* INFORM *

INFORM - N. 195 - 16 ottobre 2001

RASSEGNA STAMPA

Da "La Stampa" del 15.10.2001

Tremaglia: ci arruolammo per salvare la Patria. Il Ministro per gli Italiani all’Estero entrò a diciassette anni nell’esercito repubblichino. "Ringrazio il Capo dello Stato, dopo cinquant’anni serve la pacificazione nazionale"

Il Presidente Ciampi ha fatto una nobilissima dichiarazione. Cinquant’anni dopo, finalmente prevalgono i valori dell’unità nazionale". Uno di quei "ragazzi di Salò", che mentre frequentava la terza liceo a Bergamo si arruolò "per senso dell’onore" nella Repubblica Sociale di Mussolini, si chiama Mirko Tremaglia. Il quale, naturalmente, è entusiasta e commosso per la frase del Capo dello Stato. Nel governo Berlusconi è ministro per gli Italiani all’estero, tema al quale ha dedicato il suo impegno politico prima nel Msi poi in An. All’occhiello porta ancora, a 75 anni, il distintivo dei bersaglieri con i quali combatteva in Garfagnana: lo hanno definito il "parlamentare con il cuore", anche se lui è un "rompiscatole", più propenso alle scelte "bipartisan" che alla polemiche con la sinistra. E’ noto l’ottimo rapporto che nella scorsa legislatura lo ha legato all’ex presidente della Camera, il diessino Luciano Violante. Ministro Tremaglia, qual è il suo commento al discorso del Presidente Ciampi?

"Nel quadro della pacificazione nazionale, il presidente della Repubblica ha spiegato in modo forte un concetto in cui mi riconosco: migliaia di ragazzi, quando tutto era perduto, pensarono di voler salvare la Patria da una durissima rappresaglia arruolandosi volontari. Questo è dimostrato anche storicamente, da una lettera di Hitler a Mussolini, pubblicata da De Felice, in cui minacciava di trattare l’Italia alla stessa stregua della Polonia. Dopo l’8 settembre, da Roma in su c’era un popolo abbandonato e un esercito sfasciato".

Lei quando si arruolò?

"A 17 anni, quando frequentavo la terza liceo a Bergamo. Poi andai alla scuola allievi ufficiali della Guardia nazionale repubblicana e infine passai alla divisione bersaglieri Italia. Venni preso prigioniero in Garfagnana, e finii nel campo di concentramento di Coltano, con altri 36 mila militari della Rsi".

Tornando al Capo dello Stato, nel marzo scorso lo accompagnò a Cefalonia e rese omaggio anche lei ai soldati "caduti in nome della Patria".

"Ciampi fece un bel discorso, allora, in cui mi riconobbi: disse che questi soldati massacrati da Hitler erano rimasti senza ordini colpevolmente abbandonati. Gli dissi che era successo anche al Nord: ecco perché ci furono tanti volontari. Sono contento che il presidente sia tornato su questi temi proprio mentre mi trovavo a Ponti sul Mincio, vicino a Peschiera, dove c’è il museo dedicato al Reggimento Giovani fascisti che si battè a Bir El Gobi, in Libia. Ero là, invitato a scoprire una lapide in ricordo di Salvo D’Acquisto, il carabiniere che si fece fucilare dai tedeschi per salvare 22 civili. Come vede, la storia va sempre separata dalla politica".

Sono noti i buoni rapporti tra lei e il diessino Violante, fin da quando, nel maggio ‘96, insediandosi alla presidenza della Camera, aprì ai ragazzi di Salò...

"Non ho dimenticato anche il suo discorso di addio ai deputati, nel marzo di quest’anno, quando gli diedi un libro di mio figlio Marzio. Lui mi disse, in aula: "Dobbiamo tramandare i valori per i quali abbiamo combattuto da diverse parti, ma che tutti identificano nella storia del nostro paese, così come si identifica la sua vita"".

Ci fu anche un abbraccio, tra di voi.

"Sì, ma è importante il significato politico di quel passaggio. Ognuno di noi ha una storia che non deve rinnegare. Io rivendico la mia vita, non essendo un uomo di malaffare. Non sostengo oggi che fosse giusto o non giusto, però sostengo che ci spingeva la ricerca dell’unità nazionale".

Già, ma i veti sono caduti soltanto ora: si dice che lei sia rimasto fuori dal primo governo Berlusconi, nel ‘94, per un veto di Scalfaro.

"No, erano intrighi di Palazzo, molto più terra a terra dei sacri principi".

Adesso è ministro.

"Anche questo è un segno. Sono un ragazzo di Salò e ministro di questa Repubblica. Non contestato da nessuno".

Salvo Cossutta, che parlò di "vergogna per la Repubblica".

"Dopo quelle accuse, mi arrivarono segni di stima da tutti, compresa la sinistra. Per la riforma della Costituzione sul voto degli italiani all’estero, ho cercato di avere i voti sia dall’Ulivo sia dal Polo. Per tutte queste ragioni considero straordinaria la dichiarazione di Ciampi. Sono passati cinquant’anni: ha perfettamente ragione".


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