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INFORM - N. 160 - 8 agosto 2001

SCHEDA

La tragedia di Marcinelle e l'accordo "uomo-carbone"

Con l'accordo "uomo-carbone", l'Italia si impegnava ad inviare in Belgio mille minatori a settimana. In cambio, l'Italia avrebbe ricevuto 200 chili di carbone al giorno per ogni minatore emigrato.

Cominciò il 23 giugno 1946 l'esodo degli italiani verso il Belgio. In seguito all'accordo Italia-Belgio, sottoscritto in quella data, migliaia di nostri connazionali si recarono in Belgio per lavorare nelle miniere.

Essi, secondo lo stesso accordo, dovevano avere "un'età ancor giovane (35 anni al massimo) e un buono stato di salute". Per loro, un contratto di 12 mesi, "una pala, una piccozza, un casco, una lampada, e via verso l'oscurità", come ricordò l’attuale ministro per gli Italiani nel mondo, on. Mirko Tremaglia, nella ricorrenza dei 40 anni della tragedia.

Grazie ai nostri emigrati, la produzione delle miniere salì a 6-7 milioni di tonnellate all'anno. Un dato positivo che andò, via via, coinvolgendo una serie di altre attività, come, ad esempio, le industrie siderurgiche e metallurgiche, le vetrerie, le industrie di apparecchiature elettriche e di materiali refrattari. Notevole, quindi, l'apporto dei nostri lavoratori allo sviluppo del territorio belga. Il tutto, a costo di indescrivibili sacrifici.

Poi, la tragedia. L'8 agosto 1956, dieci anni dopo la firma di quell'accordo, 262 minatori rimasero intrappolati nella miniera di Marcinelle. Di questi, 136 erano italiani. Uno scoppio, e immediatamente le fiamme invasero i cunicoli della miniera, cunicoli alti non più di 50 cm in cui erano costretti a lavorare i nostri minatori. L'11 agosto, tre giorni dopo, i soccorritori riuscirono ad estrarre dalla miniera i primi due corpi a quota -835. Ma solo dopo undici giorni di duro lavoro i corpi degli altri 260 minatori vennero restituiti alle famiglie. I lavori nella miniera ripresero nell'aprile del 1957. Nel 1967 la miniera venne chiusa definitivamente. (Inform)

Marcinelle - Le regioni italiane più colpite

Venivano dalle regioni del Sud, in prevalenza, i 136 minatori che lasciarono la speranza di una vita migliore intrappolata nelle viscere della miniera di "Bois du Cazier".

Per molti, oltre alla stessa speranza di un futuro migliore, per loro ed i familiari che restavano a casa, la stessa regione d'origine, lo stesso paese, addirittura lo stesso cognome. Interi paesi, come Manopello, in provincia di Pescara, si trovarono uniti nel dolore della perdita di ben 22 ragazzi, di questi, tre avevano appena 21 anni.

Regioni come l'Abruzzo con 60 morti, la Puglia con 22, le Marche con 12, il Molise con 7, il Veneto con 5, e la Calabria con 4 vittime, per citare le più colpite, non hanno mai dimenticato i loro morti, e in questa ricorrenza sono state invitate ufficialmente dal Ministro Tremaglia a Marcinelle, ognuna con una propria delegazione, con gonfaloni e bandiere, perché a distanza di 45 anni non venga mai meno l'omaggio della memoria. (Inform)

Tremaglia: un minuto di silenzio, nel nome della memoria

"Fuggiamo davanti al fumo. Siamo una cinquantina. Andiamo verso il punto quatre paumes. 8 agosto, ore 13.10". Questa l'ultima testimonianza di un gruppo di minatori: un ultimo, disperato grido al mondo, prima della morte. Nessuno, di quei cinquanta, riuscì a risalire dai 1.035 metri di quota in cui lasciarono l'accorato messaggio.

Proprio in ricordo di quel momento, il Ministro per gli Italiani nel mondo ha invitato i Comuni italiani colpiti dalla tragedia ad osservare un minuto di silenzio, affinché a 45 anni di distanza il ricordo di quelle vittime continui a simboleggiare il sacrificio di tutta l'emigrazione, italiana ed europea. (Inform)


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