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INFORM - N. 174 - 17 settembre 2001

L'editoriale di "Corrispondenza Italia"

Inas, un patronato costruttore di relazioni solidali per superare il conflitto sociale

ROMA - Per quanto la domanda sia banale e ripetitiva, è difficile sfuggire all’interrogativo che rimbalza ad ogni stagione, specie alla vigilia autunnale. Che temperatura avrà il conflitto? Sarà autunno caldo e tiepido o freddo? Se lo chiede "Corrispondenza Italia", nell'edsitoriale che apre il numero del 16 settembre.

Non è solo pigrizia mentale quella che ci trascina tutti, anche nell’organizzazione sindacale, a proporsi il tema - prosegue il notiziario per l'estero del patronato Inas-Cisl -. Per quanto il secolo nuovo sia già iniziato, i meccanismo dei nostri ragionamenti collettivi sono ancora condizionati da ideologie ottocentesche come quella marxista, secondo cui si va avanti e si progredisce nella contrapposizione e opposizione; ed è nella lotta che si forgia l’identità destinata ad imporsi e a diventare egemone. E’ difficile, al contrario accogliere in modo consequenziale, il dato, che pure è sotto gli occhi di tutti, di una realtà la cui complessità e mutevolezza e il cui dinamismo diffuso, rendono inservibile lo schema contrappositivo bianco-nero, amico-nemico, buono-cattivo.

La condizione contemporanea vorrebbe, per la verità, essere capita e gestita non con lo schematismo della contrapposizione, bensì con lo sviluppo delle modalità e delle pratiche relazionali. E cioè costruendo aggregazioni e identità sulla base non del conflitto ma attraverso il rapporto tra soggetti individuali e collettivi che cercano la propria ragione fondante (anche diversa) nella comune ricerca di una risposta ideale superiore, capace di "convincere" le altre parti in causa e non soltanto di "vincerle" e subordinarle.

Rifiutarsi di cercare con pazienza le modalità della relazione porta a quei conflitti insensati e senza sbocchi di cui abbiamo visto la rappresentazione a Genova, nei moti contro il G8 (ma potremmo fare lo stesso discorso per altri conflitti, tragici come quello israelo-palestinesi o strategici come quello nord-sud del Pianeta, o per il conflitto sociale dei vari autunni caldi in Italia e nel mondo per non dire del terribile attentato che ha colpito nei giorni scorsi l’America).

Anche il conflitto sociale infatti ha perduto ormai la sua capacità di essere generatore di progresso e di promozione umana, come pure è stato, di fatto, nelle società industriali di massa che abbiamo lasciato alle nostre spalle. Come il conflitto antiglobale è disperato e tragico perché frutto di una sommatoria di opposizioni e di malessere anarchico e nichilista, privo di identità comune e dunque privo di possibilità strategiche praticabili, così il conflitto sociale rischia l’implosione auto-distruttiva e l’impotenza, se si chiude in una logica di conflittualità orgogliosamente e illusoriamente autosufficiente.

Questi problemi e questi scenari sono chiaramente percepiti da una organizzazione come la Cisl, fondata sulle scelte ideali del pluralismo sociale solidale. Ma la giustezza della scelta ideale non è sufficiente perché può essere percepita all’esterno come moderatismo opportunista, mancanza di tensione e di coraggio, basso profilo e attendismo, mentre invece è segno di salda consapevolezza di una forza ideale ed organizzativa che va spesa costruttivamente e tutta in positivo, nella ricerca di sbocchi concertati e condivisibili. La concertazione praticata è quindi la politica che la Cisl rimette in campo in questa fase di scelte economiche e sociali.

Per l’Inas la stessa logica di servizio che è alla base di una struttura di assistenza e di patrocinio sociale aiuta potentemente a ritrovarsi su una linea di costruttività fattiva e pragmatica a fianco dei lavoratori e delle loro famiglie, in patria e nei paesi di emigrazione. Ma vogliamo e dobbiamo coltivare questa attitudine non come fine a se stessa ma nella consapevolezza che attraverso il servizio di patronato si può sperimentare un sindacalismo che sia forte veicolo di relazioni e di ricerca di identità sociali rese coerenti dai valori comuni e trasversali del solidarismo anziché dalla pratica del conflitto.

Sarà - conclude "Corrispondenza Italia" - la linea del nostro "autunno Inas"- (Inform)


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