* INFORM *

INFORM - N. 191 - 10 ottobre 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Più lavoro, più sicurezza nel mondo: i veri antidoti al Male

ROMA - Anticipiamo il testo dell'editoriale del prossimo numero, datato 16 ottobre, di "Corrispondenza Italia", notiziario per l'estero dell'Inas-Cisl.

Gli amici lettori del nostro notiziario sanno che non usiamo mai volentieri metafore d immagini dai toni esasperati. Meno che mai vorremmo farlo nella congiuntura drammatica che stiamo attraversando. E però non c'è purtroppo nulla di eccessivo nel constatare che siamo nel corso di una vera e propria Quarta guerra mondiale, questa volta contro un nemico trasversale ed insidioso: il terrorismo internazionale, che ha il suo epicentro, in questo momento, in un fondamentalismo che sta offendendo e umiliando una grande religione e una grande cultura come quella islamica, ma che domani potrebbe vestirsi con altri e impensabili panni.

Essere ciascuno al proprio posto e con il proprio impegno civile, sociale e di lavoro è un dovere sia individuale sia di ogni "corpo organizzato", di ognuna delle strutture democratiche che ci siamo dati per fronteggiare le incognite e le difficoltà della vita. E come organizzazione dei lavoratori, come patronato di tutela popolare sentiamo molto questo impegno.

Alla domanda del "che fare" che poniamo anzitutto a noi stessi, non troviamo migliore risposta che quella sintetizzabile in due punti: lavorare per accrescere e valorizzare le potenzialità dello sviluppo; e lavorare per accrescere il livello di sicurezza di ognuno e delle collettività.

Più lavoro, più sicurezza, questo il senso di marcia. Le indagini sociologiche con cui si cerca di monitorare l'umore e i pensieri prevalenti della gente comune come noi, in queste settimane, sono concordi nel certificare angoscia, smarrimento, stress, ansia. Ma dubitiamo che questi mali si possano contrastare col solo aiuto di esperti in "psicologia delle masse" o costituendo un qualche "ministero del benessere psichico" come pure, con involontario umorismo, si sente dire negli stessi Usa. Gli ultimi dati parlano di disoccupazione record in America, di una richiesta di sussidi mai così alta dal 1992 negli States. E le previsioni per il mese venturo fanno temere il peggio: un peggio che non mancherà di estendersi all'Europa e al nostro paese che avvertono sempre in modo sfalsato nel tempo gli effetti dei "megatrent" che si generano oltre Atlantico.

Ma quale tipo di lavoro dobbiamo spingere avanti e sviluppare come iniezione di fiducia e antidoto efficace contro il Grande Male manifestatosi col nuovo secolo? Non solo e non più quello rivolto alla produzione di beni, specialmente quelli di consumo "usa e getta", certamente di beni e prodotti il mondo ha bisogno; ma sono quelli primari agricoli ed alimentari di cui ha fame il Quarto mondo; sono quelli occorrenti per combattere epidemie e nuove malattie; sono quelli per far crescere, attraverso l'istruzione e la cultura, le intelligenze delle nuove generazioni.

Ma nelle nostre società più avanzate del Primo mondo il volano di una nuova fase di sviluppo non può che essere quello della "produzione di più sicurezza". Sicurezza sulle strade e negli aeroporti (come chiede la tragedia di Linate), sicurezza nella vivibilità delle città, ma anche - non certo da ultimo - sicurezza sociale e sicurezza sul lavoro; sul versante cioè su cui ci battiamo come organizzazioni sindacali e di patrocinio. E' qui che dobbiamo dare il nostro esempio di civiltà, a cominciare dall'Italia.

Più sicurezza per generare più coesione sociale, più identità collettiva, più senso di appartenenza unitaria, più chiara e percepibile coerenza con i valori, anche religiosi, che affermiamo di voler coltivare e onorare.

E non è soltanto un richiamo moralistico, il nostro. Ben lo sanno quegli economisti più illuminati che considerano la coesione e la sicurezza civile tra i "fondamentali" della creazione di ricchezza e di benessere. (Corrispondenza Italia/Inform)


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