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INFORM - N. 167 - 6 settembre 2001

Macedonia: l'UNHCR chiede un accordo internazionale per la sicurezza

ROMA - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha fatto appello alla comunità internazionale affinché venga al più presto messo in atto un accordo sulla sicurezza che permetta di stabilizzare la situazione nella Repubblica ex jugoslava di Macedonia (FYROM) e che consenta il ritorno dei rifugiati e degli sfollati alle proprie case.

"Una presenza internazionale che riempia il vuoto nella sicurezza è l'unico modo per prevenire ulteriore violenza. La comunità internazionale deve agire subito e dimostrare il suo impegno per la pace in Macedonia" ha dichiarato Eric Morris, inviato speciale dell'UNHCR nella regione.

"Non sta all'UNHCR suggerire forme e modalità dell'accordo, ma questo deve realizzarsi subito - prima che si concluda la missione della NATO - non solo per garantire sicurezza ai civili, ma anche per permettere il ritorno dei rifugiati e degli sfollati".

La missione della NATO in Macedonia è impegnata nel disarmo dei ribelli albanesi e dovrebbe terminare entro la fine del mese di settembre.

Nonostante la firma dell'accordo di pace il 13 agosto scorso, la tensione rimane alta nelle aree interessate dal conflitto nella Macedonia nord-occidentale. Sfollati macedoni hanno bloccato due importanti strade che conducono nella vicina Jugoslavia, da dove fanno ritorno i rifugiati macedoni di etnia albanese. Dalla scorsa settimana invece donne e bambini macedoni di etnia albanese hanno bloccato una strada vicino Tetovo, chiedendo il rilascio di parenti che apparentemente sarebbero stati rapiti dalle forze di sicurezza macedoni.

Mentre già oltre 30mila rifugiati macedoni di etnia albanese hanno fatto ritorno dal Kosovo, i macedoni di etnia slava non considerano ancora sicuro il rientro nelle aree dove costituiscono la minoranza. Mentre i ribelli albanesi consegnano le armi alla NATO, i civili di etnia albanese temono la presenza delle forze di sicurezza macedoni, in particolare lungo la strada tra Tetovo e la frontiera con il Kosovo a Jacinze.

"Entrambe le comunità hanno legittimi timori e proccupazioni per la sicurezza, che impediscono loro di tornare a casa o di spostarsi liberamente tra città e villaggi" ha affermato Morris. "Se non riusciamo a contrastare la paura, la sfiducia e la crescente divisione tra le comunità, il ritorno dei rifugiati e degli sfollati non sarà mai sicuro né sostenibile".

Nelle ultime due settimane, nel tentativo di accrescere la fiducia nell'attuazione dell'accordo di pace, l'UNHCR ha potenziato la sua presenza nei villaggi colpiti dal conflitto. Nonostante i precedenti appelli dell'Alto Commissariato ai governi per un più ampio dispiegamento di osservatori internazionali per contribuire a rassicurare coloro che sono tornati alle proprie case e i civili nei villaggi più isolati, il numero degli osservatori internazionali rimane ancora basso. (Inform)


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