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INFORM - N. 208 - 31 ottobre 2001

L'Assessore veneto Zanon scrive al Ministro Tremaglia

"Sollecitare la Svizzera a mantenere il domicilio per i Veneti anziani che rientrano in Italia"

VENEZIA - Contraddizioni e problemi dell’emigrazione veneta all’estero, in questo caso in Svizzera dove vivono 70 mila emigrati veneti. L’Assessore ai flussi migratori della Regione Veneto, Raffaele Zanon, ha segnalato al Ministro degli Italiani all’estero Mirko Tremaglia e alla Conferenza tra Stato, Regioni e C.G.I.E. una deprecabile situazione che riguarda molti anziani veneti e italiani emigrati in Svizzera. Molti di loro desiderano, dopo una vita di lavoro spesa all’estero, rientrare nella loro terra ma senza che questo implichi dover recidere i legami famigliari e sociali ormai costituiti da decenni nel paese elvetico. Infatti per poter rientrare in Italia e aver diritto all’assistenza sanitaria, questi emigrati, secondo quanto stabilito dalla legge 470 del 1987, devono risiedere in Italia. Ciò impone, sempre secondo quanto stabilisce la legge suddetta, la cancellazione dall’anagrafe consolare (cioè all’A.I.R.E. anagrafe cittadini italiani all’estero) con la conseguente perdita del permesso di domicilio svizzero.

"Sembra una cosa banale – rileva Zanon – ed invece è essenziale per la qualità delle vita dei nostri emigrati in pratica impediti di muoversi liberamente tra i due Paesi e di mantenere legami famigliari, con i figli e i nipoti, e sociali, con le comunità venete residenti in Svizzera". Nella lettera a Tremaglia e alla Conferenza Stato Regioni, l’Assessore veneto chiede per prima cosa di avviare una modifica della legge 470 del 1987 e poi che, nel quadro dell’accordo bilaterale tra Svizzera e Unione Europea in materia di libera circolazione delle persone, la Svizzera dia la possibilità per le persone che hanno vissuto in quel paese la maggior parte della loro vita, di poter mantenere il permesso di domicilio pur risiedendo parte dell’anno altrove. (Inform)


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