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INFORM - N. 209 - 4 novembre 2001

Franco Fatiga: lettera aperta a tutti i Consiglieri del CGIE

"Da Marcinelle a Vancouver transitando per Salò, Reggio Emilia e New York…"

Cari colleghi,

Da Marcinelle a Vancouver transitando per Salò, Reggio Emilia e New York sono quasi tre mesi che, nonostante in questo frattempo si sia stati testimoni di fatti gravissimi, siamo destinatari di un andirivieni di messaggi telematici, fatti anche amplificare dalle agenzie di stampa, da parte di alcuni consiglieri. Dispacci che, francamente ,ci potevano essere risparmiati sia per una questione di ordinario buon gusto, sia perché chi nel mondo li legge potrebbe farsi di noi tutti e dello stesso CGIE un'opinione quanto meno modesta.

Penso sia venuto il momento di smetterla con queste amenità e di iniziare da subito una comune riflessione sui tanti problemi ancora irrisolti e che saranno all'ordine del giorno della prossima assemblea plenaria di dicembre.

Dal voto all’estero al finanziamento e alla riforma dei Comites, dalla politica culturale e scolastica agli interventi assistenziali nei confronti dei connazionali indigenti, dai capitoli di spesa che nella Finanziaria interessano gli italiani all’estero alla Conferenza Stato-Regioni-CGIE

Tutte questioni che, ad oggi, al di là di autorevoli dichiarazioni di buona volontà, non hanno trovato soluzioni concrete e, in alcuni casi rischiano di regredire.

Prendiamo ad esempio la situazione degli enti gestori dei corsi di lingua italiana per i quali da un lato si decide per la loro salvaguardia ed il loro rafforzamento (v. atti della Conferenza di Peterborough), dall’altro si definiscono "eccessivi essendo ancora 340 in tutto il mondo ( v. relazione del MAE sempre a Peterborourgh ) e, in conclusione, la Finanziaria per l’esercizio 2002ha previsto sul relativo capitolo di spesa 45 miliardi contro i 50 assestati nell’esercizio corrente e i 56 richiesti.

Ed ancora : quanta documentazione è stata prodotta per dimostrare il grave stato di disagio economico e sociale in cui si trovano centinaia di migliaia di connazionali residenti specialmente in America Latina e quante promesse di estendere all’estero l’assegno sociale al di là delle forme assistenziali erogate dal MAE attraverso la rete consolare. Il risultato è che sempre nella Finanziaria il relativo capitolo di spesa è stato modificato : in basso! Eppure, per questa operazione di giustizia sociale, i soldi disponibili, almeno in parte, ci sarebbero se si tenesse conto dei 278 miliardi risparmiati dall’INPS nell’ultimo decennio grazie alle ridotte prestazioni pensionistiche in regime internazionale ( v. relazione del Ministero del Lavoro sugli effetti della legge 335 del ’95).

Riflettendo poi sui Comites il pensiero va dritto a Kafka . L’ordine del giorno approvato a larga maggioranza (con il voto contrario del sottoscritto e di pochi altri) nell’ultima plenaria del CGIE di rinviare al 2003 le elezioni per il rinnovo degli organismi di rappresentanza di base è stato sostanzialmente motivato dalla assoluta necessità di una loro riforma. Ma di una riforma con la erre maiuscola ben più incisiva in termini di poteri reali e con finanziamenti adeguati, ritenendo l’attuale disegno di legge, che però era giunto ad un passo dall’approvazione finale, assai debole e quasi inutile. Con questa tesi del rinvio concorda anche il Governo e la Amministrazione del MAE ma con motivazioni di tutt’altra natura come si legge nella relazione di Governo al Comitato di Presidenza del CGIE del settembre scorso : gli uffici all’estero non sono pronti a preparare e a garantire lo svolgimento delle elezioni se si dovessero tenere a scadenza naturale e cioè nel giugno 2002. In conclusione i Comites rimangono senza riforma e anche senza risorse, inadeguate che fossero!

E secondo quanto abbiamo letto dal carteggio diplomatico inviatoci per conoscenza dall’amico Narducci, la colpa è sempre loro, dei Comites che oltre a non avere i famosi "poteri reali", non hanno nemmeno i francobolli per far pervenire la dovuta documentazione a chi di dovere, etc. etc….

Altro punto posto alla nostra attenzione è la messa in cantiere di un progetto di revisione della legge sullo stesso CGIE. Si parla già di elezione dei suoi membri a suffragio diretto, cosa più che giusta se si ipotizzasse di arrivare al rinnovo senza la legge ordinaria sul voto all’estero. Questa ipotesi non credo si possa prendere nemmeno in considerazione , a meno che si abbia della classe politica e dello stesso Parlamento una sfiducia totale. A mio modesto parere , senza avere prima in mano la legge sul voto all’estero, risulterebbe un atto prematuro e inopportuno.

Da ultimo, e non certo per importanza, vorrei riprendere il discorso sulla richiesta mia e di tanti altri colleghi di programmare una riunione straordinaria del CGIE per confrontarci sulle conseguenze dell’attacco terroristico che sta sconvolgendo il nostro vivere quotidiano.

La commozione ancora viva per la strage di New York e quella che seguirà sugli sviluppi del caso non deve impedirci una riflessione generale e collettiva sul che fare per invertire la ritta delle guerre perenni. Una rotta che non è soltanto tracciata dai Governanti o dagli Stati Maggiori ma, nei regimi democratici, anche e soprattutto dalle popolazioni e dal complesso di associazioni che li rappresentano.

Anche noi , come membri del CGIE, che rappresentiamo diecine di milioni di cittadini e che verso di loro esercitiamo in qualche modo la funzione di opinion makers, dovremmo avvertire la responsabilità di pronunciarci sul che fare nel costruire questo cambiamento, se è vero, come è vero, che dall’11 settembre nulla nel mondo è più come prima.

Che poi la riflessione si faccia a N.Y. o a Roma o chi sa dove non è di fondamentale importanza. Certo è che a N.Y. il suo significato si amplia e si magnifica.

Cari colleghi, questo mio sfogo non è dettato da intenti moralistici o ipercritici ma è per dare un semplice contributo per meglio mettere a fuoco il nostro costruttivo operare, anche in vista dei prossimi collegiali appuntamenti. Almeno, lo spero.

Cordialmente (Franco Fatiga*)

(Inform)

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* Franco Fatiga, membro del CGIE, č segretario generale della UIM, Unione Italiani nel Mondo


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