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INFORM - N. 183 - 28 settembre 2001

Al via la Festa dell'emigrazione della Provincia Autonoma di Trento. Festeggiati i Trentini della Transilvania

TRENTO - "Una festa dedicata all’emigrazione è innanzitutto una festa della memoria". Con queste parole si è aperta il 28 settembre nel palazzo comunale di Predazzo, l’ottava festa provinciale dell’emigrazione, che quest’anno celebra l’epopea degli emigranti trentini in Transilvania. Si tratta di una vicenda lunga 150 anni, fatta di un’andata – dolorosa come tutte le partenze dalla terra di origine – ma anche di ritorni e di ricongiungimenti

Una vicenda che la Provincia avrebbe voluto ricordare assieme ad un folto gruppo di discendenti di quell’emigrazione ma, inspiegabilmente, il Consolato italiano in Romania ha bloccato prima della partenza 36 invitati su 47. Una decisione giudicata dall’assessore provinciale all’immigrazione Sergio Muraro molto grave, anche perchè tutti gli inviati avevano provveduto ad inoltrare alle nostre autorità consolari la "montagna" di documenti che era stata loro richiesta. Invece, solo poche ore prima della partenza, alla maggior parte di essi è stato comunicato che il consolato non avrebbe rilasciato il visto. Una richiesta di chiarimenti è già stata inviata dalla Provincia di Trento alle nostre autorità in Romania.

Comunque, la commozione di chi e riuscito ad arrivare in Trentino è tanta. Fino a trent’anni fa di questa comunità trentina oltre la cortina di ferro, nata all’epoca della costruzione delle grandi infrastrutture ferroviarie austriache, ovvero degli "aisempòneri" (traduzione dialettale dell’espressione tedesca "Eisenbahn Arbeiter", lavoratore ferroviario), poco si sapeva. La paternità della sua "riscoperta" spetta soprattutto a Giorgio Zanol, trentino trapiantato a Bruxelles, nonché al giornalista dell’Ufficio stampa della Provincia Autonoma Stefano Gobbi, prematuramente scomparso qualche anno fa.

Da allora in Romania, come del resto in molte delle altre "patrie d’adozione" degli emigranti trentini, le cose sono radicalmente cambiate. La festa di quest’anno e la serie di manifestazioni che seguiranno, fino al 13 ottobre, nell’esplorare i ricordi e le immagini del passato, vogliono infatti gettare anche una nuova luce su una realtà, quella dei discendenti degli emigranti, in continua evoluzione.

Dopo la presentazione del programma delle manifestazioni, è stata inaugurata la mostra specificamente dedicata all’emigrazione in Transilvania. Dopo l’arrivo in centro a Predazzo della "desmontegada", i festeggiamenti si sposteranno nel tendone sorto sul Campo Ippico, dove avrà luogo l’incontro con la delegazione dei discendenti predazzani in Romania e con le altre delegazioni degli emigranti. A seguire la presentazione del libro "Sulle ali di una rondine: storie di migrazioni", con gli autori Marco Felicetti e Renzo Francescotti. Seguiranno spettacoli musicali e folcloristici.

Dal primo ottobre prende il via una fitta serie di manifestazioni teatrali e musicali, di mostre, incontri e dibattiti. (m.p.-Inform)

I Fiammazzi in Transilvania

Nel marzo del 1851 quarantasei uomini di Predazzo, in Val di Fiemme, più alcuni di Ziano, Panchià, Tesero e valli limitrofe partirono per la Transilvania (oggi una regione della Romania). Artefice di questa prima emigrazione di "aisempòneri" fu l’ingegner Menapace di Tassullo, che lavorava al servizio delle ferrovie austriache, il quale fece richiesta alla Direzione generale delle pubbliche costruzioni di Vienna di una cinquantina di suoi conterranei per lavori stradali da svolgere in Transilvania. I lavoratori trentini, nelle sue intenzioni, dovevano anche servire come esempio per i "poltroni transilvani".

Quelli che firmarono il contratto – tagliapietre, minatori, fabbri, falegnami - si impegnarono a restare a disposizione dell’amministrazione per un periodo di due anni; chi fosse rientrato in patria prima di quella scadenza doveva farsi sostituire da altri o restituire la caparra.

Al termine del contratto molti rientrarono in Trentino; ma qualcuno rimase in Transilvania, e si fece raggiungere da altri compaesani. In questo modo nacque nell’attuale Romania una piccola colonia, come molte altre create all’epoca un po’ in tutto il mondo dagli aisempòneri trentini. Comunità che solo da pochi anni ha riallacciato i contatti con la terra di origine, dopo la lunga stagione di Ceausescu. (Inform)


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