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INFORM - N. 190 - 9 ottobre 2001

L'Arci sui bombardamenti in Afghanistan

ROMA - Sono giorni drammatici, in cui c’è giustamente grande allarme fra i cittadini.

L’attacco terroristico alle Twin Towers ha profondamente colpito tutti. Questo crimine contro l’umanità ha posto, in modo sconvolgente, l’esigenza di operare contro il terrorismo, in tutte le sue forme. Una lotta che ha contenuti ideali, morali e politici fondamentali per costruire una civiltà degna di questo nome. Una lotta a 360 gradi. L’Onu si è espressa con chiarezza.

Ma il passo compiuto in queste ore – con i bombardamenti in Afghanistan – va nella direzione sbagliata. E’ un errore politico.

Un’azione di polizia internazionale può agirla solo l’Onu, e comunque non include azioni di bombardamento. Cosa è allora quello che sta avvenendo?

E’ giusta l’inquietudine per quello che avverrà nei prossimi giorni su cui nulla è dato di sapere. Concentrare l’azione sull’Afghanistan può permettere maggiore azione ai terroristi "dormienti" i quali non aspettano altro che occasioni per una escalation del terrore.

La lotta al terrorismo, per essere efficace e globale, deve avere come soggetto l’Onu, che deve poter agire a nome dell’intera umanità per sradicare il terrorismo con misure politiche, economiche, diplomatiche e anche di polizia internazionale. L’applicazione delle risoluzioni Onu per uno Stato palestinese, per una giusta pace in Medio Oriente e l’abolizione dell’embargo all’Iraq sono provvedimenti urgenti in questa strategia politica.

Questa, per l’Onu è la grande occasione per essere l’architrave di uno "stato di diritto globale" che si ponga l’obiettivo di affermare pace, democrazia, diritti e giustizia nel mondo intero. In questa occasione, il potere decisionale deve essere consegnato all’Assemblea generale dell’Onu per un forte rilancio di questo consesso, perché assuma la responsabilità che gli compete.

E’ sbagliata l’idea che ogni stato possa ritenersi libero di farsi giustizia da sé. E’ necessario scegliere la via della legalità internazionale con la massima coerenza. Tanto più nelle situazioni drammatiche.

E’ l’Onu altresì il vero garante per il futuro dell’Afghanistan. Sulla base del diritto della Carta dei diritti umani, con un processo di riconciliazione e di rinascita che non deve avere "padrini", ma garanti imparziali. Non si tratta, in Afghanistan, di favorire forze che hanno dimostrato inaffidabilità o peggio, ma di lavorare su un orizzonte totalmente nuovo, dando così una concreta prospettiva ai diritti politici, sociali, civili di cittadini martellati da ogni forma di oppressione, dall’oscurantismo, dall’annullamento della democrazia: la tragica vicenda delle donne afghane è esemplare.

Siamo infine preoccupati per i profughi afgani. Una nuova ondata di disperati – due milioni, che si aggiungono ai tre milioni precedenti – sono destinati a condizioni inumane. Facciamo appello alla solidarietà di tutti.

In questo clima angoscioso e plumbeo l’alternativa è: vivere. Non lasciamoci mettere il burka – alle idee, alle scelte e anche alla qualità della vita quotidiana. Non rinunciamo alla creatività.

Su questa base ci attiviamo nelle iniziative di questi giorni. E sviluppiamo il più grande impegno per la partecipazione alla Marcia Perugia-Assisi. Contro il terrorismo. Contro la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali. Contro i rischi di una guerra di civiltà e ogni forma di intolleranza e di razzismo.

Ci sono alternative: diffondere democrazia e partecipazione in tutto il pianeta, affermare un nuovo modo di vivere e di produrre, superare le enormi disuguaglianze che condannano alla disperazione larga parte del pianeta. Un mondo diverso è possibile. E' necessario. E’ urgente. (Inform)


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