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INFORM - N. 169 - 10 settembre 2001

Il Chaco dà il benvenuto ai Trentini

Dopo una breve visita in Uruguay, prosegue in Argentina la missione della Provincia Autonoma di Trento in America latina

RESISTENCIA - "Benvenuti nella terra del cotone e delle molte etnie, dove l’emigrazione trentina ha lasciato un’impronta indelebile". Con queste parole una giovane ragazza – una delle tante "figlie" dell’emigrazione trentina in America Latina – ha accolto la delegazione in visita in questi giorni in Argentina, guidata dall’assessore provinciale all’emigrazione Sergio Muraro e dall’arcivescovo Monsignor Luigi Bressan, al suo arrivo all’aeroporto di Resistencia, capitale della provincia del Chaco.

Un festoso benvenuto da parte dei circoli trentini di Resistencia, Puerto Tirol, Quitilipi, Las Brenas, Corzuela, Presidencia Roque Saenz Pena e Pampa del Inferno, le cui delegazioni erano presenti con i loro gonfaloni e i costumi tipici trentini, con i quali si è di fatto aperta ufficialmente la missione della Provincia, che si propone di approfondire i rapporti di cooperazione fra il Trentino e quello che rimane uno dei territori più poveri di un paese, l’Argentina, già messo alla prova da una durissima crisi economica.

Ad accogliere la delegazione - di cui fanno parte anche il presidente dell’associazione Trentini nel mondo Ferruccio Pisoni, il delegato della Pastorale del lavoro Rodolfo Pizzolli, il dirigente della Provincia autonoma Carlo Basani, ed un gruppo di giornalisti – c’erano naturalmente anche le autorità locali, dal momento che l’accordo siglato fra il presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai e il governatore del Chaco Angel Rozas impegna direttamente i due governi ad approfondire le collaborazioni già in corso dai primi anni ’90 nei settori della solidarietà, dell’educazione, e dello sviluppo economico. Collaborazioni i cui beneficiari saranno innanzitutto le comunità di origini trentine, ma che non mancheranno di generare ricadute positive anche sul resto della popolazione.

L’impatto con Resistencia, città di 300.000 abitanti adagiata nella pianura del Chaco, produce impressioni contrastanti. Da un lato i segni della povertà di queste terre "estreme", bambini che chiedono l’elemosina agli angoli delle strade e indios male in arnese che cercano di vendere chincaglierie ai rari visitatori; dall’altra anche un certo fervore creativo, che si esprime ad esempio attraverso le decine e decine di statue che ornano i viali e i parchi pubblici. La popolazione, come in molte altre parti dell’America Latina, è il prodotto delle varie ondate migratorie provenienti dall’Europa. Qui, ci viene detto, oltre ai discendenti degli italiani e degli spagnoli sono presenti quelli di praticamente tutte le etnie della ex-Jugoslavia. Il paesaggio urbano è molto "americano": strade rettilinee che si incrociano ad angolo retto, e negozi aperti ad ogni ora del giorno e della notte. Fuori si estende la grande pianura, un tempo coltivata quasi esclusivamente a cotone, oggi sede di attività di agricoltura e allevamento, anche sperimentali, un po’ più diversificate.

L’accordo Trentini-Chaco prevede il proseguimento del programma di sviluppo agro-zoootecnico "Progano", e la realizzazione di un impianto di macellazione a Pampa del Inferno entro il 2002, un intervento nel settore dell’educazione (solo 23 famiglie di origini trentine su 347 possono far portare a termine con sicurezza gli studi ai loro figli), un progetto per la formazione di assistenti sociali e infine interventi di carattere umanitario per quei trentini che vivono in uno stati di assoluta indigenza, spesso amplificata dall’isolamento.

Le autorità del Chaco – tra gli altri il sindaco di Resistencia Benicio Szimula, il segretario delle relazioni internazionali e commercio estero Rino Fabris e i ministri provinciali Toledo Rolando, Oscar Dudik e Jorge Romero - hanno confermato che questo è uno dei progetti più significativi tra quelli attualmente in corso fra Italia e Argentina, progetto che sta generando anche effetti insperati, come la progressiva diffusione nel Chaco dell’interesse per la lingua e la cultura italiana, anche al di fuori delle comunità degli emigrati.

L’assessore Muraro, ringraziando per la calorosa accoglienza, ha sottolineato invece come questa visita sia particolarmente importante anche per il coinvolgimento dell’arcidiocesi (sono in arrivo a Resistencia per l’occasione anche alcuni dei venti missionari trentini che vivono in Argentina). Monsignor Bressan, nel suo breve saluto, ha parlato di emigrazione come di una "risorsa per lo sviluppo del Trentino, perché in passato è stato grazie anche alle rimesse degli emigrati che la nostra provincia ha potuto svilupparsi".

Sotto un cielo plumbeo – in Argentina siamo alla fine dell’inverno ma nel Chaco le precipitazioni sono comunque sempre estremamente irregolari – proseguono intanto gli incontri ufficiali e le visite ai progetti di cooperazione.

La tappa in Uruguay

La visita della delegazione trentina – che verrà raggiunta mercoledì dal presidente della Giunta provinciale Lorenzo Dellai, che ha in programma un incontro con il presidente argentino Fernando de la Rua – è iniziata nei giorni scorsi con una breve visita di Muraro e Monsignor Bressan alla città uruguayana di Colonia del Sacramento, dove è presente un circolo trentino molto attivo. La città è la più antica del paese, e il suo centro storico è posto sotto la protezione dell’Unesco; tuttavia la povertà è ovunque, cosa del resto comprensibile in un paese con il tasso di disoccupazione al 16%, che risente inoltre della pesante crisi della vicina Argentina. La delegazione ha visitato un punto di accoglienza per i bambini di strada – piaga diffusa in tutto il continente – aperto dalla comunità cattolica, chiamato "Merendero". Successivamente ha discusso con le autorità locali della creazione di un centro socio-assistenziale per giovani e adulti, assicurando l’appoggio sia della Provincia sia della diocesi di Trento. Monsignor Bressan ha celebrato la messa alla presenza dell’arcivescovo emerito di Montevideo Monsignor Gottardi. Prima della partenza, c’è stato il tempo anche per una conferenza stampa e una cena a cui hanno partecipato circa 2000 trentini alle cantine Bernardi Maffei: uno dei proprietari è originario di Arco. (Inform)


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