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INFORM - N. 169 - 10 settembre 2001

La scomparsa di Filippo Di Benedetto

BUENOS AIRES - Lunedì 3 settembre si è spento in Buenos Aires, nella località di San Justo, Filippo Di Benedetto, autorevole figura della comunità italiana in Argentina ed uomo politico di grande impegno a favore dei diritti degli emigranti e dei principi democratici. A Filippo Di Benedetto va riconosciuto il grande ruolo di lottatore tenace e coerente che gli vale come titolo di "Patriarca dell’Emigrazione".

Un addio al patriarca dell’emigrazione: il ricordo di Gaetano Cario

Quella di Filippo Di Benedetto è una grave perdita. Perdita umana e di grande peso politico. In queste circostanze riaffiorano alla mente le vicende vissute, quelle umane e quelle politiche, legate alle confidenze sia come corregionale calabrese che come compagno di rivendicazioni dei diritti dei connazionali italiani all’estero.

Adesso che te ne sei andato, caro Filippo, e il rammarico della tua perdita è vivo, non posso fare a meno di ricordarti attraverso le testimonianze che hai lasciato.

Mi piace ricordarti come tra i fondatori del Centro Emigranti Calabresi di Buenos Aires - oggi Centro Calabrese - la prima espressione politica regionale che nel 1975 ha visto la luce in Argentina, per riunire attorno coscienze e consensi di partecipazione.

Il tuo ruolo come presidente della Filef e del Patronato Inca, nonché segretario del Pci in Argentina, ti ha visto in trincea a lottare con il fervore e l’entusiasmo che ti caratterizzava.

Non hai mai esitato a ricorrere al coraggio di esporti. Non sono un segreto i tuoi contributi durante la dittatura in Argentina. Per questo hai pagato in prima persona, anche con il carcere. Erano i tempi di Ongania e poi di Videla e Galtieri. Quanti "desaparecidos" hai dovuto registrare e dare la lista ufficiale alle autorità politiche italiane dei tanti misfatti che si stavano consumando a danno dei connazionali italiani per mano della dittatura militare.

Hai anche collaborato a risolvere molti casi di "espatrio" di molti italiani che figuravano nelle "liste punitive" dei generali argentini, per farli fuori e annientarli politicamente e fisicamente. Con molta "discrezione" e in qualche maniera, assieme ad altri, hai dato il tuo contributo per un "passaporto per la libertà".

E poi, come membro del Comitato Unitario e Comitato "Per una Giusta Pace" non hai esitato a schierarti a favore della democrazia e della vita dell’uomo in libertà.

Non hai mai occupato ‘presidenze" inutili o di comodo, ed anche al di fuori delle cariche riuscivi a dare la tua impronta e la tua indicazione politica di peso.

Membro del Comites di Buenos Aires e del Comites di Moròn, sei stato tra i pochi superstiti che hanno partecipato a tutte le Pre Conferenze e Conferenze dell’Emigrazione che si sono celebrate e per ultimo alla Conferenza degli Italiani nel Mondo, rilasciando una storica intervista. Come calabrese autentico e combattente politico di razza hai presenziato alla Prima Conferenza dell’Emigrazione e a molte riunioni di Consulta, lasciando la tua traccia.

Concedimi, caro Filippo, questa pubblica confidenza, perché la tua storia di emigrante non è per caso, già durante il tuo viaggio per il Sud America, - come mi raccontavi - sulla stessa nave hai incontrato un altro pioniere dell’emigrazione, Fernando Aloisio, detto Nando, con cui hai costruito la base politica del riscatto dei diritti politici degli italiani all’estero.

Anche il tuo paese, Saracena, in provincia di Cosenza, ti ricorderà come Sindaco di fede antifascista. Un uomo di lotta che, nella lotta, ha trovato il suo ideale di vita.

Sei stato un Uomo di "Unione e Benevolenza" di credo democratico ed hai scalfito le coscienze di ognuno, con il tuo modo di agire ed operare, una testimonianza a cui occorre ispirarsi per un futuro sempre di conquiste sociali e democratiche. Ciao, Filippo. (Gaetano Cario-L'Eco d'Italia/Inform)


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