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INFORM - N. 211 - 6 novembre 2001

Cinque milioni di islamici in Francia. Un sondaggio tranquillizzante?

PARIGI - Il sondaggio IFOP dopo gli attentati dell’11 settembre, riportato da tutta la stampa francese, ha misurato la febbre islamica in Francia sia presso gli immigrati musulmani sia presso la popolazione francese. Tuttavia, più che di Islam febbricitante si tratta di un Islam "apaisé", piuttosto quieto, come scrive Le Monde. Tutto è fatto e si fa per calmare gli spiriti, per non provocare altri demoni, in una Francia che ha il più gran numero di popolazione musulmana. Il 36% di essa si dichiara credente e praticante, in aumento rispetto alle corrispondenti rilevazioni del 1994 (27%). E’ confermato che la durata delle permanenze in Francia, più rimonta nel tempo, più si accompagna ad un declino della pratica religiosa. Quindi il grosso degli arrivi è recente. Nondimeno le persone più coltivate, che sono però poche, quasi una ristretta aristocrazia, con titoli di studio superiori, si dichiarano credenti e praticanti per il 39%, soltanto credenti per il 33%, soltanto di origine musulmana per il 19%, senza religione per il 9%.Ci sono quindi delle contraddizioni di tendenza che non sono interpretabili, che indicano soltanto un passaggio ed una trasformazione di idee e di persone velocissime ed enigmatiche. Questa contraddittorietà tra l‘adattamento alla società europea e la fedeltà alla fede di origine non crea apparentemente conflitti, tranne forse nell’intimo delle famiglie e tra generazioni. Ben diverso e ciò che accade in Algeria.

L’idea di dare una rappresentanza ufficiale ai musulmani di Francia in quanto specificatamente tali presso le Istituzioni fu due anni fa di Pierre Chevènement, ministro dell’Interno nel governo Jospin, dimissionario per gli affari di Corsica, ora ripresa più decisamente dal successore Daniel Vaillant. Il governo francese sollecita 1‘elezione di una assemblea generale cui spetti designare una "istanza rappresentativa del culto" presso le autorità di governo. Anche la terminologia è nuova su una materia di rappresentatività tutta nuova. Dovrebbero essere creati comitati elettorali regionali composti di saggi scelti dalle federazioni musulmane e dalle moschee (sono circa 1500). I comitati sono chiamati a gestire un sistema complesso di voto locale partendo dai luoghi di culto e terminando in una assemblea generale. Le operazioni dovrebbero svolgersi dopo il Ramadan che si chiude quest‘anno nella seconda metà di dicembre.

Ma non tutti sono d’accordo su questa strutturazione e democratizzazione, su questo modo di esprimere il portato del culto e della pratica dell’Islam dentro le Istituzioni dello Stato francese. Soheib Bencheikh, Gran Mufti di Marsiglia, Hamlaoui Mekachera, Presidente del Consiglio Nazionale dei francesi musulmani, Khdija Khali, Presidentessa della Associazione delle donne musulmane di Francia, per indicare i più noti, paventano in tutti questi processi quesitari tra le gente dei "fedeli" ed elettoralistici un pericolo di banalizzazione ed alla fine una estraneità tra i "fedeli" stessi. Le varie comunità hanno già le loro assemblee, i loro luoghi e momenti di preghiera, i loro spontanei moduli di decisione.

Il laicismo, la separazione della religione dallo Stato, è accettato, anzi è gradito dai musulmani di Francia; e una realtà di fatto, che è conveniente; ma non la approfondiscono, non si pongono problemi se in molti Paesi musulmani, al contrario, lo Stato si identifica con l’Islam.

La presenza dell’Islam in Francia è generalmente accettata dai francesi che non dimostrano di aver cambiato opinione su di una tolleranza data e ricevuta abitualmente. L’indagine IFOP indicava però che il 22% dei francesi si dichiara contrario alla costruzione di nuove moschee, con una variante curiosamente sottolineata da parte delle persone cattoliche praticanti che si sono dette più favorevoli a nuove moschee per il 51%.

Il 52% dei francesi - altro dato che si discosta da una valutazione tranquilla e definitiva - non gradisce l'elezione di sindaci musulmani, non tenendo conto che la metà dei cinque milioni di musulmani hanno ormai la nazionalità francese e che i maghrebini largamente maggioritari hanno abitudini di convivenza di più generazioni con la società francese.

La condanna degli attentati dell’ll settembre è massiccia da parte della comunità musulmana. Le "nuances" degli atteggiamenti, delle riserve, delle reazioni successive agli interventi americani in Afghanistan e nello scenario internazionale, soprattutto rispetto ai bombardamenti aerei ed all’endemico conflitto israelo-palestinese, sono quelle della opinione pubblica francese su cui gli islamici di Francia tendono ad allinearsi.

Certo, sussistono gruppi minoritari di fondamentalisti e di fanatici, ci sono risvolti inquietanti dell’immigrazione clandestina e determinate organizzazioni islamiche che pur comportandosi lealmente verso il Paese ospite non recidono i legami con il panislamismo ed il panarabismo. Si citano e si implicano spesso la UOIF (l’Unione delle Organizzazioni islamiche) che si rifà alla Lega dei Fratelli Musulmani d’Egitto, e la Tabligh, il movimento pietista missionario islamico originato e mantenuto dal Salafismo Wahhbita dell’Arabia Saudita dove è proibita qualunque professione di altra religione.

L’attenzione e lo studio sulla presenza e l’attualità dell’Islam nell’Occidente europeo motivano una del tutto nuova ricerca storiografica francese. L’essenza di ogni realtà riporta al suo passato. La curiosità storica non è qui neppure più degli specialisti. Una delle interrogazioni fino a ieri lasciate in sospeso, ora riproposte: come e perché già nel 639 d.C. solo sette anni dopo la morte di Maometto il capo arabo Amr era sull’istmo di Suez e l’altro capo Tarik Ben Zyar nel 711 attraversava lo stretto di Gibilterra, che prendeva da lui il suo nome. In settanta anni la conquista araba aveva spazzato via l’Africa latina (S. Agostino). C'è qualcosa di fantastico e di sovradimensionale nella storia dell'Islam e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ma occorre evitare di lasciarsi tentare o trascinare dalla immaginazione storica e dalle illusioni ripetitive, come dall’onda sud euro-mediterranea che si alternerebbe dalle guerre romano-cartaginesi alle crociate, dal dominio dei Califfi fino alla Spagna ed alla Sicilia, ed al colonialismo europeo dell’800. La storia fortunatamente è sempre inedita e l’uomo comunque è sempre invitato a farla, più che diversa, migliore.

Nel dato immediato e concreto degli islamici in Francia (e diremmo in tutti i Paesi europei) Fouad Alaoui, Segretario generale della Unione delle Organizzazioni Islamiche in Francia, ha ben dichiarato l’urgenza di una istanza rappresentativa che sia capace, e come tale sia riconosciuta da tutti gli islamici, di pronunciarsi sugli avvenimenti che prendono " noi e loro".

Le società, le comunità, le varie confessioni e tradizioni, le nazioni e gli Stati islamici mancano di questa unitarietà. Perciò non se ne percepisce bene il linguaggio. (Alberto Marinelli-Inform)


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