* INFORM *

INFORM - N. 210 - 5 novembre 2001

RASSEGNA STAMPA

La Repubblica, 5 novembre 2001

Intervista al ministro Ruggiero: "Non siamo in serie B, e ora Airbus, senza accordi bidone"

BRUXELLES - Esulta Renato Ruggiero, che oggi arriva a Bruxelles per partecipare al consulto fra i capi della diplomazia dell'Ue e quelli dell'area mediterranea. Il via libera di Bush a una "eventuale" partecipazione italiana alle operazioni in Afghanistan, e l'invito a Berlusconi per la cena londinese, allargata anche ad altri commensali, "dimostrano - dice il ministro degli Esteri - quanto fossero infondate le notizie sull'Italia in "serie B". "Occorrerebbe maggiore serenità", secondo Ruggiero, "nell'affrontare questi temi". Serenità che il ministro "auspica" e che "non vede". Il dibattito sull'Europa dovrebbe "essere alimentato da argomenti veri e non da illazioni che sono state talvolta anche diffamatorie". Si ferma qui, Renato Ruggiero, e si rifiuta di approfondire questo accenno messo lì, come cappello a un'intervista che vuole dedicare solo agli ultimi sviluppi dell'impegno italiano nella crisi internazionale.

D. Signor ministro, come mai gli americani ci hanno messo tanto prima di dare il loro via libera?

R. "Sono i tempi naturali. Anche i tedeschi sono nella stessa nostra situazione. C'è stata, come da parte della Germania, la nostra disponibilità per fornire alcuni mezzi militari. Ne abbiamo discusso seriamente per il tempo che è stato necessario, poi abbiamo informato i nostri alleati a Washington. A quel punto ci sono stati gli approfondimenti tecnici fra militari italiani e americani. Si tratta di processi che prendono tempo, non sono cose immediate".

D. Nessun problema politico, dunque?

R. "Proprio no, la prego di credermi. E sono anche fantasie tutte le speculazioni sulle divisioni del governo. Tengo a dire che non c'è nessun contrasto fra il ministro degli Esteri e quello della Difesa o con il presidente del Consiglio. Al contrario, le assicuro che c'è un grande lavoro di squadra".

D. Quelle spaccature sono venute alla luce quando si è trattato di decidere se partecipare o meno alla costruzione dell'aereo da trasporto militare europeo, l'A400M. Le novità di ieri rafforzano la scelta europea o la indeboliscono?

R. "C'era un dibattito ed esso è ancora in corso. In un dibattito ognuno versa il suo punto di vista. Mi pare normale. Io parlerei più di equivoci nel caso dell'Airbus militare che di altro".

D. Ministro, ma ora è più forte la sua posizione o quella di Martino?

R. "Io spero che le conclusioni del dibattito sull'A400M riescano a tenere insieme gli aspetti politici e di cooperazione europea della scelta con la validità intrinseca del progetto. Voglio chiarire qui che il ministro degli Esteri non farà mai un accordo bidone in nome di convenienze e principi politici. Voglio fare un accordo valido in sè, con l'intesa piena delle autorità militari e del ministro della Difesa, e che sia anche l'occasione per far partecipare più intensamente l'Italia alla difesa europea".

D. Signor ministro, ora che gli americani hanno accettato la nostra offerta di aiuto che succede? Domani si parte?

R. "No, no. E' un meccanismo molto più complesso nel quale due paesi - Stati Uniti e Gran Bretagna - sono entrati subito; altri hanno fatto sapere la loro disponibilità: i francesi, ad esempio, che hanno messo a disposizione una portaerei e altri strumenti. Ma non è che domani si parte in guerra. Non funziona così".

D. A Gand si erano riuniti in tre e si era parlato di "direttorio" che spaccava l'Ue. Oggi i tre mettono qualche altro posto a tavola. Ma basta a sanare il vulnus inferto all'Unità europea?

R. "Aveva fatto male chi parlava di direttorio a Gand. Si trattava di un incontro fra paesi che ritenevano utile esaminare insieme tematiche e problemi comuni. Accade tutti i giorni e non c'è da stupirsi".

D. Si, ministro. A Gand erano in tre e a Lo ndra qualcuno in più; ma anche a Londra non ci sono tutti i paesi dell'Unione. Resta l'impressione di un'Europa a due velocità. Non trova?

R."Resta quell'impressione se non si tiene conto che l'Unione europea non ha ancora una politica estera e di sicurezza comune. La sta costruendo adesso, si è già data alcuni strumenti ma molto è ancora affidato alla cooperazione volontaria fra governi. Occorre migliorare questa cooperazione ed è quello che stiamo facendo. E' vero, ci muoviamo in molti in questo periodo: i viaggi si succedono e sembrano accavallarsi. Ma non è così. Tutti ci muoviamo secondo linee e strategie decise in comune nelle nostre riunioni e dopo ogni viaggio ci si sente, ci si informa e ci si confronta. Non è un'Europa a due velocità ma c'è un "cantiere Europa" che è in perenne attività da mezzo secolo e ora ha avviato la costruzione di un pezzo importante che mancava: la politica estera e la difesa, appunto, che vengono dopo la moneta, il commercio e tante altre cose. E se torniamo al caso che ci interessa, cioè la guerra contro il terrorismo, vediamo che da Gand a Londra la cooperazione è migliorata. Nella città belga erano tre paesi a riunirsi, in Gran Bretagna Tony Blair ne ha invitato cinque con in più la presidenza di turno belga e Javier Solana, l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue. La vicenda, in qualche modo, è stata spostata dai rapporti bilaterali fra governi a un ambito più comunitario. E' un progresso oppure no? E mi lasci anche dire che se non ci fosse stata la decisa azione italiana dei giorni scorsi, questo progresso non ci sarebbe stato". (Franco Papitto)


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