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INFORM - N. 181 - 26 settembre 2001

Roberto Mazzarella (Seres): dalla Sicilia, terra dei "dialoghi impossibili", un messaggio di pace e di fraternità

PALERMO - In questi giorni terribili per tutta l'umanità sono aumentati i miei contatti con le comunità di siciliani nel mondo, e soprattutto con quelle degli Stati Uniti. Avvertivo in loro la necessità, anche fisica, di vivere questa tragedia coniugando la loro caratteristica: essere pienamente americani, ma con l'orgoglio siciliano. Tutto ciò ha portato un arricchimento nella discussione che vorrei comunicare, e che mi ha condotto a fare due considerazioni e una proposta.

La prima considerazione. La violenza, il terrorismo e quant'altro, si sono "globalizzati" e nuovi possibili scenari, anche terribili, si scorgono alle soglie del terzo millennio. L'11 settembre, dopo gli attentati compiuti al cuore degli Stati Uniti, è davvero una data epocale, una discriminante tra com'era il mondo e come potrebbe divenire. Il lato oscuro della faccenda è, come dicevo, la globalizzazione del terrorismo. L'aspetto positivo, che ciascun uomo, in qualunque parte del mondo ha sentito come suo, mai come questa volta, il dolore vissuto da altri. L'essere uomini, si è espresso nel sentirsi "prossimi"; la prossimità ciò che ha reso possibile che qualunque cittadino, in qualunque parte del mondo sentisse vicini i problemi, i dolori e le difficoltà di quanti vivono a New York. La "prossimità" nell'era della globalizzazione oltre che valore visibile e tangibile, diviene valore "globalizzato". E' In buona sostanza la "prossimità", che normalmente si vive localmente, adesso da valore "globalizzato", diviene "continuità", in modo da far leggere in filigrana la trama di una umanità "prossima" perché planetaria.

Queste sono state le prime considerazioni svolte "a caldo" con numerosi siciliani residenti all'estero, taluni proprio a New York. Ed è interessante che tali considerazioni provengano proprio da loro, giacché hanno già vissuto sulla loro pelle, spesso in modo assolutamente inconsapevole, la prossimità e la continuità, l'essere americani a tutti gli effetti, ma anche pienamente siciliani. La seconda considerazione, riguarda il tema della convivenza tra i popoli, di cui l'ONU è solo una espressione che, per di più, mostra il fiato corto. La convivenza tra i popoli, e in esso il tema complesso e intersecante delle migrazioni, deve porre l'accento sui valori che stanno alla base dell'umanità e che fino ad oggi sono stati posposti a questioni tecniche, economiche, finanziarie e amministrative. Il richiamo ai valori fondanti dell'umanità non lo intendo, però, derivante da una concezione moralistica della storia del mondo, quanto piuttosto dal pericolo che questi stessi valori mostrino il loro "lato oscuro". Quel che è accaduto l'11 settembre è, a mio avviso, una ulteriore prova che la corsa verso l'unità dei popoli non poggia su una vaga concezione moralistica ma è il destino del mondo. Ma anche questa corsa all'unità verso cui il mondo corre talvolta in maniera scomposta e violenta, deve essere favorita e governata: ma dalla società civile, dai popoli che, nella reciprocità, sanno riconoscere e apprezzare le diversità.

La corsa all'unità del mondo oggi si trova al centro di differenti tensioni: quella tra il locale e il globale, fra tradizioni e modernità, tra il materiale e lo spirituale. Se questo è lo scenario la risposta, o meglio, la proposta non può esser da meno. La Sicilia oggi come non mai è tornata ad essere "terra di confine". Questa condizione di debolezza alla quale le situazioni attuali vorrebbero relegarla, la Sicilia deve tramutarla in ricchezza. Una terra di confine o diviene elemento di "separatezza" appunto perché delimita due o più opposte realtà, o diviene essa stessa "centrale" appunto perché è lì che si gioca tutto. Allora una proposta voglio fare, rappresentando le aspettative e i sentimenti di tante comunità siciliane nel mondo: La Sicilia, terra dei "dialoghi impossibili", o ritenuti tali, tra culture, popoli e religioni. Un appello a tutti perché dalla Sicilia parta questo messaggio di pace e di fraternità che diventa progetto nella ricerca dei "dialoghi impossibili" , e che deve trovare ospitalità in un luogo fisico, dove tutto ciò possa realizzarsi e divenire come la "città posta sul monte". Un luogo visibile da tutti, e al servizio di tutti. (Roberto Mazzarella*-Inform)

* Direttore dell'Ufficio siciliani all'estero del Se.R.E.S., organismo della Conferenza Episcopale Siciliana


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