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INFORM - N. 206 - 29 ottobre 2001

L'assessore regionale Zanon al convegno del Cnel illustra il modello veneto per il governo dei flussi

VENEZIA – Necessità di un fronte nazionale ed europeo coordinato per affrontare le politiche sull’immigrazione che interessano il Vecchio Continente; peculiarità e rilevanza dell’immigrazione nel Veneto anche nel confronto con altre regioni contigue del nord est, come il Friuli o il Trentino (dal 1994, il Veneto è la prima regione italiana per incremento dei permessi di soggiorno e del numero di residenti stranieri). Su questi punti si è incentrato l’Assessore ai flussi migratori del Veneto Raffaele Zanon, che è intervenuto il 29 ottobre a Roma alla tavola rotonda sulle politiche locali dell’immigrazione, organizzata dal Cnel e che, oltre all’esponente veneto che ha parlato approfonditamente del "modello veneto" di governo dei flussi migratori, ha messo a confronto anche l’esperienza dell’Emila Romagna, della Spagna e della Germania.

Zanon ha ricordato i tre nuclei del "modello veneto" di governo dell’immigrazione: istituzione di un Tavolo unico di concertazione sull’immigrazione con tutti i soggetti pubblici e privati interessati al fenomeno; realizzazione di accordo di programma con il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per un progetto pilota sperimentale di complessivi 4 miliardi; adozione di un Piano triennale per l’immigrazione fortemente innovativo (dotato di 12 miliardi e mezzo) che risponde alle esigenze di forza lavoro manifestate dal mondo produttivo veneto, con attenzione al rientro di nostri emigrati dai paesi stranieri e ai nostri connazionali delle regioni del sud. "Gli interventi finanziari e programmatori della Regione Veneto sull’ immigrazione – ha sostenuto Zanon – tendono a costruire i percorsi dell’integrazione sociale come necessario presupposto della civile convivenza, della sicurezza e della legalità per chi vive nel nostro territorio". Egli ha poi ripercorso le tappe che hanno portato all’accordo di programma sottoscritto tra Regione e Ministero nel giugno scorso, accordo rivolto ai lavoratori extracomunitari regolarmente presenti – occupati o iscritti al collocamento – ed alle loro famiglie, agli emigrati veneti di ritorno ed agli immigrati nazionali provenienti da altre regioni d’Italia.

"Si tratta di un Piano innovativo rispetto al passato – ha sottolineato l’Assessore – con una netta linea di demarcazione tra l’immigrazione regolare e clandestina, con specifico riferimento alla necessità un’ordinata e civile convivenza tra stranieri e cittadini veneti, anche rispetto all’ordine pubblico ed alle regole civili cui anche gli immigrati, devono adeguarsi". "Le iniziative previste dal Piano – ha aggiunto ancora Zanon - partono dall’attenta valutazione delle esigenze e delle reali capacità di assorbimento del contesto socio-lavorativo del Veneto". L’Assessore ha anche anticipato alcune osservazioni venete al disegno di legge Bossi-Fini sull'immigrazione: condivisione dell’ impostazione generale; sollecitazione di una più puntuale definizione del ruolo delle Regioni, soprattutto sui termini di coordinamento e gestione; ingresso e permanenza sul territorio nazionale se esiste per certo un'attività lavorativa sicura e lecita; e, in questo caso, garanzia di adeguate condizioni di lavoro e di alloggio.

Zanon ha raccomandato inoltre la sicurezza nelle espulsioni. "Le espulsioni – ha detto – si devono concretizzare in reali accompagnamenti del clandestino fuori dai confini nazionali". L’Assessore ha poi sintetizzato il dibattito in corso nel Veneto sull’immigrazione e ha rilevato: "nel Veneto la questione non è più "se" c'è bisogno degli immigrati, ma "come" utilizzarli nel modo più conveniente alla società veneta e a loro stessi e "come" accoglierli e aiutarne l'integrazione, accelerando la risoluzione dei problemi che ancora esistono, soprattutto quelli relativi alla casa, rispetto alla quale la Regione è intervenuta con 2.7 miliardi di contributi per le aziende che si fanno carico del problema". L’azione della Regione, in questo contesto e dopo oltre un decennio dalle prime ondate immigratorie, tende a compiere un salto di qualità all'azione politica e amministrativa, uscendo dall'emergenza per arrivare ad una seria programmazione degli interventi. (Inform)

Nota aggiornata sull'immigrazione nel Veneto

Il recentissimo Dossier statistico sull’immigrazione nel Veneto redatto dalla Caritas stima in 169.519 gli stranieri immigrati regolari provenienti da 160 paesi diversi di cui 40 paesi europei.

Il Veneto si pone, nel nord est (compresa l’Emilia), come la regione con il maggior numero di immigrati.

Nel periodo 1994-2000, comunque il Veneto si è riproposto come la prima regione in Italia per l’incremento dei permessi di soggiorno.

La dinamica immigratoria mostra una percentuale di permessi di soggiorno per lavoro (62,3% alla fine del 2000) al di sopra della quota nazionale e di quella del Nord Est, mentre quella per motivi familiari (soprattutto ricongiungimenti) rimane sostanzialmente nella media dell’area (30.2%).

Prevale ancora la presenza maschile (56.2%) e la percentuale di famiglie con prole (12%) è inferiore alla media dell’area (15.5%). Tuttavia la presenza dei minori residenti permane piuttosto alta sono infatti 25.152 con un’incidenza del 21.6% sul totale della popolazione straniera residente. Come incremento di minori nel periodo 1996-1999, il Veneto è sempre stato in testa: nel giro di tre anni le presenze di minori stranieri sono più che raddoppiate.

Insomma si tratta di un’immigrazione composta da persone piuttosto giovani, che continuano ad arrivare richiamate dalle possibilità del lavoro, che iniziano a stabilirsi in questo territorio portando moglie e figli. Ma ancora il quadro è mobile, l’offerta di lavoro continua a essere alta, la gente continua a arrivare, la situazione continua a cambiare.

Paesi di provenienza: i primi cinque sono Marocco, Jugoslavia, Albania, Romania, Ghana

Il Veneto si riconferma come una regione ad alta presenza di cittadini dell’Europa dell’Est (37%) con larga predominanza balcanica e forte avanzamento dei rumeni ai quali seguono polacchi e russi. Insomma, l’immigrazione di provenienza europea rappresenta complessivamente il 44,5% del totale. La marocchina invece rimane la prima comunità con 26.461 presenze. Una situazione, tuttavia, che tende a sfatare l’ennesimo stereotipo che l’immigrato sia solo nero o marocchino.

Provincie: la presenza degli immigrati regolari si concentra soprattutto a Vicenza (37.376), Verona (31.879), Treviso (29.776). Seguono poi Padova (19.252), Venezia (13.835), mentre Belluno (3.942) e Rovigo (3.462) rimangono sostanzialmente ai margini del fenomeno immigratorio. (Inform)


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