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INFORM - N. 169 - 10 settembre 2001

La Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e gli immigrati

REGGIO EMILIA - Alla Festa nazionale dell’Unità, a Reggio Emilia, domenica 9 settembre si è tenuto un dibattito sul tema "Da immigrati a cittadini. I nuovi orizzonti della Carta dei Diritti", organizzato dal Gruppo parlamentare del Socialismo Europeo in collaborazione l’Unione dei Democratici di Sinistra in Europa.

Noi riteniamo che le esperienze maturate dagli immigrati in Europa siano molto significative rispetto ai temi strategici che non solo i Ds stanno affrontando nel loro congresso ma di cui si discute molto in questi mesi sul piano politico-culturale, ha detto Norberto Lombardi, responsabile Ds per gli italiani nel mondo, nel dare inizio ai lavori. Le comunità di italiani all'estero sono realtà di frontiera proprio sui temi della globalizzazione e nei luoghi in cui si vivono tutte le contraddizioni di ordine generazionale, culturale e sociale, alla luce anche della riflessione dei problemi no global che si è avviata dopo il G8 di Genova. Queste comunità sono laboratori di interculturalità e interetnicità che stanno sedimentando valori insostituibili, anche per scegliere le politiche di accoglienza in Italia rispetto ai processi d'immigrazione in atto da anni.

"Siamo qui per valorizzare un atto compiuto dall’Unione Europea recentemente, quello dell’adozione della Carta dei diritti fondamentali che costituisce un passo importante verso l’Europa dei cittadini, verso la costruzione della cittadinanza europea." Con queste parole ha dato inizio alla sua relazione l'europarlamentare Pasqualina Napoletano, presidente della delegazione dei Ds all’interno del Pse , ricordando che proprio gli italiani emigrati, tra mille difficoltà, in massa nel dopoguerra sono stati gli antesignani della costruzione europea.

Da allora progressi importanti in materia di libera circolazione dei lavoratori sono stati possibili grazie alla legislazione comunitaria, che però spesso è ormai datata e non corrisponde in pieno alle esigenze di una società in mutazione. In particolare, le persone inattive, gli studenti, i disoccupati incontrano molti ostacoli. Per questo taluni articoli della Carta, come l’art. 15 (libertà di cercare lavoro in qualunque Stato membro), o l’art. 34 (diritto alle prestazioni di sicurezza sociale per i lavoratori migranti) saranno importanti per i cittadini immigrati e nel rimuovere le lacune che ancora sussistono.

Fa ben sperare per il futuro l’adozione di nuovi importanti provvedimenti, prima fra tutti la Nuova Agenda Sociale presentata a Nizza. Fra le azioni più significative molte sono volte a facilitare la mobilità per i cittadini europei, sia che si tratti di reciproco riconoscimento di qualifiche e diplomi, o di diritto di residenza. C'è anche l'impegno ad aggiornare ed ampliare il regolamento 1408 del 1971 che è lo strumento fondamentale per la sicurezza sociale dei lavoratori migranti. Ancora lontana, comunque, appare la possibilità di includere i lavoratori provenienti da paesi terzi nel campo di applicazione del regolamento stesso. La Carta ribadisce il diritto di voto attivo e passivo alle elezioni europee e comunali, mentre sancisce il rispetto delle diversità culturali e linguistiche. A questo riguardo, maggiore attenzione andrebbe prestata dalle autorità italiane ai corsi di lingua e cultura, il cui bilancio l'europarlamentare giudica completamente insoddisfacente.

La realtà degli italiani residenti negli altri paesi dell'UE è strettamente legata alla dinamica dell'integrazione europea. L'Europa alla quale si deve guardare - ha concluso Pasqualina Napoletano - va ben al di là dell'euro e dle mercato unico; occorre costruire l'Europa politica, una cittadinanza europea democratica e partecipativa. L'approvazione della carta de Diritti è un grande passo nella buona direzione.

Una comunicazione sui livelli di integrazione raggiunti dagli immigrati in Europa è stata svolta da Gianni Farina, vice segretario generale del CGIE per l'Europa e il Nord Africa. Anche per Farina le comunità italiane all'estero hanno creato i presupposti per una società europea multietnica e multiculturale. Ma i problemi da risolvere sono ancora molti, l’integrazione non si è conclusa ed i passi all’indietro sono sempre possibili. Siamo in presenza di legislazioni avanzate anche a livello dei singoli paesi ma ci sono comportamenti sul piano applicativo che sono tuttora divergenti e profondamente arretrati. Vi sono ritardi, permangono discriminazioni, incomprensioni ed egoismi. L'avvento dell'euro crea una nuova coscienza di cittadinanza europea, una nuova identità anche a livello psicologico, per vincere la sfida del futuro, ma il processo integrativo non sarà concluso in Europa sino a quando non ci sarà un’autentica parità nell’insegnamento e nella scuola. Il diritto all'educazione, alla formazione, alla pari dignità delle possibilità costituisce la prima compensazione alle disparità esistenti alla nascita.

La carta dei diritti approvata a Nizza - ha concluso Farina - è in ogni modo un testo assolutamente straordinario, sintetico, solenne nelle sue enunciazioni, il solido fondamento di un'Unione Europea proiettata verso l'unità e fondamento di solidarietà e di giustizia. Ancora potenzialmente, è la Costituzione dei cittadini europei: uno strumento importante che ci permette di difendere meglio i nostri diritti e di conquistarne di nuovi.

Con un taglio fortemente critico l'intervento di Claudio Micheloni, presidente della Federazione delle Colonie libere italiane in Svizzera, componente del comitato di presidenza del CGIE. Siamo una organizzazione di sinistra - ha detto -, però la bandiera degli italiani all'estero ce l'ha la destra e questo è insopportabile. Nel partito c'è disinteresse per i problemi dell'emigrazione, al di là di alcune sensibilità particolari. E' inconcepibile che nelle regioni non si utilizzino le nostre esperienze per le politiche a favore dell'immigrazione. A livello di politica europea - ha aggiunto Micheloni -, per noi in Svizzera è importante che si superi al più presto la discriminazione tra cittadini dell'Unione e cittadini di paesi terzi sui diritti democratici, A noi, che viviamo in un "paese terzo", il più grosso aiuto che ci può dare l'Europa e l'Italia non è il diritto di voto all'estero, è invece quello di concedere il diritto di voto agli extraeuropei in Italia e nell'Unione Europea, perché questo ci permette di conquistare lo stesso diritto.

A concludere il dibattito, il vice presidente del Parlamento europeo Renzo Imbeni. La Carta dei diritti fondamentali non è ancora Costituzione però va presa in considerazione la sua importanza strategica. Il nostro programma è l'attuazione della Carta dei diritti, la sua trasformazione in leggi e in diritti effettivamente riconosciuti. Come partito del Socialismo Europeo il nostro impegno è far sì che alla prossima Conferenza intergovernativa la Carta dei diritti sia inserita nel Trattato e il Trattato diventi una Costituzione europea. In questo modo - ha concluso Imbeni - si rafforzano i diritti di tutti i cittadini, quelli che sono "indigeni" da generazioni e quelli che lo sono diventati da poco. (Chiara Chiabrera-Inform)


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