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INFORM - N. 161 - 9 agosto 2001

Marcinelle - L'intervento di Franco Narducci

Care connazionali, cari connazionali

ho l’onore di portare il saluto del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero a questa cerimonia di commemorazione dei nostri compatrioti scomparsi 45 anni fa nelle viscere della miniera di Marcinelle.

Ho vissuto le ore di avvicinamento alla data odierna con commozione e rispetto, ma anche rivisitando il passato che riporta la memoria a quel tremendo giorno dell’8 agosto 1956. L’angoscia invase l’intero Paese in cui vivevo e a renderla più drammatica contribuivano le scarne notizie provenienti dal Belgio nei giorni immediatamente successivi all’ecatombe che avrebbe portato via 263 vite umane, tra cui 136 minatori italiani. Marcinelle all’improvviso diventò il centro di tutto, e per mesi e mesi si parlò di quel triste bacino minerario dove si era compiuto un sacrificio orrendo.

Anche dal mio piccolo comune del Molise erano partiti uomini giovani e padri di famiglia alla volta del Belgio, con in mente una sola certezza, il lavoro, e nel cuore la speranza di un futuro migliore. Di essi, sette scomparvero in quella tragedia che scosse l’intera Europa. Il popolo italiano ricorderà per sempre il sacrificio che li unì nella morte agli altri compagni di lavoro.

Erano partiti così come altri prima di loro erano partiti per l’America, per l’Australia e per altre destinazioni. Ed ogni volta con la loro partenza scompariva un pezzo del Paese, un mondo di relazioni sociali e familiari.

Anni dopo ho avuto la possibilità di entrare, attraverso la corrispondenza epistolare di alcuni miei compaesani, nei risvolti umani che precedettero e seguirono quel disastro.

Ecco io credo fondamentalmente che l’emigrazione italiana di ogni epoca abbia un denominatore comune nel prezzo umano e sociale pagato come tributo all’Italia per la sua crescita prima e per la ricostruzione dalle macerie della guerra dopo.

Ora che si sono moltiplicati i ponti e si sono accorciate le distanze grazie ai mezzi di trasporto e alle possibilità di comunicazione in tempo reale, è difficile mantenere viva la testimonianza del contributo dato dagli italiani emigrati, attraverso il lavoro, allo sviluppo delle società di accoglimento in ogni parte del mondo.

Il sacrificio di tante vite umane nei pozzi minerari di Marcinelle agitò le coscienze umane e politiche per la brutalità delle condizioni in cui lavoravano quegli uomini coraggiosi e diede un impulso decisivo per attivare misure di salvaguardia della salute e della vita umana sui luoghi di lavoro. I nostri connazionali emigrati hanno pagato un pesante tributo allo sviluppo di molte società, perchè ovunque, da Marcinelle a Mattmark, fino ai grandi trafori alpini, hanno testimoniato nel lavoro la grande capacità di sopportazione della sofferenza, ma anche le competenze necessarie per la realizzazione di grandi opere.

Non dimentichiamo allora l’appello per un mondo del lavoro più umano lanciato proprio in questi luoghi cinque anni fa, e rendiamo omaggio ai caduti di Marcinelle, ai martiri del lavoro, alle vittime della silicosi e della altre malattie professionali.

E soprattutto trasmettiamo alle giovani generazioni le tante tragedie che hanno costellato la vita dei nostri connazionali all’estero, affinchè riflettano e scoprano i valori culturali e storici che hanno accompagnato il processo di emigrazione di massa dal nostro Paese. Valori che dovrebbero costituire uno stimolo sufficiente per sostenere l’introduzione dell’insegnamento della storia dell’emigrazione nella scuola italiana.

Voglio unire in questa occasione la voce del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero a quella del Ministro Mirko Tremaglia, dei Presidenti delle regioni italiane, degli Ambasciatori e dei sindaci qui convenuti affinché si sappia che gli italiani emigrati ricordano con commozione e onorano i caduti di Marcinelle, le loro famiglie e i superstiti di quella immane tragedia. E ricordano e onorano tutti gli italiani caduti sul lavoro in ogni nazione e in ogni continente per consegnare alle nuove generazioni un mondo più giusto, economicamente e socialmente più progredito.

Alle generazioni giovani vogliamo additare la grande umanità dei 136 uomini periti quell’8 agosto del 1956, e l’impegno incessante testimoniato fino ai giorni nostri dai loro compagni di lavoro sopravvissuti a quella tragedia.

Perché è attraverso questa ricchezza che gli italiani all’estero hanno difeso la propria identità, le proprie radici ed hanno imparato a raccontarsi, poiché sanno di avere molto da dire ed in alcuni campi anche da insegnare.

E con la certezza di questi sentimenti desidero lanciare da Marcinelle un appello accorato al Ministro Mirko Tremaglia. Noi sappiamo signor Ministro, perché la Sua storia personale ce lo insegna, che Lei non può condividere i progetti di legge che il Governo sta discutendo in materia d’immigrazione.

Le sofferenze vissute dagli italiani in ogni parte del mondo, le separazioni delle famiglie, le ingiustizie subite, i luoghi comuni e il loro uso a sfondo razzista, c’insegnano che abbiamo il dovere di non infliggere le stesse sofferenze agli immigrati in Italia. C’insegnano che dobbiamo promuovere il dialogo e una società ispirata ai valori della temperanza, dell’accoglienza e delle civili condizioni di convivenza, nel massimo rispetto della legalità. Gli italiani emigrati all’estero che ora hanno una voce, quella dei Comites del CGIE, non accetteranno e non avalleranno mai una politica che non sia ispirata ai suddetti valori. Le chiediamo allora, Signor Ministro, di battersi all’interno del Consiglio dei Ministri per una urgente sterzata della politica italiana verso quei valori per i quali abbiamo lottato e lotteremo sempre.

Desidero lanciare un secondo appello, che è un richiamo alla solidarietà più alta verso le famiglie dei minatori deceduti in questi giorni in una miniera in Romania, in condizioni di lavoro che richiamano terribilmente il dramma di Marcinelle, nonostante siano passati 45 anni e siamo entrati nell’era postindustriale della nuova economia.

Il loro sacrificio ci unisce in quella grande comunità che è la comunità del lavoro, di cui Marcinelle è l’espressione più alta. (Franco Narducci, Segretario generale del CGIE)

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