* INFORM *

INFORM - N. 175 - 18 settembre 2001

Festa a La Serena per i cinquant'anni dell'emigrazione trentina in Cile

La delegazione della Provincia di Trento visita la scuola "Alcide Degasperi", che chiede aiuto per realizzare una biblioteca

LA SERENA (CILE) - Nel secondo dopoguerra la Regione Trentino Alto Adige sostenne un progetto che, puntando ad alleviare il problema della disoccupazione e della povertà in molte valli trentine, favoriva la nascita di un nuovo flusso migratorio verso il Cile. Il progetto prese corpo nel 1951, con la partenza di un primo gruppo di emigranti verso La Serena, una città costiera situata a nord della capitale cilena Santiago, che aveva dato i natali all'allora presidente del paese latinoamericano Videla. Nel 1952 l'esperienza, che sembrava dare, pur tra le ovvie difficoltà, esiti nel complesso positivi, venne ripetuta: fu soprattutto questo secondo scaglione di emigranti ad incontrare, una volta arrivato in America, le difficoltà maggiori.

Terre sassose o poco fertili a causa del sale ("nella nostra parcella - ci ha raccontato Celeste Baldessari, uno dei protagonisti di quella stagione - era come se camminassimo sulla neve"), scarsità d'acqua, tecnologie inappropriate, informazioni ricevute al momento di partire rivelatesi poi infondate, interessi inconfessabili delle stesse autorità cilene che avevano sostenuto il progetto: come già avvenuto altre volte in passato nella lunga storia dell'emigrazione, a causa dei molti problemi incontrati all'arrivo, la maggior parte delle famiglie precipitò in una situazione peggiore di quella che aveva lasciato in Italia. In pochi anni, una fetta consistente di coloni si spostò in altre zone del Cile, o in Argentina e in Brasile. Alcuni invece rientrarono in patria.

Ma chi è rimasto l'ha avuta vinta: oggi in Cile si stima ci siano circa 2000 persone di origini trentine. Di queste, 1300 vivono a La Serena e dintorni (150 sono native di Trento). La comunità può vantare un livello di vita buono, se non eccellente. Qualcuno, come Attilio Callegari di Vermiglio, classe 1927, è entrato addirittura a far parte della ristretta elite economica del paese.

Raggiunto il benessere economico - pur con tutte le preoccupazioni che ancora può procurare l'attuale crisi di mercato dei prodotti agricoli, ed in generale il momento di grave difficoltà che attraversa tutto il continente latinoamericano - la comunità trentina si misura oggi con la sfida della cultura e dell'istruzione. Non a caso, la delegazione trentina in Sudamerica, guidata dall'assessore provinciale all'emigrazione Sergio Muraro e dall'arcivescovo di Trento Luigi Bressan, al suo arrivo a La Serena, è stata accolta nei locali della scuola italiana "Alcide Degasperi", frequentata attualmente da 400 alunni, per il 30 per cento trentini. La scuola sorge su un terreno messo a disposizione dal circolo trentino, ed è una scuola privata, come la maggior parte dei migliori istituti qui in Cile (e anche, a quanto ci è stato detto, in Argentina: il modello imperante nei due paesi è infatti quello statunitense, che disgraziatamente ha un difetto, quello di tagliare fuori gli studenti poveri).

La Provincia autonoma di Trento si affianca già oggi alla fondazione che amministra la scuola nell'erogazione di borse di studio alle famiglie meno abbienti. Ma la comunità avanza all'assessore Muraro anche una richiesta di altro genere: in sostanza, la scuola chiede un sostegno per realizzare una biblioteca e delle infrastrutture sportive. Muraro a questo proposito ha detto che il progetto, una volta definitivo, verrà esaminato nell'ambito della discussione sul bilancio provinciale per l'anno 2002. In quella occasione si vedrà se è possibile intervenire attraverso la legge sull'emigrazione o quella sulla cooperazione.

"Questa proposta - ha commentato il consultore della Provincia di Trento in Cile Renato Albertini, preside della locale facoltà di Biologia - è un'ulteriore conferma del fatto che all'interno dei circoli trentini del Cile, Capiapò, La Serena, Taca e Santiago, stanno maturando esigenze nuove, soprattutto per impulso delle nuove generazioni. Esigenze culturali anziché, come in passato, strettamente materiali".

Eppure i giovani incontrati dalla delegazione, a cui il presidente dell'associazione Trentini nel Mondo Ferruccio Pisoni ha chiesto di interrogarsi sulla natura e sul futuro delle strutture associative che cercano di raccogliere gli oriundi trentini, lamentano che il legame con l'Italia corre il rischio di affievolirsi. Ciò è in parte probabilmente un processo naturale; ma se si vuole impedire che divenga irreversibile, saranno necessarie proposte nuove. Naturalmente, è necessario che siano gli stessi beneficiari ad avanzarle per primi: il convegno nazionale convocato in questi giorni a La Serena potrebbe costituire in questo senso un'occasione preziosa.

Le giornate di sabato 15 e di domenica 16 settembre sono state occupate in gran parte dai festeggiamenti per i cinquant'anni dell'emigrazione in terra cilena. Molti i discorsi ufficiali e gli ospiti d'onore, tra cui l'ambasciatore italiano a Santiago Emilio Barbarani. Tra i momenti più piacevoli, uno spettacolo multimediale con balli, canti e proiezioni di foto, che ripercorreva l'epopea dell'emigrazione: lo sbarco dalla nave Amerigo Vespucci, dopo trenta giorni di viaggio, nel porto di Coquimbo (dove all'epoca si arrivava solo a bordo di scialuppe), e la lotta contro le avversità ambientali, fino al benessere dei giorni nostri. Domenica l'evento clou è stato il concerto del coro della Sosat. Tra le canzoni eseguite nei numerosi bis, anche una versione molto emozionante de "L'Ortigara". "Signore delle cime" è stata dedicata invece alle vittime dei recenti attacchi terroristici negli Stati Uniti e a tutti gli emigranti morti in terra cilena.Il gruppo ha fatto poi rientro a Santiago, da dove è ripartito alla volta dell'Italia. (Inform)


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