* INFORM *

INFORM - N. 186 - 3 ottobre 2001

Quel maledetto 11 settembre 2001

E' necessaria una nuova politica di distensione, cooperazione e fratellanza con tutti i popoli

BOSTON - L’America e il mondo hanno assistito impotenti all’immane disastro, che purtroppo ha causato migliaia e migliaia di morti, provocando una profonda ferita alla metropoli di New York, per la distruzione del simbolo dell’economia mondiale; analoga sorte per Washington D.C. con la parziale demolizione del complesso edilizio detto il "Pentagono", altro simbolo americano, creando terrore non solo in America, ma in tutto il mondo.

A quel punto, all’America ferita, il triste compito di proclamare il lutto nazionale e alle 62 nazioni e forse più, inclusa l’Italia, soltanto il pianto per i propri morti.

Per i soccorritori e in prima linea i generosi pompieri che anche loro sono morti.

La cosa più terribile è stata ed è tuttora quella diabolica volontà devastatrice dei terroristi che ha provocato tensione non solo a New York e Washington D.C., ma in tutte le città americane e in quelle europee. Un doveroso silenzio di raccoglimento, per tutti i passeggeri e il personale di bordo degli aerei dell’aviazione civile americana, che sono stati oggetto di dirottamenti, ignari di quello che poi sarebbe accaduto, costretti dai terroristi, a schiantarsi contro i due grattacieli più alti di New York e contro il complesso di edifici di Washington. Ad eccezione dell’altro aereo americano controllato dai terroristi destinato a colpire un bersaglio ancora non precisato (la Casa Bianca o il Campidoglio, sede del Congresso), in cui tutti i passeggeri si sacrificarono, con gesto da veri eroi dell’aria, impedendo al pilota dirottatore il controllo dell’aereo e facendolo precipitare al suolo. Onore al merito civile, per questi martiri che hanno saputo evitare un’altra catastrofe dalle dimensioni inimmaginabili.

Questo episodio di terrorismo di così vaste proporzioni, mai verificatosi nella storia americana, ha creato in positivo una solida catena di sincera solidarietà con le nazioni del mondo, unite nel dolore al popolo americano, vittima dell’orribile crimine del terrorismo internazionale perpetrato in America che ha indignato tutta l’umanità.

Questo terrificante attentato diretto contro sensibili obiettivi americani spero non abbia compromesso il difficile equilibrio dello scenario geopolitico, ma di fatto e per tutti indistintamente le cose non saranno mai più come prima.

La cultura non è un’arma da guerra, ma al contrario ci aiuterà a conoscerci meglio e capire i veri problemi prioritari da risolvere per ridare fiducia e tranquillità a tutti i cittadini del nostro piccolo grande pianeta terra; come detto la cultura non è adatta alla guerra, ma vincente perché saprà unire e non dividere i popoli, nord con sud e l'occidente con l'oriente. E’ augurabile una svolta, con un’energica politica estera americana per risolvere una volta per sempre il conflitto senza fine tra i due popoli, ebraico e palestinese, che hanno tutto il diritto di convivere ognuno nel proprio territorio per contribuire alla pace nel mondo.

Per concludere, è necessaria una nuova politica di distensione, cooperazione e fratellanza con tutti i popoli, intensificando dialoghi ai massimi livelli, nonché incontri frequenti con i Capi di Stato di ogni singolo Paese membro dell’Onu.

Rompere definitivamente il diaframma che separa la cultura occidentale da quella orientale, evitare di alimentare focolai del dissenso accesi un po’ in tutto il mondo, favorire gli investimenti nei Paesi del terzo mondo, perché possano crescere con la mentalità del libero scambio e favorire le loro industrie, e controllati finanziamenti con gli opportuni aiuti umanitari.

Le culture del mondo occidentale dovrebbero soltanto confrontarsi con altre culture, evitare che l’una prevalga sull’altra, favorire la conoscenza della storia e la scienza e scoraggiare ogni forma di violenza; più amore per il prossimo, uno dei punti più convergenti delle religioni occidentali con quelle orientali.

Tutti i Capi di Stato, armati di buona volontà, aprano una nuova pagina di storia all’insegna della giustizia e della cooperazione, elementi fondanti per il rispetto reciproco della tolleranza, difendano le minoranze e la libertà di religione in tutto il mondo. Questi proponimenti, se saranno attuati con la volontà di tutti, aiuteranno ad allontanare possibili confitti mondiali per le generazioni future. (Michele Frattallone*-Inform)

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* Presidente CTIM, Delegazione New England - Boston


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