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INFORM - N. 200 - 22 ottobre 2001

"Comunicazione e solidarietà. Ruolo e prospettive dei media per gli italiani all'estero". L'intervento di Franco Narducci (CGIE) al convegno di Padova

PADOVA - "Comunicazione e solidarietà, ruolo e prospettive dei media, ovvero una questione veramente complessa ma che merita un'indagine approfondita e continua". Così il Segretario generale del CGIE, Franco Narducci, intervenuto, anche a nome del Consiglio Generale degli italiani all'estero, al convegno promosso a Padova il 14 ottobre dal sodalizio Abruzzese-Molisano e dal Messaggero di sant'Antonio.

L'informazione, lo sappiamo tutti ormai - ha proseguito Narducci -, è un mezzo potentissimo di accelerazione del processo di globalizzazione che può essere usato, tuttavia, con fini diversi. Le nuove tecnologie dell'informazione e delle telecomunicazioni hanno il potenziale per liberare, come per destabilizzare le società dei prossimi decenni. La terza rivoluzione industriale è, nel bene e nel male, un evento con cui dobbiamo fare i conti, portandoci appresso molte certezze ed altrettante paure. Ma, anche in un quadro così sofisticato e uniformante per definizione, l'etica della comunicazione e il potenziale di solidarietà che può passare attraverso questo eccezionale canale di trasmissione costituiscono valori sicuramente da riaffermare e da rilanciare. Lo diciamo da un osservatorio particolare come quello del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, che da quando è nato ha riservato all'informazione da e per i nostri connazionali sparsi nei cinque continenti del pianeta ogni attenzione possibile e immaginabile. Non ci stancheremo mai, infatti, di richiamare alla comune memoria e riflessione i grandi convegni celebrati nel 1994 a New York, San Paolo e Berlino, oppure la conferenza mondiale di Milano nel 1996.

L'informazione ha svolto e svolge tuttora un ruolo cruciale per "l'altra Italia", perché attraverso questa strategia della memoria e della conoscenza le nostre comunità sono riuscite a mantenere saldo il legame con la madre patria e con le proprie origini. Centinaia di testate italiane, giornali ed opuscoli delle missioni cattoliche, programmi radiofonici e televisivi italiani all'estero, ospitati per lo più da emittenti locali, hanno sopperito per decenni all'assoluta mancanza di una politica organica dello Stato italiano in materia di informazione, ed hanno contribuito enormemente alla conservazione della lingua italiana, alla diffusione del nostro patrimonio culturale e alla promozione dell'immagine complessiva del nostro Paese.

Ed è attraverso questa ricchezza che gli italiani all'estero hanno difeso la propria identità, le proprie radici storiche, ed hanno imparato a raccontarsi poiché sanno di avere molto da dire ed in alcuni settori anche da insegnare. Le reti relazionali largamente diffuse che hanno costruito in molti Paesi hanno valorizzato la comunità come fattore di crescita delle società locali e di quella italiana. Hanno dato origine a grandi forme di solidarietà, testimoniate dalle società di mutuo soccorso fondate ovunque, come pure dalla creazione di ospedali e scuole italiani. E con lo stesso impegno, hanno creato luoghi di aggregazione divenuti poi circoli e club prestigiosi. Eppure, nonostante l'attenzione puntuale e l'impegno profuso dal CGIE e dalla rete di associazioni presenti in emigrazione, si deve constatare l'insufficienza del flusso di informazioni che ancora oggi intercorrono tra le "due Italie". C'è un dato impressionante per la sua dimensione numerica che ci obbliga a molteplici riflessioni: per ogni italiano che è rimasto c'è stato uno che è partito.

Questa Italia, se non ha consapevolezza dell'enorme patrimonio rappresentato dai suoi 60 milioni di cittadini italiani e discendenti all'estero, rischia di arretrare entro i propri confini e di non coglierne l'utilità nel quadro di processi sistematici necessari per reggere la competitività che regna nel villaggio globale, che non è una rappresentazione irreale, bensì manifestazione concreta e sfida nei nuovi scenari internazionali. Pur rifuggendo le formule generiche e di facile maneggio, dobbiamo ribadire che in tale contesto il tema generale dell'informazione assume un ruolo ancor più cruciale che in passato. I passi fatti per ricomporre la cesura informativa tra gli italiani all'estero e la nostra nazione non hanno prodotto i miglioramenti progettati, soprattutto sul versante del servizio pubblico. Grazie ai progressi tecnologici e a strategie di mercato più lungimiranti la stampa italiana ha una maggiore diffusione internazionale e il "Corriere della Sera" o "La Repubblica" non hanno difficoltà ad uscire quotidianamente a Sydney, Buenos Aires, Caracas, New York o Toronto, tralasciando l'Europa. Non si capisce allora per quali ragioni i programmi radio-televisivi non riescano a fare un salto di qualità, assicurando un segnale più chiaro, contenuti più aderenti alle esigenze dei connazionali all'estero, palinsesti più ordinati e meno simili a quanto impera nei confini nazionali. E occorre fare scelte precise e rapide sull'indirizzo del nostro sistema radiotelevisivo per l'estero: rete di accompagnamento o rete culturale, oppure un mix di entrambe, ma cancellando molte delle cose che attualmente i nostri connazionali fuori dall'Europa criticano e respingono.

Nel merito delle questioni da risolvere, vorrei qui rilanciare i quattro punti sui quali il CGIE insiste da tempo e che ha già proposto nel mese di giugno in occasione del convegno organizzato dal Ministero degli Affari Esteri con la partecipazione delle più importanti reti televisive europee: 1) eliminare le disfunzioni continue che si rilevano nel servizio pubblico in Europa (criptaggi e simili che hanno dilatato lo sdegno delle nostre comunità che hanno sotto gli occhi la diversità di situazione da un paese all'altro). 2) potenziare oltreoceano RAI Internazional, procedendo con un piano complessivo che recepisca le situazioni segnalate continuamente dagli organi di rappresentanza delle nostre comunità. Al riguardo sarebbe utile che il Sottosegretario all'editoria presso la Presidenza del Consiglio procedesse a confermare e a convocare al più presto il gruppo incaricato, durante la passata legislatura, di monitorare il sistema d'informazione per gli italiani all'estero, di cui fanno parte 5 consiglieri del CGIE in rappresentanza di altrettante aree continentali. 3) operare investimenti urgenti in tecnologie migliorative per le trasmissioni radio, affinché giungano in modo efficace ovunque sono insediate le comunità italiane. 4) coinvolgere le amministrazioni regionali, soprattutto quelle che negli ultimi anni hanno impresso una spinta decisiva alla comunicazione per i propri corregionali nel mondo.

Tutto ciò, comunque, non è certamente sufficiente per far si che la cosiddetta "informazione di ritorno" trovi una sua collocazione definitiva in Italia. Si sa che il titolare del nuovo dicastero per gli Italiani nel Mondo, il Ministro Mirko Tremaglia, ha un progetto ambizioso e che ha affidato l'incarico di curarne la realizzazione a persone altamente qualificate. L'informazione di ritorno evoca il ruolo dei mezzi radio-televisivi, ma in pari tempo anche quello della carta stampata. I tentativi di cooperazione messi in campo negli ultimi anni tra importanti media italiani e media italiani all'estero, al fine di creare circuiti virtuosi e attivare sinergie preziose, non hanno dato sempre buoni risultati ed in alcuni casi non sono andati oltre la sperimentazione. Al riguardo dobbiamo avere la capacità di discernere tra obiettivi di mercato finalizzati all'incremento delle vendite e informazione di ritorno, che anche in questi casi è mancata quasi del tutto. È una carenza culturale che occorre colmare se si vogliono avvicinare veramente le "due Italie" e si vuole mettere a frutto, in termini culturali ed economici, quella grande ricchezza data dalla rete delle nostre presenze nel mondo. Altrimenti continueremo a sottolineare l'evoluzione positiva in campo culturale, sociale, politico ed economico delle nostre comunità emigrate, senza riuscire a valorizzare compiutamente, e con una prospettiva di sviluppo, tale potenziale. C'è tanta Italia nel mondo, impegnata nelle università e nella ricerca scientifica, in posti chiave di primo piano, nei luoghi di sofferenza e di fame dei Paesi più poveri al mondo e nei cantieri dove si realizzano grandissime opere infrastrutturali, negli ospedali sperduti in lontane foreste e nei luoghi dove si progetta e si combatte per un avvenire più dignitoso di milioni di persone. Ecco, questa Italia fortemente impegnata e solidale, spesso operante in situazioni ambientali durissime, crediamo che debba essere presentata ai milioni d'italiani in Patria che vedono nell'emigrazione italiana un residuo di un passato che non esiste più, ma anche agli stessi connazionali all'estero. Ed è qui che la comunicazione assume i contorni di massima urgenza. Fortunatamente non siamo all'anno zero e indubbi progressi sono stati fatti.

Le agenzie stampa per l'emigrazione, che in passato non esistevano, coprono oggi una vasta gamma dell'informazione nel contesto degli Italiani all'estero, anche se spesso sono ripetitive e dovrebbero segmentare maggiormente il loro intervento, capitalizzando al meglio le esperienze fin qui fatte. Dobbiamo migliorare la qualità dei nostri messaggi trasformandoli da input ad output. E non dobbiamo dimenticare che in giro per il mondo vi sono numerosissimi corrispondenti che hanno contribuito decisamente a garantire i flussi d'informazione, operando quasi sempre ad esclusivo livello volontaristico. Anche se viviamo nell'epoca d'Internet, Nasdaq, hi-tech, bio-tech, cyberspace e punto.com, ossia di quell'insieme di attività economiche situate al crocevia tra telecomunicazioni, Internet, informatica ed editoria, voglio concludere richiamando la vostra attenzione sulla stampa italiana all'estero, un argomento che, me ne rendo conto, meriterebbe di essere affrontato dedicandovi uno spazio maggiore. È indubbio che la valorizzazione dei media in lingua italiana all'estero, siano essi giornali, radio, o televisioni, sia irrinunciabile. Aiutarli aumentando cospicuamente le risorse come propone il Ministro Tremaglia, ferme nella loro totalità da anni allo stesso importo, senza parlare dei ritardi cronici nell'erogazione, vuol dire sostenere il loro ruolo di collegamento tra le comunità emigrate, oltre che affermare l'importanza assoluta dei valori descritti poc'anzi. Soltanto con un'operazione di potenziamento delle loro possibilità finanziarie si potranno migliorare anche gli aspetti qualitativi analizzati da tempo e realizzati solo parzialmente a causa delle ristrettezze finanziarie.

Concludendo il suo intervento Narducci ha sottolineato ancora ancora una volta il ruolo della comunicazione solidale nel mondo dei nostri giorni, ferito e colpito da avvenimenti sconvolgenti. La stampa d'emigrazione aveva lanciato l'allarme sulle difficoltà che si profilavano per molti connazionali nei Paesi dell'America Latina colpita ancora una volta da difficoltà economiche pesantissime. L'informazione continua, la comunicazione con le nostre Istituzioni e con gli organismi di rappresentanza, hanno messo in moto meccanismi di solidarietà istituzionale che hanno e stanno mitigando la pressione sui nostri concittadini. Tra le tante iniziative di solidarietà - ha detto - vorrei ricordare quella della Basilicata, che ha destinato un miliardo delle proprie risorse finanziarie alla lotta contro l'indigenza che colpisce le nostre comunità nei Paesi dell'America Latina. (Inform)


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