* INFORM *

INFORM - N. 161 - 9 agosto 2001

RASSEGNA STAMPA

Corriere della Sera, 9 agosto 2001

L’impegno di Tremaglia a Marcinelle "Ricordare il sacrificio degli italiani". Il ministro ha commmemorato in Belgio la sciagura dell’8 agosto 1956 in cui morirono 262 minatori.

CHARLEROI - "Chi sperava che Tremaglia venisse fischiato all’estero è rimasto deluso. A Marcinelle gli immigrati italiani mi hanno accolto come uno di loro". Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo, era soddisfatto sull’aereo che ieri sera dal Belgio lo riportava a Roma. La mattina aveva deposto fiori ai piedi del monumento che a Marcinelle ricorda le 262 vittime soffocate nei pozzi di carbone l’8 agosto del ’56. Furono 136 i morti italiani e ogni anno i loro figli, i figli dei loro compagni e i pochi sopravvissuti al lavoro in miniera, si riuniscono al cimitero, con gli occhi lucidi. Ieri erano circa duemila. Non tutti felici di accogliere il ministro italiano. Erano una cinquantina quelli che ostentavano sulla giacca un cartellino giallo con l’immagine di una svastica buttata nel cesto della spazzatura. Un riferimento alla storia politica di Tremaglia, in gioventù militante della Repubblica di Salò, e alle ragioni del voto con cui l’amministrazione socialista di Charleroi ha espresso parere negativo alla visita del ministro. Il sindaco, Jacques Van Gompel, ha preso parte alla cerimonia, ma ha ignorato Tremaglia. Lui si è vendicato estraendo dal cappello una lettera complimentosa con cui lo stesso Gompel, nel ’96, lo invitava a Marcinelle. Nel corso della commemorazione, Giuseppe Piccoli, presidente del Comitato italiani all’estero di Charleroi, ha ricordato che la miniera di Marcinelle, alla fine degli anni 80, stava per diventare un supermercato e che solo grazie all’intervento di Tremaglia al parlamento italiano, riportato con clamore dalla stampa belga, l’operazione commerciale venne bloccata. Adesso Marcinelle sta per diventare un museo alla memoria. Tremaglia ha promesso che si impegnerà per ottenere che l’8 agosto venga celebrato ogni anno come giornata nazionale del sacrificio dei lavoratori italiani nel mondo. Ha poi condannato, alzando la voce, le norme sull’immigrazione che stanno per essere approvate in Italia. "Non è giusto - si è infiammato - perseguire penalmente i disperati che entrano da clandestini in Italia alla ricerca di un lavoro. E non è giusto rimandarli a casa al termine del contratto di lavoro. Avrebbero dovuto

rientrare, allora, anche i 60 milioni di lavoratori italiani che soltanto pochi decenni fa hanno trovato all’estero la loro sopravvivenza". Dura la conclusione di Tremaglia: "Un Paese che non sa accogliere è un Paese barbaro".

Il Messaggero, 9 agosto 2001

Il ministro in Belgio per l'anniversario dell'esplosione nella miniera che, 45 anni fa, uccise 136 italiani. "No al reato di clandestinità". Tremaglia (An): "non possiamo, milioni di nostri connazionali sono emigrati".

CHARLEROI (Belgio) - Nel piccolo cimitero di Marcinelle, sotto una betulla, il monumento è dedicato "à nos amis", ai minatori; per terra, molte lapidi non hanno nome, "inconnu" c'è scritto. E, al di là del muro, la torre di quel che resta del pozzo n. 1, il "Bois du Cazier", al centro di un immenso bacino carbonifero. Era in funzione dal 1830, profondo 1035 metri, con porte tagliafuoco di… legno. Alcuni anni dopo l'esplosione, un imprenditore voleva farne addirittura un supermercato: adesso, invece, ci stanno lavorando per un museo.

Dei 262 minatori che l8 agosto del 1956 morirono per le fiamme e il fumo (ma soprattutto per le inadempienze di proprietari sfruttatori) 136 erano italiani: 60 abruzzesi (22 di Manoppello, Pescara), 20 pugliesi, 12 marchigiani, 7 molisani, 5 veneti, 4 calabresi… Erano venuti, come gli altri 50 mila, spinti dalla fame della guerra fascista e dall'invito di un famoso "manifesto rosa" del governo De Gasperi, che aveva firmato con quello belga un "accordo uomo-carbone": per ogni emigrato, l'Italia avrebbe ricevuto 200 chili di carbone al giorno, necessari alla ricostruzione. Radunati a Milano, tre giorni e tre notti di viaggio su carri-bestiame; alloggiati in baracche di ex campi di prigionia, "I primi giorni, a quelli che urlavano, che non volevano scendere, gli mettevano un cappuccio in testa, per aiutarli a vincere la paura", ricorda Giuseppe Avanzato, 75 anni, siciliano, che nella "mina" ha passato "24 anni, 3 mesi e 17 giorni". Altri non volevano mollare (mi vergognavo di tornare a casa e dire "non ce l'ho fatta"); altri ancora non potevano proprio farlo: il contratto imponeva almeno 5 anni in miniera, e chi rinunciava finiva agli arresti nel "Petit chateau" di Bruxelles. Bollati come "macaronì", tra il 1946 e il 1963 nei cinque bacini carboniferi ne sono morti 867.

"Questo pozzo di Marcinelle era proprio il più insicuro, era ancora come ai tempi di Napoleone", racconta Silvio Di Luzio, 75 anni, abruzzese di Torricella Peligna: è uno dei due ancora in vita della squadra di soccorso che per tre settimane scese nei cunicoli per dare una speranza a mogli e figli aggrappati ai cancelli. "Il primo giorno ne abbiamo salvati sei. Poi, invece, solo corpi: gli ultimi a 1035 metri di profondità, avevano inciso una scritta su un pezzo di legno: "siamo quasi 50, stiamo andando verso il punto quattro, 8 agosto ore 13,10".

"Fu una pagina dolorosissima - ha commentato il presidente Ciampi in un suo messaggio (altri sono stati inviati da Prodi, Pera e Casini) - che ancora oggi testimonia il sacrificio dei lavoratori italiani immigrati" e "il faticoso cammino per assicurare condizioni di lavoro rispettose della sicurezza e della dignità umana".

Adesso, in Belgio, gli italiani sono quasi 300 mila, una forte comunità (Elio Di Rupo è stato vice premier, Scifo un mito del calcio…). Molti, ex minatori in tuta blu e i loro figli si ritrovano qui ogni anno, per non dimenticare e per non farsi dimenticare. E l'hanno ripetuto anche a Mirko Tremaglia, ministro per gli Italiani nel mondo. Per il suo "passato fascista", il sindaco e il consiglio comunale di Charleroi, a maggioranza socialista, non hanno voluto riceverlo ufficialmente e anche tra gli emigrati italiani alcuni l'hanno accolto calorosamente, altri con qualche contestazione.

Ma Tremaglia ha dato poco peso alle polemiche (il sindaco è lo stesso che mi invitò nel '96, per il 40° anniversario; ad accogliermi qui sono venuti l'ambasciatore belga in Italia e il presidente della regione Vallonia") e ha utilizzato questa sua prima uscita all'estero, proprio a Marcinelle, per annunciare che proporrà l'8 agosto come "Giornata del lavoro italiano all'estero", e che si opporrà ai tentativi, della Lega e del suo stesso partito (An), di perseguire penalmente gli immigrati clandestini. "Non possiamo essere proprio noi italiani, che abbiamo 4 milioni di connazionali e oltre 60 milioni di oriundi sparsi nel mondo, a introdurre il reato penale di clandestinità. Del resto, il testo iniziale è già cambiato: è già cosa diversa infatti procedere contro chi è già stato espulso".

Ma Tremaglia è contrario anche ai "contratti a termine" per gli immigrati. La soluzione? "Una linea uguale per tutti i Paesi europei (dall'inviato Nando Tasciotti)

La Repubblica, 9 agosto 2001

Tremaglia ricorda la tragedia di Marcinelle. "Clandestinità come reato? Inaccettabile"

"Mi opporrò a leggi che prevedono reati di clandestinità e contratti a termine". Lo ha detto il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, ieri in visita ufficiale a Marcinelle, la sua prima all'estero, per il 45esimo anniversario della tragedia mineraria dell'8 agosto 1956 nella quale persero la vita 136 lavoratori italiani. Secondo Tremaglia, non avrebbe senso la norma sui contratti a termine poiché, "allora, 60 milioni di cittadini di origine italiana sparsi per il mondo sarebbero dovuti tornare in patria". L'esponente di An ha aggiunto che l'Italia deve puntare a favorire un'"immigrazione di qualità" e allo stesso tempo, per arginare ingenti flussi migratori, aiutare concretamente nei loro Paesi d'origine quanti guardano all'Italia in cerca di una vita più dignitosa.

Il ministro per gli Italiani all'estero ha depositato una corona di fiori davanti al "Monumento al sacrificio del minatore italiano" eretto nel cimitero della cittadina belga che ospita le tombe dei minatori morti nell'incidente del ‘56. Una folla di un migliaio di persone, fra cui gli ultimi due superstiti del disastro ancora in vita, Silvio Di Luzio e Redento Novelli, ha poi ascoltato in un'atmosfera di grande emozione il "silenzio" suonato davanti al monumento. Di Luzio e Novelli, in quel tragico 8 agosto, fecero parte di una squadra di 18 soccorritori che cercarono, invano, rischiando la loro vita, di portare in salvo i compagni intrappolati a mille metri di profondità.

I morti di Marcinelle sono stati ricordati ieri anche dal segretario della Cgil, Sergio Cofferati: "Quegli italiani erano andati a lavorare nelle miniere del Belgio spinti dal bisogno e dalla volontà di conquistare un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie e per sfuggire alla miseria. Come altri milioni di italiani prima e dopo di loro, furono costretti ad emigrare per l'arretratezza economica e sociale del Paese e per l'egoismo delle classi dirigenti. La loro memoria appartiene al movimento sindacale ed all'Italia democratica che non ha mai dimenticato e non dimentica i sacrifici, il duro lavoro degli emigrati ed il legame forte che li lega all'Italia".


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