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INFORM - N. 206 - 29 ottobre 2001

"Sicilia Mondo" - L’11 settembre ricompatta l’Italia con i suoi figli d’America

CATANIA - L’attacco terroristico alle Torri gemelle ed al Pentagono, ha colpito il cuore dell’America e dell’intera comunità internazionale nei suoi valori essenziali fondati sul rispetto della persona umana e sui principi di convivenza civile, di democrazia e di libertà prostrando gli Usa e lo stesso Occidente.

Le immagini del crollo e la nuvola nera di Manhattan, portata in diretta dalle televisioni di tutti i continenti, rimarranno a lungo nella mente di tutti ricordando i momenti terribili di sgomento e di commozione che hanno attraversato tutti gli angoli del pianeta.

In Italia, la tragedia dell’11 settembre è stata vissuta con grande emozione per i legami di parentela con i milioni di connazionali che vivono negli Usa e per i tradizionali rapporti di amicizia, di collegamenti e di interessi con il continente americano.

Gli italiani hanno ritrovato l’emotività e lo spirito solidaristico dei momenti drammatici della storia; si sono sentiti per un momento tutti americani e tutti coinvolti direttamente davanti allo scenario terribile di un terrorismo che in un soffio ha cancellato la vita di migliaia di innocenti stravolgendo le regole stesse della convivenza e della civiltà che sono la base del modo di vivere dei popoli civili.

Dall’Italia è partita una corale, frenetica ricerca dei propri parenti ed amici per avere notizie e dare conforto. Sono circa 22 milioni gli italo-americani che vivono negli Usa.

Prima dell’11 settembre, le correnti di affetto e di italianità marciavano prevalentemente in senso unidirezionale verso l’Italia da parte dei connazionali all’estero che hanno sempre mantenuto un attaccamento inossidabile nei confronti della propria gente, della propria terra, della propria identità italiana nonostante il lungo oblio dei governi che si sono succeduti nel tempo e la completa assenza di informazione di ritorno da parte di una stampa nazionale interessata prevalentemente alle notizie di

cassetta e raramente a far conoscere chi sono oggi gli italiani all’estero, che cosa fanno e quanto pesano nelle società di accoglienza.

Il dramma dell’11 settembre ha visto partire dall’Italia un onda emotiva che ha ricompattato tutti gli italiani facendo riscoprire l’esistenza di una "risorsa italiana" e di una "cultura italiana degli affetti " capace di esprimere momenti forti di commozione e di solidarietà come patrimonio genetico di un popolo che sa riaggregarsi di fronte alle grandi emergenze della storia. E’ esplosa una italianità mai conosciuta prima.

Una constatazione che deve indurre a studiare ed approfondire la realtà italiana di oggi, presente in tutti i continenti, divenuta una risorsa dalle incalcolabili potenzialità nello scacchiere mondiale.

Dopo l’11 settembre "nulla sarà più come prima", "il crollo delle Torri gemelle e la ferita del Pentagono hanno cambiato il corso della storia". Due slogan nella bocca di tutti mai così veri ed attuali come in questo momento. Sul futuro del mondo e sulle sue prospettive sono oggi di moda fiumi di parole, di immagini e di interviste.

Le nostre riflessioni sono semplici. Il terrorismo di Bin Laden non è una risposta alle ingiustizie del mondo ed alle sue povertà ma l’utilizzo strumentale di tali ingiustizie per attuare un disegno criminoso di potere e di distruzione portato avanti con una campagna di odio folle e totalizzante innestata sulla rabbia dei diseredati e sul fanatismo religioso. Un autentico crimine contro l’umanità che va condannato. Oggi da ogni angolo del pianeta viene una disperata domanda di pace e di sicurezza, intima aspirazione dell’uomo e bene universale ed indivisibile. Una domanda che cerca risposte.

A nostro avviso, la pace va ricercata nella razionalità degli uomini, nel dialogo e nell’incontro tra opzioni culturali, politiche e religiose diverse, nel riconoscimento all’alterità da parte degli interlocutori, nella consapevolezza della comune appartenenza al genere umano. Pena la vicendevole distruzione di tutto e di tutti. Anche il terrorismo si vince con la cultura della pace, la eliminazione dei focolai di guerra, delle disparità e delle ingiustizie, con la lotta alla povertà ed alla schiavitù.

Siamo convinti che accanto alla globalizzazione della economia e dei potentati, possa e debba coesistere una globalizzazione dal basso che parta e coinvolga le Istituzioni, la società civile e la gente comune in direzione dei diritti umani, della solidarietà e della democrazia come risposta alla domanda di pace.

I drammatici fatti americani dei giorni scorsi, sono un campanello di allarme ed un invito a riflettere sulle responsabilità di tutti e di ciascuno. (Mimmo Azzia-Sicilia Mondo/Inform)


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