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INFORM - N. 186 - 3 ottobre 2001

Una fotografia statistico-demografica su Israele e Palestina. Natalità ed immigrazione

L’ebdomadario parigino "L’Intelligent" riporta, desunte dalle fonti locali e dalle Istituzioni internazionali, le cifre della demografia attuale e previsionale in Israele e Palestina. Attori le culle ed i flussi immigratori. Il territorio più nevralgico ed a più alto rischio del mondo si avvia ad essere quello della più alta densità demografica per metro quadrato, prima dell’Olanda.

Alla fine del 1948 la popolazione ebraica contava 717.000 persone, 5,1 milioni alla fine del 2000 con un tasso di crescita di 3,8% all’anno, di cui il 49% dovuto all’immigrazione.

La popolazione palestinese dentro Israele ammontava nel 1948 a 156.000 persone, che non erano altri che coloro che si erano sottratti all’esodo precipitato dalla guerra.

La Palestina, Stato teoricamente a parte sulla carta di Oslo ma sempre in alto mare, cioè la Cisgiordania, Gerusalemme Est e la striscia di Gaza, conta oggi 3,2 milioni di arabi palestinesi, in fortissima crescita dovuta al solo fatto della natalità.

La fecondità degli ebrei egualmente forte è analizzata conducendo anche delle stime sul grado di religiosità delle famiglie. Presso gli ultra-ortodossi, indicati al 7% delle famiglie ebraiche, si hanno 6,4 nati per donna; presso gli ortodossi, al 18% delle famiglie, i nati per donna sono il 4,4; presso i laici ed i pii moderati che sarebbero il 75% si hanno 2,4 nati per donna.

Ma gli ultra-ortodossi e gli ortodossi sarebbero in netto aumento nella società israeliana, e così la loro fecondità.

La natalità d’Israele resterà superiore a quella dei Paesi arabi del Medio Oriente e del Maghreb.

Le proiezioni ufficiali non distinguono puntualmente i residenti ebrei in Israele "stricto sensu" da quelli delle colonie impiantate in territorio palestinese. E’ uno degli equivoci che ha contribuito ad inasprire gli scontri degli ultimi mesi. E’ segnalato che il numero dei coloni nei territori palestinesi occupati continua ad aumentare, nonostante l’Intifada, sia pure ad un ritmo più lento. Né i coloni installati lasciano gli insediamenti, tranne qualche caso isolato.

Per l’arco previsionale del tempo tra il 1995 ed il 2020 è stato previsto dalle fonti israeliane un apporto netto di 415.000 immigrati dall’ex-Urss e 275.000 dall’Europa e dalle Americhe. L’economia israeliana e le sue esportazioni assorbono e richiamano i tanti e tanti ebrei della diaspora che vorrebbero approdare nella terra degli avi, ma in condizioni di sicurezza e di vivibilità.

Nel 2020 Israele potrà contare (variante bassa senza l’annessione di Gerusalemme Est e del Golan) 7,8 milioni di abitanti, oppure (variante alta con l'annessione di Gerusalemme Est, del Golan e della zona C della Cisgiordania) 9,1 milioni di abitanti.

Ma l’autorità palestinese annuncia una natalità ancora più rapida della sua popolazione: 6,5 milioni nel 2020. Ma dove vivranno questi sei milioni e mezzo di persone di lingua araba e di religione in grande maggioranza islamica, con una piccola percentuale di arabi cristiani, se tutto è ancora indefinito, comprese le frontiere? Tutto è rimesso ad una serie di sfide in atto, delle quali matrice di tutte le sfide è proprio quella demografica, su un fazzoletto d terre sempre più sovraffollato.

Si mettono in campo vite sempre più numerose per guadagnare, da una parte e dall’altra, sulla falcidia della morte? (Alberto Marinelli-Inform)


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