* INFORM *

INFORM - N. 185 - 2 ottobre 2001

L'intervento di Tremaglia nella Cattedrale di New York: "E' stato un attacco agli Stati Uniti ma anche a tutti i Paesi che ne condividono i valori"

NEW YORK - In occasione della cerimonia di commemorazione di tutte le vittime degli attentati terroristici, che si è svolta nella cattedrale di San Patrizio, il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, si è rivolto con queste parole ai "cari miei amici di New York" e ai "cari connazionali".

Desidero innanzitutto ringraziare Monsignor Martino, il Sindaco di New York, tutte le autorità americane ed italiane presenti, il Presidente della Camera dei Deputati, i Senatori ed i Deputati del Parlamento italiano, il Console Generale, i rappresentanti del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, dei Comites e tutto il popolo di New York per la partecipazione a questa solenne cerimonia in suffragio di tutte le vittime della strage dell’11 settembre.

La mia visita a New York e la funzione religiosa di oggi, in questa cattedrale, intendono essere un atto di ammirazione e di devozione a tutti coloro che con il duro lavoro hanno contribuito a creare la ricchezza dell’America, coloro che hanno fatto di questa città e delle sue Torri gemelle un simbolo che resterà sempre vivo dei nostri cuori. E’ un omaggio dovuto a tutti i caduti, di ogni Paese e di qualsiasi religione, vittime di uno scellerato progetto di morte e distruzione.

Chi era stato a New York prima dell’11 settembre non può non avvertire un brivido nel camminare oggi per le strade di questa città, un senso di incredulità nel levare in alto lo sguardo.

Nulla sarà come prima, è stato detto all’indomani degli attentati che hanno ferito a morte l’America. Nulla potrà più esserlo quando eventi di una simile portata minano dalle fondamenta i più alti valori della società, della democrazia e della libertà.

Ma se le Torri sono crollate, questi valori non crolleranno, perché la solidarietà internazionale è destinata a rafforzarli ancora di più.

Il barbaro attacco alle Torri gemelle e al Pentagono, l’assassinio di migliaia di persone, la sfida alla sicurezza delle città, sono stati certamente un attentato agli Stati Uniti, ma anche a tutti quei Paesi che ne condividono i valori.

A New York, a Washington, l’11 settembre sono caduti cittadini di 80 nazionalità e di fedi religiose diverse.

New York non era – non è – solo una città americana, ma un punto di riferimento di civiltà per gente di ogni Paese arrivata qui per lavorare, per contribuire alla grandezza di un intero Paese.

Davanti a questa immane tragedia, il Governo ed il Parlamento italiano hanno avvertito l’esigenza di essere qui, il più vicino possibile, non solo idealmente, al popolo americano, per una giornata di riflessione e di preghiera.

Inutile sottolineare in questo momento il ruolo che gli italiani hanno avuto nella costruzione di questo Paese e della città di New York. Inutile rimarcare il peso politico, economico e sociale che la collettività di origine italiana riveste oggi a New York e negli Stati Uniti.

I successi dell’emigrazione italiana sono sotto gli occhi di tutti, così come i benefici che l’America ha offerto ai nostri connazionali.

Anche per questo l’Italia non poteva mancare a questo atto di omaggio.

Non si può dimenticare.

E noi non dimentichiamo i vincoli di amicizia, di fraternità e di lavoro che legano i nostri Paesi. La mia presenza qui, oggi, testimonia questo legame, l’attenzione ed il sostegno che il Governo italiano, l’Italia intera, riservano agli Stati Uniti, soprattutto in quest’ora difficile.

Il sangue versato, ancora una volta, ci unisce profondamente.

Desidero ringraziare di cuore tutti coloro che lavorano attivamente per coltivare questo rapporto, questa unione, e che hanno dovuto raddoppiare il loro impegno all’indomani del massacro.

Desidero ringraziare, uno ad uno, tutti voi.

Si dice che ci si sente veramente parte di un luogo, di un paese, quando si ha qualcuno sottoterra da piangere.

Il sacrifico rafforzerà certamente il processo di integrazione in questo Paese: ogni gruppo nazionale che compone questa città si sente oggi ancora più parte di essa, perché ognuno ha dovuto piangere i propri cari.

Italiani, così come cittadini di altre nazionalità, sono morti per far vivere questo grande Paese.

Queste morti tragiche, assurde, contribuiscono a consolidare il senso di appartenenza ad una nuova realtà, ad una nuova società, la cui realizzazione passa, purtroppo, anche attraverso momenti di tragedia quali quelli dello scorso 11 settembre.

Le vittime dell’11 settembre sono entrate a far parte della nostra storia, della nostra memoria, della nostra vita.

Prego che il Padre celeste possa mitigare l’angoscia del vostro cordoglio e vi lasci solo il ricordo meraviglioso degli amati defunti, e la solenne fierezza che vi deriva dall’aver deposto un così costoso sacrificio sull’altare della Libertà.

Voi conoscete bene queste parole di Abramo Lincoln, non sono riuscito a trovarne di più adatte.

Nel nostro cuore vi è tanto dolore, ma ritroviamo la luce nell’eroismo di chi voleva a tutti i costi salvare la vita altrui: una gara splendida e commovente nella dedizione fino alla morte.

Esaltiamo tutti i soccorritori meravigliosi, dai singoli volontari alla Polizia, e guardiamo come simbolo ai Pompieri: il loro esempio è stato eccezionale.

Chiamo a raccolta ideale attorno a loro, a tutti i morti e alle loro famiglie, i milioni di italiani che vivono nel mondo intero, con amore e profonda commozione, chiedendo giustizia.

Sia gloria e benedizione per le vostre famiglie, per le vostre case, per la vostra e la nostra bella America". (Inform)


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