* INFORM *

INFORM - N. 193 - 12 ottobre 2001

Le organizzazioni cattoliche alla Marcia della Pace

Perugia–Assisi: non marciateci sopra!

ROMA - Il documento che segue porta è stato sottoscritto da Acli, Agesci, Azione Cattolica Italiana, Missionari Comboniani, Missionarie Comboniane, Nigrizia, Pax Christi, Volontari nel Mondo-Focsiv.

Domenica 14 ottobre saremo alla Perugia Assisi. Le ragioni che ci avevano spinto a partecipare il 7 luglio a Genova ad un’iniziativa in vista del G8, sono in gran parte le stesse con le quali le nostre associazioni hanno promosso o aderiscono all’Assemblea ONU dei Popoli ed alla Marcia Perugia – Assisi e che ci porteranno a marciare, insieme con tanti e uomini e donne di buona volontà convocati dalla Tavola della Pace.

Come hanno scritto i francescani della Basilica patriarcale di S. Francesco, la marcia, questa marcia, non sopporta strumentalizzazioni e nessuno può appropriarsene. Ha delle radici, uno stile, dei valori che si ritrovano nell’intenzione originaria di Aldo Capitini. E’ a quelle radici che bisogna attingere per non lasciarsi ingannare da un pacifismo strumentale e politicizzato.

Come credenti siamo a Perugia e saremo ad Assisi perché intendiamo continuare ad assumerci il rischio di un impegno che respinga l’invito di tanti a starcene a casa. La parola oggi non spetta – come qualcuno vorrebbe far credere - solo agli specialisti, ai militari ai capi di stato. Spetta anche ai movimenti della società civile. La sentiamo come una nostra responsabilità come abbiamo sentito di dover prendere parola il 7 luglio. Ai partiti, agli uomini politici ed ai rappresentanti delle istituzioni che vorranno marciare con noi ripetiamo le parole di Capitini "siete i benvenuti, ma venite senza simboli e bandiere". La marcia vede insieme persone, gruppi con identità e culture diverse, ma non è un bazar disordinato e confuso dove ognuno prende ciò che vuole e magari si costruisce una marcia a suo uso e consumo.

La Perugia-Assisi sarà infine una straordinaria occasione per tanti di noi che sono ancora una volta etichettati sbrigativamente come "no global" per mostrare il nostro vero volto: quello di "new global" quello di un’altra globalizzazione che sia dei diritti, della solidarietà e del lavoro per tutti. "Cibo, acqua e lavoro per tutti" è lo slogan della marcia, che è un modo efficace per dire che vanno sradicate le cause della povertà e dello sfruttamento che oggi ostacolano la costruzione della pace nel mondo. Non ci ritroveremo ad Assisi per essere contro qualcuno, ma per due obiettivi concreti: sradicare il terrorismo e costruire la pace.

Il cancro del terrorismo va estirpato non escludendo a priori l’uso della forza purché esercitata nei limiti e nelle forme previste dalla Carta delle Nazioni Unite e del Diritto Internazionale. I terrorismi vanno colpiti subito e con tutti i mezzi a cominciare dal prosciugamento delle loro fonti finanziarie mettendo principalmente mano a tutti i paradisi fiscali, veri e propri santuari della criminalità e del terrorismo. Vanno assicurati alla giustizia i criminali che hanno ideato, organizzato, finanziato e protetto gli attentatori dell’11 settembre. C’inquieta l’azione militare anglo-americana perché rischia di far allargare il conflitto e di mietere vittime innocenti tra la popolazione civile.

Al Governo italiano, pochi giorni prima del G8, avevamo formulato richieste precise che sono ancora dirimenti perché lo slogan "cibo, acqua e lavoro per tutti" non resti uno slogan vuoto.

Incrementare la quota del Pil destinato agli aiuti per lo sviluppo dei paesi poveri rafforzando la cooperazione e la solidarietà internazionale, applicare subito la legge sulla cancellazione del debito estero, bandire la guerra e combattere autenticamente il mercato delle armi, rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite nella prevenzione e soluzione dei conflitti. Sono cose che si possono fare rapidamente, nelle prossime settimane, anche nella stessa legge Finanziaria.

I tanti passi che faremo insieme alla Perugia-Assisi sono il simbolo che la via della pace chiede pazienza e determinazione, fermezza e mitezza, chiarezza e disponibilità al dialogo. Sono questi i sentimenti che vogliamo portare e testimoniare nella città di San Francesco, luogo simbolo della pace e del dialogo tra culture e religioni, e come lui, con mitezza, incontrare "il Sultano" e i poveri della terra. (Inform)

Anche il Gruppo Abele e don Luigi Ciotti domenica 14 ottobre partecipano alla Marcia della Pace:


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