* INFORM *

INFORM - N. 206 - 29 ottobre 2001

Al Cnel il dibattito su lavoro e integrazione sociale degli immigrati

ROMA - Il numero di immigrati presenti nel nostro paese raddoppia ogni dieci anni: nel 1999 erano 1.251.994, contro i 648.935 del 1991, i 331.655 del 1981 e i 156.179 del 1971. I dati emergono da un'indagine del Cnel commissionata alla Caritas diocesana di Roma ed inclusi nel "Dossier statistico immigrazione 2001" presentato il 26 ottobre. L'analisi mira a rilevare l'ampiezza e il radicamento del fenomeno migratorio in Italia attraverso una serie di indici di insediamento territoriale degli stranieri volti a valutarne entità, policentrismo etnico-culturale, stabilità, inserimento sociale e lavorativo. Il rapporto tra lavoro e integrazione sociale degli stranieri è stato al centro del convegno che si è aperto oggi a Villa Lubin (i lavori proseguiranno domani, martedì 30 ottobre, a partire dalle ore 9), organizzato dall'Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri del Cnel, dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, con il supporto del Fondo sociale europeo.

Un'occasione per riflettere sulla dimensione internazionale del fenomeno immigrazione, sul confronto delle diverse esperienze di integrazione nei paesi europei, sull'urgenza di un quadro legislativo comune come auspicato dalla Commissione europea.

Se nel corso degli anni '90 la presenza degli immigrati è aumentata in tutto il paese, un vero e proprio "effetto calamita" è stato esercitato dal Nord, che ha registrato l'aumento percentuale più elevato (+16,1% tra il 1990 e il 1999), dove risiede più della metà degli stranieri soggiornanti in Italia (53,6%, contro il 29,4% del Centro, l'11,5% del Sud e il 5,5% delle isole) e dove viene superata la media nazionale di permessi di lavoro (circa il 60%). Il Nord-Ovest è l'area che accoglie il maggior numero di stranieri del paese: un terzo, pari al 3% della popolazione locale. La regione con la più alta incidenza di immigrati è la Lombardia con oltre 300 mila presenza, pari al 3,5% della popolazione residente. Nel Nord-Est è presente un quarto degli immigrati, ma sono tra le più basse del paese le percentuali dei residenti da più di 5 anni (33,1%) e da più di 10 (18,6%). Al contrario, l'anzianità di residenza più alta si riscontra la Centro (il 36,2% risiede da 5 anni e il 24,1% da oltre 10), dove si registra anche il più elevato tasso di incidenza degli immigrati rispetto alla popolazione locale (4%, con punte del 5% nel Lazio, che ospita il 18% del totale degli stranieri). Inoltre, in questa area, importante sotto il profilo dell'inserimento e della permanenza degli stranieri, la percentuale di "irregolari" (25,4%) supera quella dei permessi rilasciati nel 1999 (23,8%).

Nel Mezzogiorno l'immigrazione è numericamente meno consistente (pari a 1 immigrato su 10 arrivati in Italia, che diventano uno ogni 20 nelle isole), più giovane ma meno stabile a causa delle ridotte opportunità occupazionali. Notevoli, tuttavia, sono le differenze tra le diverse regioni meridionali: le maggiori presenze straniere si incontrano in Campania, Puglia e Sicilia, con quote tra le 50 e le 70 mila unità. Sul piano lavorativo, la preoccupante situazione del Sud si contrappone alle opportunità favorevoli del Nord: i flussi migratori per motivi di lavoro, nettamente preminenti nel nostro paese, sono diretti in quelle zone in cui migliore è la congiuntura economica. Le percentuali di lavoratori dipendenti iscritti all'Inps, in assoluto più alte nel Centro-Nord (60,6% in Friuli Venezia-Giulia, 59,2% nelle Marche), toccano i valori più bassi in Campania (3,7%) e Calabria (3,2%); sono più numerosi invece nel Meridione, rispetto al Nord, gli immigrati iscritti all'Inps come lavoratori autonomi (28,3% in Abruzzo e 22,5% in Puglia, contro il 2,5% del Lazio e il 5,6% del Piemonte).

Per quanto riguarda l'inserimento lavorativo e l'integrazione sociale degli immigrati, l'Oim ha condotto e presentato oggi al Cnel una ricerca specifica sugli albanesi, che in Italia costituiscono il secondo gruppo per numero di presenze (142.066) ma il primo come aumento nell'ultimo decennio (erano 1.853 nel 1990). Tra gli albanesi prevalgono gli operai, sono poco presenti i lavoratori autonomi ed è inferiore alla media nazionale la percentuale di disoccupati. Rispetto ad altri gruppi nazionali, presentano inoltre il più alto numero di coniugati e di minori, compresi quelli non accompagnati, con un forte incremento tra gli studenti. (Inform)


Vai a: