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INFORM - N. 186 - 3 ottobre 2001

Il Patriziato: una componente della società ticinese che viene da molto lontano

LUGANO - Chi ha avuto la fortuna (chi sa perché tanti non l’afferrano!?) di ascoltare l’esposizione del prof. Franco Celio e di dialogare con lui venerdì 28 settembre a Lugano, si è fatto l’idea che il patriziato costituisce una componente della società ticinese che ha scritto pagine di storia interessante e sicuramente è chiamato a continuare un’opera di difesa e di promozione del territorio.

Invitato da CEDIEM (Centro documentazione e informazione emigrazione), il Prof. Celio ha tracciato la storia del patriziato che da circa 60 anni si è costituito in "alleanza patriziale ticinese" alla cui presidenza è proprio Franco Celio.

Una storia che viene da molto lontano affondando le sue radici nel Medioevo quando vigeva un certo dualismo a livello comunale: le zone di pianura più prospere e redditizie erano appannaggio di signorotti e di famiglie aristocratiche, mentre le zone di montagna, per il loro terreno povero e il lavoro assolutamente rude e con scarsi risultati, erano lasciate ai montanari. Ma questi montanari si organizzano e danno vita a delle istituzioni tipiche delle valli alpine di cui possono far parte solo le famiglie originarie del posto.

Sorgono così tre livelli di organizzazioni: il vicinato, la degania e la vicinanza con compiti precisi che vanno dalla tenuta in comune degli animali riproduttori, alla gestione dei boschi, alla manutenzione delle vie di comunicazione e del trasporto delle merci.

La rivoluzione francese scompagina alquanto questo schema: si adottano principi di libertà e di eguaglianza contro i privilegi portando tutti i cittadini sullo stesso piano: il centro di convergenza diventa il comune.

Questa seconda fase storica non ha vita lunga. Verso il 1815 si ritorna alla restaurazione: ci sono sul tappeto sempre grossi problemi perchè il comune non riesce a gestire il territorio. Fino al 1950 circa opera un dualismo a livello cantonale: nel Sottoceneri – dove il territorio può essere lavorato convenientemente – la gestione è in mano ai privati con esclusione di "stranieri", mentre nel Sopraceneri la gestione del territorio resta comunitaria con esclusione di "stranieri".

Il cambiamento radicale avviene nel 1960. Con la diminuzione di interesse per il territorio (campi, boschi, alpi…) va di pari passo anche un certo declino demografico. Fortunatamente la legge del 1962 codifica una nuova mentalità di patriziato come "unione di famiglie", introducendo però il diritto di voto individuale; con una legge successiva (1992) si stabilisce che il diritto di patrizio si può trasmettere anche per via femminile (la parità dei sessi ha la sua applicazione anche in questo settore). Ed il primo risultato che si registra è un forte allargamento numerico.

Questa in succinto la storia del patriziato in Ticino.

Patriziato che è realtà di attaccamento alle proprie origini e che è chiamato ed autorizzato ad occuparsi principalmente di quanto esiste e si svolge fuori dalle zone edificate sulla scorta di precise leggi e disposizioni. E che il patriziato sia componente della società che va conosciuta anche nei minimi dettagli – oltre alla sua storia e ai suoi impegni sociali ed economici – è dato anche da alcune cifre che sono pienamente rivelatrici: in Ticino si contano circa 100 mila patrizi (un buon terzo dell’intera popolazione) mentre i boschi e gli alpi per circa 70/80 % sono gestiti dal patriziato. (Inform)


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