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INFORM - N. 214 - 9 novembre 2001

Tremaglia sulla restituzione dei beni dalla parte degli esuli istriani

Il precedente dell’accordo fra Croazia e Santa Sede – Unanime la minoranza italiana in Croazia e Slovenia

ROMA – "Sono schierato sulle posizioni espresse dalle associazioni degli esuli istriani, fiumani e dalmati": così il Ministro per gli Italiani nel mondo, on. Mirko Tremaglia, sul delicato tema dei beni abbandonati nei territori italiani passati dopo la guerra sotto la ex Jugoslavia ed oggi suddivisi fra la Slovenia e la Croazia.

Il problema che riguarda le centinaia di migliaia di persone costrette a lasciare le loro terre fra il 1945 e il 1954, è ritornato prepotentemente alla ribalta in seguito al preannunciato Trattato di cooperazione fra Italia e Croazia.

I croati, come del resto gli sloveni, ritengono che il problema riguardi soltanto il Governo italiano che dovrebbe indennizzare gli esuli, perché a seguito degli accordi internazionali quei beni farebbero parte del complesso dei danni di guerra concordati fra Italia ed ex Jugoslavia della quale eredi sarebbero proprio Slovenia e Croazia.

Accordi violati dicono gli esuli

Secondo le associazioni degli esuli, e di questa posizione è fermamente convinto il Ministro Tremaglia, il Trattato di pace del 1947 prevedeva espressamente che i cittadini italiani potessero mantenere la proprietà dei loro beni immobili, e successivi accordi avrebbero violato proprio quel trattato.

Sull’ipotesi di una rinuncia al diritto alla restituzione dei beni compensata da un equo indennizzo da parte del governo italiano, le Associazioni rappresentative degli esuli sono nettamente contrarie e il Ministro Tremaglia ribadisce di rimanere coerentemente d’accordo. Una posizione questa già espressa in sede governativa e che verrà ribadita nel prossimo incontro fra l’Esecutivo e gli esuli istriani.

Un problema che riguarda anche la Slovenia

L’on. Tremaglia è ben consapevole delle difficoltà incontrate dal Ministro degli Esteri, Ruggiero, la cui sensibilità è ben conosciuta, nel tentativo di sbrogliare questo delicato contenzioso, però non può dimenticare il pluridecennale impegno a fianco degli esuli per il riconoscimento dei loro diritti. Un problema questo che riguarda anche la Slovenia che al momento della snazionalizzazione dei beni incamerati dal regime comunista di Belgrado, discriminò quanti avevano scelto di mantenere la cittadinanza italiana. Un problema, ricorda ancora l’on. Tremaglia, che accomuna Lubiana e Zagabria anche nell’esproprio delle tombe nei cimiteri istriani, fiumani e dalmati dove gli esuli che volevano mantenerle erano costretti a ricomprarsele a prezzi doppi di quelli praticati ai residenti.

L’accordo fra Zagabria e Santa Sede

Il Ministro Tremaglia ricorda ancora che sul problema della restituzione dei beni c’è un precedente importante: l’accordo firmato il 19 ottobre 1998 tra la Croazia e la Santa Sede nel quale Zagabria si impegna a restituire alla Chiesa cattolica tutti i beni che le furono confiscati dal regime di Tito.

La minoranza italiana in Croazia e Slovenia

Infine l’on.Tremaglia ricorda che sulle posizioni delle associazioni degli esuli si è schierata compatta la minoranza italiana residente in Slovenia e in Croazia e rappresentata dall’Unione Italiana. Il deputato italiano al Sabor croato, Furio Radin, ha predisposto una serie di emendamenti alla legge sulla denazionalizzazione per farvi rientrare gli esuli perché "è un problema che non riguarda i rapporti fra gli Stati – ha detto - ma riguardano i diritti dell’uomo. Si tratta di ottenere giustizia senza creare altre ingiustizie". (Inform)


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