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INFORM - N. 204 - 27 ottobre 2001

Trasferimento dei contributi AVS versati in Svizzera: si sono incontrati Ministero del Lavoro e CGIE

ROMA - Giovedì 25 ottobre scorso ha avuto luogo a Roma l‘incontro tra la delegazione del Consiglio Generale degli Italiani all‘Estero (CGIE) e il Ministero del Lavoro e Politiche Sociali sulla spinosa questione del trasferimento in Italia della contribuzione versata in Svizzera. Come è noto, l’entrata in vigore degli accordi bilaterali tra la Svizzera e l’Unione Europea comporterà la sospensione delle convenzioni preesistenti in materia di sicurezza sociale, tra cui anche quella vigente tra la Svizzera e l’Italia che, tra l’altro, consente il trasferimento dei contributi AVS per la maturazione del diritto alla pensione italiana.

All‘incontro, sollecitato e atteso a lungo, hanno partecipato per parte del CGIE il Segretario Generale Franco Narducci, il Presidente della II Commissione tematica "Sicurezza e Tutela Sociale" Dino Nardi, i consiglieri Gianfranco Gazzola, Gianluca Lodetti e Roberto Volpini. Era inoltre presente il Dottor Giovannini in rappresentanza del Ministero degli Affari Esteri.

Le conseguenze nefaste del venir meno della facoltà di trasferire i contributi previdenziali in Italia, sono da tempo al centro delle attenzioni del CGIE, preoccupato per l’effetto che produrrebbero per migliaia di cittadini italiani emigrati in Svizzera. Il CGIE si è proposto anzitutto di conoscere se il Governo nato dal responso elettorale del 13 maggio intendeva affrontare compiutamente il problema, e in caso affermativo con quali strategie e con quali strumenti pensava di accelerare il processo di risoluzione, visto che l’entrata in vigore degli accordi si approssima sempre più.

Il rinvio dell’entrata in vigore degli accordi, prevista inizialmente per il 1° gennaio 2001, aveva ridato speranza alle attese degli emigrati italiani e al CGIE la possibilità di rilanciare la battaglia per una soluzione ragionevole.

Si deve infatti sapere che già il precedente Governo era stato investito del problema ripetutamente dal CGIE, ma anche dalle organizzazioni sindacali italiane ed elvetiche, dal Comitato creato in Svizzera per portare avanti la raccolta delle firme a sostegno della petizione consegnata poi al Ministro del Lavoro dell‘epoca, dalla rete associazionistica, nonché da svariati parlamentari italiani.

I soggetti summenzionati avevano rivendicato l’introduzione di una norma di deroga o almeno una norma transitoria di 5 anni (non osteggiata dalla Svizzera) per salvaguardare la specificità del trasferimento contenuta nell’accordo italo-svizzero.

Da ultimo, però, aveva preso corpo una soluzione diversa, ipotizzata dallo stesso Ministero del Lavoro, quella del "trasferimento virtuale" della contribuzione. In altri termini, lo Stato italiano, per un periodo transitorio, si sarebbe accollato per i lavoratori che chiedono la pensione italiana di anzianità e fino alla nascita del diritto alla pensione svizzera, la quota differenziale dell’importo calcolato anche sulla contribuzione elvetica, senza che vi fosse pertanto un effettivo trasferimento dei contributi (trasferimento virtuale).

Purtroppo la fine della legislatura non ha consentito di portare a termine tale progetto. Il nuovo Governo si trova quindi di fronte alle due strade già tracciate e a dover operare una scelta fondamentale, non solo in termini di sostenibilità finanziaria, e per giunta con tempi estremamente ridotti.

Nel frattempo sulla vicenda del trasferimento il Ministero del Lavoro ha acquisito tutti gli atti prodotti nei due anni trascorsi. Ha ribadito che il Governo è favorevole ad una soluzione che metta al riparo migliaia di emigrati italiani da una eventuale perdita dei diritti acquisiti sulla base di quanto disposto dall’accordo italo-svizzero in materia di sicurezza sociale. Per evitare detto pericolo, il Ministero intende attivarsi da un lato sul versante legislativo elaborando una proposta di legge, e dall‘altro investendo gli Enti previdenziali per determinare il fabbisogno di spesa occorrente. Il Ministero del Lavoro ha registrato in queste ultime settimane ampie convergenze favorevoli alla soluzione del problema, provenienti da tutte le forze politiche, perciò ritiene che in Parlamento si possa trovare un consenso vasto per garantire un iter più spedito sul piano legislativo.

La delegazione del CGIE ha rimarcato anche in quest’occasione che la comunità italiana privilegia una soluzione basata sulla moratoria di cinque anni rispetto all’ipotesi del trasferimento virtuale. Non conoscendo quale strategia attiverà il Ministero del Lavoro, la delegazione ha voluto anche fornire all‘interlocutore alcuni dati statistici dai quali si evince che ora la platea potenzialmente interessata al trasferimento è quantificabile in circa 25 mila cittadini, rispetto al totale di 315'000 residenti in Svizzera (senza i doppi cittadini). Alla cifra si devono evidentemente aggiungere gl’italiani ex emigrati e i frontalieri.

Il CGIE ha altresì indicato che il numero dei trasferimenti eseguiti ha toccato il picco massimo nel 1999 (16 mila unità), riducendosi poi drasticamente nel 2000 (12 mila unità). Il trend, che stante i dati attualmente disponibili sarà confermato anche nei prossimi anni, si spiega con la diminuita propensione degli italiani ad abbandonare la Svizzera e rientrare in Italia, ma anche con l’incremento delle domande di trasferimento che si era verificato in vista della paventata entrata in vigore della riforma Dini e successivamente degli accordi bilaterali Svizzera-UE.

Il CGIE ha evidenziato anche che in futuro, con l’entrata in vigore della nuova normativa, il possibile diritto all‘integrazione del trattamento minimo della pensione italiana, totalizzando i periodi assicurativi italiani e svizzeri, si potrà far valere anche he con un solo anno di contribuzione in Italia. Mentre la normativa attuale, come è noto, obbliga ad avere una contribuzione in Italia di ben dieci anni. Un requisito che, di fatto, negli ultimi anni ha reso impossibile l‘accesso alla pensione minima italiana, spingendo ulteriormente molti emigrati al trasferimento dei contributi. Partendo da questa valutazione, il dispositivo di legge per risolvere il problema del trasferimento dovrà considerare che la maggiorazione di spesa derivante per lo Stato italiano sarà da calcolare rispetto a questo dato e pertanto ridimensionata proporzionalmente.

Il Ministero del Lavoro ha comunque assicurato che si terrà in costante contatto con il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, in particolare con la Commissione tematica preposta, durante questa fase di preparazione della soluzione più idonea. (Franco Narducci*-Inform)

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* Segretario Generale del CGIE


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