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INFORM - N. 199 - 20 ottobre 2001

Voto all'estero, Comites, CGIE e Ministero per gli Italiani nerl mondo in una proposta di documento per il Congresso nazionale DS

In vista del Congresso nazionale DS di Pesaro, per iniziativa dei gruppi consiliari dei Democratici di Sinistra delle Regioni Emilia-Romagna e Lombardia, il 26 ottobre avrà luogo a Bologna, presso il Palazzo della Regione, un incontro dedicato agli italiani nel mondo. All'ordine del giorno le proposte per un documento nazionale sugli italiani all’estero, da presentare al Congresso, e per l'istituzione del coordinamento DS per gli italiani all’estero. Saranno presenti, tra gli altri, l'on. Renzo Imbeni ed i capigruppo DS presso le Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, rispettivamente Pierangelo Ferrari e Lino Zanichelli. Della proposta di documento, lunga e articolata, che sarà discussa nel corso dell'incontro pubblichiamo qui di seguito il capitolo dedicato alla "partecipazione", con particolare riguardo al voto all'estero, alla riforma dei Comites e del CGIE e all'azione del Ministero per gli Italiani nel mondo.

Sul versante della partecipazione alla vita culturale e civile dell’Italia, occorre guardarsi dalla semplificazione che l’avvio del voto per corrispondenza, che pure determinerà un salto qualitativo nel rapporto di partecipazione politica delle comunità, possa di per sé rappresentare il rimedio risolutivo dei problemi ereditati dalla fase di emigrazione di massa e di quelli nuovi. Questi problemi, infatti, sono legati da un lato all’efficace funzionamento di un complesso di strumenti istituzionali di servizio e di responsabilizzazione delle nostre comunità, dall’altro alla definizione di politiche specifiche capaci di corrispondere a bisogni diffusi e, talvolta, acuti.

Se dunque la Sinistra deve proseguire a misurarsi, come sta facendo da anni, con le soluzioni politiche e normative che potranno finalmente consentire l’esercizio del voto all’estero (riserva dell’elettorato passivo agli iscritti all’AIRE, articolazione della Circoscrizione Estero in ripartizioni territoriali, opzione per l’esercizio del voto in Italia, uniformità delle procedure con quelle in vigore in Italia, profonda bonifica dell’AIRE, omogeneità degli accordi bilaterali con gli stati esteri, regolamentazione della campagna elettorale), essa deve manifestare un impegno non minore per la messa a punto di un più generale sistema di rappresentanza partecipato ed efficace e per l’adeguamento e la modernizzazione delle strutture periferiche del MAE, giunte ormai sull’orlo del collasso per l’inadeguatezza delle dotazioni di personale, per il crescere delle funzioni e per l’eccessiva burocratizzazione delle procedure amministrative, non ancora coinvolte nelle misure di semplificazione adottate dal governo di centro-sinistra.

L’esercizio del voto non basterà a realizzare un compiuto sistema di rappresentanza se non si innesterà su un rafforzamento del sistema di rappresentanza diffuso e intermedio, rappresentato dai COMITES e dal CGIE: La loro riforma non è più rinviabile. I COMITES debbono avere al più presto poteri reali e finanziamenti adeguati, godere di procedure semplificate e rispettare le incompatibilità previste dalla precedente proposta di legge. Il CGIE, a sua volta, deve rafforzare la sua missione, la sua legittimazione democratica e le sue funzioni. Così è augurabile che orienti la sua iniziativa non solo verso i cittadini italiani ma anche verso le nuove generazioni e la vasta platea degli oriundi, sia costituito per suffragio diretto in occasione del rinnovo dei COMITES, esprima non solo pareri ma anche proposte e progetti.

Anche su questo piano di promozione di una rappresentanza diretta ed autonoma, si insiste sull’opportunità che il nuovo Ministero per gli Italiani nel Mondo sviluppi la sua azione con precisione e lucidità entro i confini della promozione e del coordinamento degli interventi per gli italiani all’estero, fissati dal decreto di delega, evitando sconfinamenti, giochi d’immagine e tendenze consociative che possono solo distogliere dai veri problemi, appiattire la funzione del CGIE, annebbiare la dialettica ideale e politica che può contribuire a rendere i nostri connazionali che vivono fuori d’Italia cittadini di pieno diritto. Anziché assorbire immagine e poteri, il Ministero, piuttosto, dovrebbe concorrere a creare quel reale punto di integrazione e di coordinamento degli interventi di ogni grado e livello (Stato – Regioni – enti locali – mondo associativo – privati) previsto dalla legge istitutiva della Conferenza Stato – Regioni – CGIE. (Inform)


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