* INFORM *

INFORM - N. 161 - 9 agosto 2001

Dopo la missione di Tremaglia in Belgio

Più uniti, al di là delle polemiche, nel nome di Marcinelle

ROMA - La visita di Tremaglia in Belgio nel 45° anniversario della tragedia di Marcinelle - una visita che ha avuto carattere ufficiale anche se si è svolta dell'arco di poche ore - ha posto le premesse perché il mondo dell'emigrazione italiana si senta più unito. Un risultato insperato, dopo le polemiche che l'avevano preceduta. Il gesto di coerenza nei confronti degli immigrati in Italia, che alcuni componenti del CGIE avevano chiesto a Tremaglia - con qualche asprezza polemica di troppo, ma in questo ricambiati da altri loro colleghi, come abbiamo documentato sulle pagine di Inform - il ministro per gli Italiani nel mondo lo ha dato. E i giornali italiani, com'è naturale, hanno subito colto questo aspetto, magari ignorandone altri. "Coloro che sono costretti a lasciare la loro terra devono essere rispettati e trattati civilmente - ha dichiarato Tremaglia - per cui non esiste un reato specifico di clandestinità, e quando ragioniamo di contratto di soggiorno a termine diciamo una cosa impossibile".

A dare una mano a Tremaglia è stato (oltre al presidente del Comites di Charleroi, come vedremo) il Segretario generale del CGIE, Franco Narducci, "Noi sappiamo - ha detto rivolgendosi al ministro - perché la sua storia personale ce lo insegna, che non può condividere i progetti di legge che il Governo sta discutendo in materia d’immigrazione. Le sofferenze vissute dagli italiani in ogni parte del mondo, le separazioni delle famiglie, le ingiustizie subite, i luoghi comuni e il loro uso a sfondo razzista, c’insegnano che abbiamo il dovere di non infliggere le stesse sofferenze agli immigrati in Italia. C’insegnano che dobbiamo promuovere il dialogo e una società ispirata ai valori della temperanza, dell’accoglienza e delle civili condizioni di convivenza, nel massimo rispetto della legalità. Gli italiani emigrati all’estero che ora hanno una voce, quella dei Comites e del CGIE, non accetteranno e non avalleranno mai una politica che non sia ispirata ai suddetti valori. Le chiediamo allora di battersi all’interno del Consiglio dei ministri per una urgente sterzata della politica italiana verso quei valori per i quali abbiamo lottato e lotteremo sempre".

Sostanzialmente isolato è rimasto poi il gesto del Consiglio comunale e del borgomastro di Charleroi, Van Gompel, che hanno voluto ignorare Tremaglia "per il suo passato fascista". Un gesto miserevole: lo stesso Van Gompel cinque anni fa (la lettera è del 25 giugno 1996) aveva invitato Tremaglia, allora presidente del Comitato parlamentare per gli italiani nel mondo, alla commemorazione del 40° anniversario della tragedia di Marcinelle ("..nos serions très honorés si vous pouviez être parmi nous pour cet hommage.." aveva scritto). A ricevere il ministro, con altre autorità belghe, c'era però l'ambasciatore a Roma Patrick Nothomb, che ha iniziato così il suo indirizzo di saluto: "A nome del governo belga, sono molto lieto di poter salutare oggi il ministro Mirko Tremaglia, il primo ministro per gli Italiani nel mondo, l'uomo politico che più si è battuto nel corso di molti anni per ottenere che gli italiani all'estero potessero partecipare alle elezioni italiane".

Ma ancor più significative, a nostro avviso, sono state le parole del presidente del Comites di Charleroi e componente del CGIE, Giuseppe Piccoli, un uomo lontano politicamente da Tremaglia ma che, per la circostanza, ha voluto prendere le distanze dal sindaco della città di adozione: "L'omaggio che lei, insieme all'imponente delegazione che l'accompagna, vuole rendere alle 262 vittime di Marcinelle tra le quali più della metà, 136, di origine italiana, è la prova di una sensibilità ormai anziana che senza tinte di strumentalizzazione politica ha caratterizzato e caratterizza il suo impegno per gli italiani fuori del territorio nazionale. Se il Bois du Cazier di Marcinelle è diventato oggi un monumento consacrato alla memoria, lo dobbiamo in gran parte anche a lei. Infatti, ed è bene saperlo e non dimenticarlo, anche per la storia, il 25 maggio del 1988, avvertito da padre Gianni Bordignon e Domenico D'Amico, tragicamente scomparso nella sua Torricella Peligna nel 1990 ad appena 55 anni, entrambi fondatori dell'Associazione ex minatori di Marcinelle, che sul sito del Bois du Cazier un promotore immobiliare progettava di costruire un supermercato, denunciai il fatto a Montesilvano alla Conferenza L'Italia fuori d'Italia. Lei on. Tremaglia era presente e volle incontrarmi per saperne di più e nei giorni successivi intervenne al Parlamento per denunciare questa possibilità. Il suo intervento fece un grande scalpore in Belgio e da lì partirono un insieme di iniziative tese a salvare il sito che oggi stanno riabilitando per farne un museo e un centro di vita sociale. Questo doveva essere detto non solo per fatto di cronaca ma per far capire a quanti hanno voluto prendere in ostaggio le vittime di Marcinelle, chi è l'uomo che oggi ha voluto per l'ennesima volta recarsi in pellegrinaggio in questo pezzo di terra che è e deve rimanere di tutti coloro che soffrono l'esilio, ivi compresi quelli che oggi cercano di migliorare il loro quotidiano emigrando in Italia e per i quali le chiediamo d'intervenire affinché sia riservato ad essi il medesimo trattamento, le medesime condizioni, lo stesso rispetto che lei ha sempre sollecitato per gli italiani fuori d'Italia".

Una citazione un po' lunga, ma forse opportuna: ci appare come un incitamento e un monito al mondo dell'emigrazione italiana perché, ad di là delle differenti sensibilità ed opinioni politiche, conservi - proprio ora che Tremaglia è ministro per gli italiani nel mondo - quella sostanziale unitarietà d'intenti che lo ha caratterizzato da vent'anni almeno.

E' vero, purtroppo (o per fortuna?), che gli esami non finiscono mai, ma almeno per questa volta diamo atto a Mirko Tremaglia che l'esame l'ha passato. (gc.Inform)


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