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INFORM - N. 185 - 2 ottobre 2001

Dino Nardi: il CGIE a New York? Perché no!

ZURIGO - Ho vissuto la tragedia delle Torri gemelle e del Pentagono praticamente in diretta, ascoltandone alla radio la cronaca del corrispondente di Radiorai da New York, quel pomeriggio dell’11 settembre scorso, mentre stavo recandomi in auto a Lucca per un impegno di lavoro. A distanza di quasi un mese, nonostante la globalizzazione quotidiana dell’informazione, che ci fa metabolizzare velocemente ogni notizia, anche la più tragica, sono ancora oggi tutto scombussolato da quell’incredibile atrocità commessa da folli per i quali Dante Alighieri, probabilmente, avrebbe dovuto ideare un "girone" ad hoc per far loro espiare adeguatamente la pena!

A causa di impegni professionali che mi hanno tenuto lontano da Zurigo e per un virus che ha messo fuori uso il mio computer, solo ora ho appreso della proposta di Gianni Farina di tenere una riunione straordinaria del CGIE a New York, come pure delle reazioni (pochine, per la verità) che essa ha suscitato. Sia per un dovere morale che istituzionale del CGIE, quale rappresentante di tutti gli italiani nel mondo, anche di quei milioni di emigrati, di italo-americani e di italici degli Stati Uniti, ritengo doveroso, da parte mia, dover rilanciare quella proposta proprio per le motivazioni addotte dal vice segretario generale per l’Europa e per l’Africa del Nord e successivamente sostenute anche da Franco Fatica della UIM e da altri consiglieri.

Oltretutto, oggi, l’appello di Gianni Farina va ancor di più accolto, dopo che si è persa l’occasione di spostare da Vancouver a New York i lavori della Commissione anglofona del CGIE di questa settimana.

Né, d’altra parte, può certamente far cadere la proposta di Farina neppure l’avvenuta commemorazione di New York da parte della delegazione ufficiale italiana, guidata dal ministro per gli italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, e della quale ne hanno fatto parte anche alcuni membri del CGIE, tra cui lo stesso segretario generale Franco Narducci, essendo stata una cerimonia essenzialmente religiosa.

Invito, pertanto, tutti i colleghi del CGIE a fare un’ulteriore riflessione sulla proposta di indire a New York un’assemblea straordinaria del Consiglio, in luogo di una delle riunioni delle commissioni continentali del 2002, per poi prendere una decisione definitiva in occasione della prossima assemblea generale di novembre del CGIE. (Dino Nardi*-Inform)

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* CGIE Svizzera, presidente della Commissione Sicurezza e Tutela sociale del CGIE


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