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INFORM - N. 213 - 8 novembre 2001

Voto degli italiani all’estero: l’appello del CGIE per superare le riserve sull’art. 8 della "legge ordinaria"

Narducci scrive a Tremaglia: "La prego di trasmettere al Parlamento l’appello a tenere fede agli impegni assunti e ad approvare rapidamente la Legge".

ROMA - Ha avuto inizio il 7 novembre, nell'Aula di Montecitorio, il dibattito sulla legge ordinaria per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani all’estero. Nonostante il diffuso consenso, alcune riserve sono state sollevate in merito alla costituzionalità dell’articolo 8. Argomentazioni che, secondo il ministro per gli Italiani nel mondo Mirko Tremaglia, assumono l’aspetto di pretesti per allungare i tempi, considerato che proprio sull’articolo 8 si sono espressi favorevolmente diversi costituzionalisti.

A conferma della preoccupazione per questi nuovi tentativi di ritardare la conclusione di una vicenda che si prolunga da troppi anni, l’appello del segretario generale del CGIE, rivolto al Parlamento tramite il ministro per gli Italiani nel Mondo.

"Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero - scrive Franco Narducci a Mirko Tremaglia - sta seguendo con preoccupazione il dibattito in corso nell’aula della Camera, in particolare sull’art. 8 della Legge ordinaria recante le "Norme per l’esercizio del diritto di voto all’estero dei cittadini italiani residenti oltre confine".

Ritenevamo, dopo l’ampio ed estenuante dibattito andato in scena in Commissione negli ultimi mesi della passata legislatura, dopo l’impegno unanime assunto dalle forze politiche nell’Aula del Senato pochi giorni prima dello scioglimento del Parlamento e dopo le solenni parole del Capo dello Stato pronunciate in Uruguay e Argentina, che l’approvazione della summenzionata Legge ordinaria non dovesse più incontrare ostacoli.

Di fronte alle argomentazioni addotte sull’art. 8 desidero ribadirLe, Signor Ministro, le posizioni unitarie ripetutamente espresse dal Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, a partire dall’Assemblea Straordinaria del 29-30 settembre 1998 nella Sala Regina per una rappresentanza significativa delle nostre com unità.

Il CGIE ha ritenuto e ritiene che soltanto una rappresentanza parlamentare diretta degli italiani residenti all’estero, basata sul requisito della residenza, in coerenza con le leggi istitutive dei Comites e del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero stesso, consentirà l’effettiva partecipazione e la valorizzazione del contributo di tutti i cittadini italiani all’estero all’organizzazione economica, culturale e sociale del Paese.

A nome del Consiglio e dei cittadini italiani emigrati - conclude Franco Narducci - La prego, Signor Ministro, di trasmettere al Parlamento della Repubblica l’appello a tenere fede agli impegni assunti e ad approvare rapidamente la Legge in parola, al fine di consentire finalmente il pieno esercizio del diritto di voto degli italiani all’estero nell’ambito di quelle riforme costituzionali che hanno segnato un momento storico di altissimo profilo per milioni di concittadini emigrati". (Inform)


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