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INFORM - N. 164 - 3 settembre 2001

I problemi della popolazione mondiale: siamo troppi?

Edgard Pisani già ministro di De Gaulle si confronta con il Papa sulla demografia

PARIGI - Chi si attarda nell’incubo di vivere su di un pianeta sempre più sovraffollato ed invivibile? Se è invivibile, lo è per altre cause che non l’essere di troppi. Nei secoli bui di Montanelli la popolazione era rada e falcidiata da guerre ferocissime.

Le previsioni demografiche degli anni ’50 erano catastrofiche. Si predicava nelle istanze nazionali ed internazionali ed all’Onu la contraccezione generalizzata o banalizzata, costume di vita, magari selvaggia come fu in certi periodi in India, e l’aborto tollerato. Da qualche anno le previsioni hanno declinato. In alcuni Paesi e non dei meno popolati compreso il nostro le bare superano le culle. Tre studiosi a nome dei loro Istituti specializzati, Wolfgang Lutz "dell’Internazional Institute for Applied System Analysis" di Laxamburg in Austria, Warren Sanderson della sezione demografica della State University di New York, Sergei Scherbov della Facoltà di Economia dell’Università di Groningen in Olanda, hanno concordato recentemente una previsione che attesterebbe la popolazione mondiale sui nove miliardi nel 2070, con una decelerazione più pronunciata a partire da quel decennio fino agli 8,4 miliardi nel 2100.

Riprendiamo questi dati dalla "Revue Nature" di Parigi del 2 agosto scorso la quale allarga le informazioni sui lavori demografici dell’Onu che concludono per ora con cifre previsionali leggermente superiori e facendo riserva sulle fonti cinesi, volutamente non nette e non definitive, e sulla evoluzione meno monitorata del continente africano.

Sussiste un invecchiamento della popolazione che si manifesta dovunque. Si rende evidente il bisogno di fornire derrate alimentari più abbondanti, migliori e più diversificate da una agricoltura che è in grado di potenziamenti ulteriormente, dopo gli spettacolari progressi tecnologici degli ultimi decenni, pur dovendosi guardare dalle tentazioni e dai rischi trasgenetici e biodegradanti. L’agricoltura è oltretutto chiamata, tenendo presenti le etnie, le culture, le affinità, ad essere forma di vita, collocazione e distribuzione armonica delle famiglie sul territorio e nell’ambiante.

Si è applicato a questi studi comparati Edgard Pisani, che fu Ministro dell’agricoltura di De Gaulle, Commissario europeo, Presidente dell’Institut du Monde Arabe, assertore della "attention française" ai problemi dell’Africa (missione della Francia nell’Africa francofona), autore di molteplici pubblicazioni, l’ultima delle quali, peculiare e singolare, "Une certaine idée du monde: l’utopie comme méthode". Sarebbe la globalizzazione totale ma egalitaria sfociante finalmente nello Stato Mondiale.

L’attenzione di Pisani all’Africa ci fa ancor meglio ritornare alle dichiarazioni del Ministro Tremaglia sulle due sponde demografiche del Mediterraneo e su quello che dovrebbe essere l’impegno dell’Europa nel provocare un impulso produttivistico nuovo, ricondurre nei Paesi stessi l’eccesso di energie, di gioventù, di forza lavoro che ora preme e si affolla verso l’Europa, soprattutto sui Paesi latini del Mediterraneo, con un ritmo economico a favore dell’Europa stessa. Sarebbe politica concreta di umanesimo latino.

L’ebdomadario parigino "L’Intelligent" del 6 agosto dopo un’intervista con Edgar Pisani offre una sintesi dei suoi ultimi propositi e progetti. Sui problemi della popolazione mondiale si dichiara sempre non ottimista. Gli abitanti del pianeta sarebbero ancora troppi, vanno sfoltiti. Giovanni Sartori, nell’articolo di fondo sul Corriere della Sera del 15 agosto, sembra voler dargli ragione. Non sappiamo se i due personaggi sono in collegamento. Sartori parla ancora di "esplosione demografica", che sarebbe, per di più, alla base della "incombente catastrofe ecologica". L’articolo del Corriere si intitola: "Riflessioni sulla fame". E’ il coinvolgimento totale della situazione demografica, ivi comprese le migrazioni. Ma per Pisani le migrazioni teoricamente potrebbero essere regolate da un direttorio e da una pianificazione sovranazionali, però all’atto pratico sono il riflusso di un caos demografico inarginabile. "In Africa poi - soggiunge Pisani – la crescita demografica è più rapida della crescita economica" . Ma occorre , appunto, far ripartire l’Africa con una forte scossa nell’agricoltura, nell’educazione e nella formazione dei mestieri. L’utopia da servire e da sfidare è l’educazione come la leva magica che sollevi, affini, aristocratizzi, se la contraddizione delle parole lo permette, le masse.

Pisani è un uomo sussiegoso. Ama portare il discorso, anche il più realistico e crudo, nelle alte sfere dell’etica. Riferisce di uno scambio di opinioni inusuale avuto con il Papa, del quale tuttavia respinge la visione naturalista. "Gli avevo chiesto una udienza per dirgli tutto questo – riporta testualmente "L’Intelligent" - appunto come, nel rispetto della vita che è il suo credo, si può evitare l’ingigantirsi di questo pericolo che le vite troppo numerose e la miseria fanno pesare sull’umanità e sulla natura…".

"Sua Santità – ancora testualmente – non mi risponde niente, non mi ascolta, non vuole capirmi. Cerca in fondo alla tasca della sua sottana bianca e mi regala un astuccio dove trovo un rosario…".

E’ una utopia anche quella del Papa, si potrebbe dire a Pisani che altrove ha ben privilegiato l’utopia quale chance finale nell’educazione dell’uomo individuo e dell’uomo in società. La paternità e la maternità responsabili, certo meno facili, meno occasionali e meno banali della contraccezione generalizzata, la dittatura dei comportamenti e il rispetto della persona alla persona e su se stessa, il recupero del costume e della moralità, la riaggregazione delle famiglie, infine il ritorno di una religiosità più diffusa, l’auspicio di una volontà coerente e fidente, sponsorizzata e tenuta dal significato di quel rosario in una bianca sottana, sono utopia? (Alberto Marinelli-Inform)


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