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INFORM - N. 164 - 3 settembre 2001

Opzione per il sistema contributivo: gli enti previdenziali non liquidano i trattamenti. Centinaia di persone da 8 mesi senza pensione e senza lavoro

I sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil chiedono di sbloccare l’opzione per il sistema contributivo

ROMA - Sono ormai otto mesi che alcune centinaia di lavoratori attendono la pensione che hanno chiesto optando per il calcolo con il sistema contributivo. Ricordiamo che la facoltà di opzione per il sistema contributivo (già prevista a partire dal 1° gennaio 2001 dalla legge di riforma Dini) era stata sospesa con la Finanziaria di quest’anno e ripristinata con significative modifiche dal decreto legge 3 maggio 2001 n. 158, convertito nella legge n. 248 del 2 luglio 2001.

La ragione di questa sospensione della liquidazione, secondo una informativa diffusa il 28 agosto scorso dall’Istituto previdenziale dei dipendenti pubblici (Inpdap) starebbe nel fatto che "in ordine alla individuazione dei destinatari dell’art. 1, comma 23, della legge 3335/95 sono sorte alcune perplessità interpretative". La questione, sempre secondo la nota dell’Inpdap, sarebbe all’esame dei ministeri del lavoro e del tesoro. Peraltro, anche presso l’Inps non risulta ancora emanata la circolare applicativa che consente la liquidazione dei trattamenti.

Le organizzazioni sindacali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil giudicano non più tollerabile tale situazione per quei lavoratori che hanno effettuato l’opzione per il sistema contributivo, hanno presentato domanda di pensione ed ancora non hanno la certezza che il loro diritto divenga esigibile. Tra di essi ci sono persone che hanno dato le dimissioni dal posto di lavoro e che da almeno otto mesi sono senza fonti di reddito. Ci sono anche persone che, dopo aver perso il lavoro negli anni scorsi, si sono sobbarcate l’onere della prosecuzione volontaria, proprio in vista della possibilità di optare per il contributivo.

Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil chiedono al Governo di rimuovere immediatamente gli ostacoli che si frappongono alla liquidazione della pensione dei soggetti rimasti senza lavoro.

Quanto alle "perplessità interpretative" che sarebbero insorte adesso su una legge che è in vigore da più di cinque anni, i sindacati dei pensionati ritengono che non si possa rimettere in discussione uno degli aspetti fondamentali della legge di riforma Dini al di fuori della verifica dei conti della previdenza. Comunque non si possono disattendere, con comportamenti di fatto, diritti che traggono fondamento da una legge attualmente in vigore.

Il sistema contributivo – sostengono inoltre Spi, Fnp e Uilp – costituisce un equo regolatore della spesa pensionistica. Esso infatti introduce uno scambio tra importo della pensione ed età di pensionamento, scoraggiando, ma non impedendo, l’accesso alla pensione a 57 anni ed incentivando età di pensionamento superiori ai 62 anni. Per questo – concludono Spi, Fnp e Uilp - rimettere in discussione le possibilità di accesso al sistema contributivo, significa anche contraddire quel modello di "flessibilità in uscita" in materia di pensioni che il Governo ha annunciato nel Documento di programmazione economica e finanziaria e creare nuove e dannose tensioni fra i lavoratori e i pensionati alla vigilia della verifica dei conti della previdenza. (Inform)


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