* INFORM *

INFORM - N. 169 - 10 settembre 2001

Filippo Di Benedetto: testimone di vita democratica

BUENOS AIRES - Un caro amico ed un connazionale di sani principi. Uomo politico di razza: questa la sintesi che racchiude l’essenza di una delle figure più salienti e laboriose dell'emigrazione italiana in Argentina. Un ossequio di coscienza e di essenza. Un "falegname della democrazia" che riusciva a cesellare i tasselli della convivenza e del dialogo, anche in seno agli avversari, a volte con cadenze che apparivano brusche e dure, ma solo nel tono della voce, perché la convinzione delle idee di libertà era insita nel suo carattere. Un italiano con il "difetto" di essere calabrese. Quella caratteristica di tenacia e di persistenza, che trovava nella lealtà del comportamento e nel linguaggio schietto la sua configurazione autentica. Effettivamente! Questa frase, caro Filippo, mi ha sempre colpito. Un’affermazione che ti caratterizzava e che ripetevi e rimarcavi come conclusione di un tuo discorso razionale e concreto, lasciando agli altri lo spazio alla riflessione.

Adesso che ti sei messo da parte dalla "contesa" a noi rimane un grande peso di responsabilità. Probabilmente a molti mancherà il tuo riferimento. Soprattutto in seno al Comites di Moròn, di cui tu sei stato l’anima politica. Ma anche in altre sedi si sentirà la tua assenza, il tuo "asciutto" discorso, essenziale e senza fronzoli, e principalmente, senza "peli sulla lingua", come "effettivamente" occorre fare quando si lotta per i diritti sociali e politici democratici.

Addio, Filippo, voglio solo ricordare la notte trascorsa con te a Roma, in occasione della Conferenza degli Italiani nel Mondo, all’Hotel Ergife, nella tua camera d’albergo. Non volevo lasciarti solo, la tua condizione di salute era preoccupante - e tu lo intuivi - ma non osavi chiedere a nessuno la compagnia, né volevi essere commiserato. Ti promisi di "non fumare" e ti chiesi di lasciarmi trascorrere la notte nella tua stanza, per farti compagnia e perché potessi raccontarmi qualche tua esperienza di vita. Una camomilla per te e un limoncello per accompagnare il dialogo.

All’indomani tuo figlio venne a prenderti per portarti in Calabria. Da allora il tuo sguardo mi accompagna. Nel tuo sorriso fatto con l’anima ho suggellato il valore dell’uomo.

Un falegname che ha saputo darci il senso della lotta e del valore democratico, trasmesso ad un ultimo emigrante, come me, che lo ha scoperto in trincea, a dirmi "effettivamente" - accompagnando la frase con l’oscillazione del capo - sei un giovane di cui abbiamo bisogno.

Grazie Filippo, ora che sei in un’altra dimensione, il bisogno è reciproco. (Enzo Rapisarda-L'Eco d'Italia/Inform)


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