisce questo alto profilo del provvedimento in discussione, allora è meglio soprassedere.

Se il tutto si deve ridurre a sapere se sia meglio essere una riserva indiana o un Jurassic Park a disposizione per eventuali riciclaggi di alcuni dinosauri della politica nazionale, già giudicati dal popolo italiano, meglio è farla finita realmente. Oppure il vero problema è che i 12 Deputati e 6 Senatori sono previsti in deduzione dei seggi oggi presenti in Parlamento. Non è forse solo la preoccupazione di avere 18 seggi in meno da spartirsi in Italia? Spero di no, perché se così fosse allora bisognerebbe parlare di " sedie" e non di seggi.

Espongo, qui di seguito, alcune riflessioni sul punto dolente che sembra essere oggi l’oggetto del contendere: il diritto elettorale passivo, riservato solo ai residenti all’estero o aperto anche a candidati residenti in Italia. Se la circoscrizione estera si ridurrà unicamente ad un nuovo terreno di sterile scontro elettorale, e non ad un campo di confronto politico che coinvolge persone che vivono in un’infinita diversità di storie, culture, esperienze le quali sono accomunate dalla condizione di italiani all’estero che avranno, al di là delle loro differenziazioni politiche, il comune obiettivo di contribuire allo sviluppo e la crescita culturale ed economica dell’Italia, allora tutto quello che gli italiani all’estero vedono di positivo nella circoscrizione estera viene vanificato.

La vera anomalia che alcuni tentano di evidenziare, non è quella che un italiano residente in Italia non si possa candidare nella circoscrizione estera, ma è quella norma tutta italiana che permette ad un politico di candidarsi in più circoscrizioni elettorali nella quota proporzionale, così facendo si offende il cittadino che vota ed elegge "Tizio" e poi il "signor politico" sceglie a seconda del suo personale interesse chi deve "sostituirlo" e il cittadino si ritrova con "Caio", che lui non ha votato.

Questa è la vera anomalia, questa è l’inaccettabile macchinazione "politichese" che allontana il cittadino dalla politica e dallo Stato.

Se si corregge questa grave anomalia, allora è possibile aprire la circoscrizione estera a tutti. Il giorno che un politico si potrà candidare in una sola circoscrizione, e dovrà rispondere delle sue azioni in quella circoscrizione, allora è giusto che non ci siano limiti.

Ma se alcuni pensano di fare i classici giochetti di candidare all’estero i soliti leader che poi, in realtà, faranno eleggere i loro portaborse, è meglio chiudere da subito il discorso. Sarebbe più degno dire agli italiani all’estero "scusate, abbiamo scherzato", gli italiani all’estero non stanno elemosinando nulla, stanno solo aspettando un gesto alto dell’Italia nei confronti di chi ha largamente contribuito al suo arricchimento, al suo ammodernamento, offrendo nuovamente all’Italia la propria volontà di contribuire ulteriormente al progresso della nostra Nazione.

Signor Presidente, non so se sia giusto istituzionalmente chiederLe, sommessamente, l’espressione di un Suo parere al fine di far capire questo semplice messaggio e di ricordare alle forze politiche italiane gli impegni presi con svariati milioni d’italiani all’estero, prima e durante l’ultima campagna elettorale.

Lei ha già fatto molto per il riconoscimento degli italiani all’estero quali componenti della comunità nazionale a pieno titolo, mi auguro che lo possa fare anche oggi. Esprimo la mia speranza affinché la sua voce si possa sentire, per far in modo che il 14 novembre la Camera dei Deputati metta un punto finale positivo a questa vicenda.

Nel ringraziarLa, Le presento, stimato Presidente, i miei più rispettosi saluti. (Claudio Micheloni*)

(Inform)

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* Presidente della Federazione delle Colonie Libere Italiane in Svizzera, membro del Comitato di Presidenza del CGIE.


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