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INFORM - N. 160 - 8 agosto 2001

Dino Nardi (CGIE): L'8 agosto per ricordare non solo Marcinelle

ZURIGO - Oggi, 8 agosto, ricorre il 45° anniversario di quella terribile tragedia che avvenne nelle viscere della miniera di Marcinelle in Belgio, in cui nel 1956 perirono tragicamente 262 minatori di cui 136 emigrati italiani. Purtroppo non ho potuto essere presente alla commemorazione ufficiale che vede, oggi, presenti a Marcinelle il Ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, il CGIE, i Comites e l’associazionismo italiano. Ciò non toglie che, pur non essendo colà presente fisicamente, questo giorno non rappresenti anche per il sottoscritto, emigrato e figlio di emigrati, come, d’altra parte, anche per tanti altri milioni di italiani, emigrati e non, l’occasione per ricordare con profonda tristezza quelle povere vittime e gli immensi drammi familiari che ne scaturirono sia sotto l’aspetto umano che economico per i ritardi negli indennizzi. Tipico esempio dello sfruttamento dei lavoratori in genere e di quelli emigrati in particolare che, per certi versi, sia pure sotto altre forme, tuttora persiste in molti settori del mondo del lavoro ed in ogni angolo della terra.

Quello che rattrista è assistere in questi giorni ad alcune misere e stonate strumentalizzazioni politiche che si sono volute fare di questo tragico evento. Peccato!

Quello che, invece, mi è sembrata una proposta da dover raccogliere e rilanciare è quella avanzata dal Segretario generale dell'Unione degli Italiani nel Mondo, il consigliere del CGIE Franco Fatiga, il quale propone di far diventare l’8 agosto la giornata europea contro le morti bianche e gli infortuni sul lavoro.

Una giornata che comunque, a mio avviso, dovrebbe diventare in ogni caso quella in cui ricordare in tutto il mondo (attraverso le Rappresentanze diplomatico-consolari italiane, il CGIE, i Comites e l’associazionismo italiano) le morti bianche e gli infortuni sul lavoro avvenute nell’emigrazione. Infatti, anche se la tragedia di Marcinelle è, purtroppo da ritenersi quella simbolo per le sue dimensioni, non bisogna dimenticare che altre tragedie analoghe hanno funestato le comunità emigrate italiane dal dopoguerra ad oggi. Come per esempio quella accaduta in Svizzera il 30 agosto 1965 a Mattmark, dove in un cantiere di lavoro in alta montagna per costruire una diga, perirono 88 lavoratori tra cui, anche lì, ben 56 emigrati italiani.

Allora perché non dedicare l’8 agosto come il giorno della memoria per ricordare e far ricordare tutte le nostre vittime emigrate? (Dino Nardi*-Inform)

* Presidente Commissione Sicurezza e Tutela Sociale del CGIE


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