* INFORM *

INFORM - N. 159 - 7 agosto 2001

Quella spiaggia bianca di Torre Vado

TORRE VADO - Ci si arriva da una strada alta e tortuosa, tra pagliare ed ulivi; resta li sulla destra sconfinata per chilometri: è la spiaggia di Torre Vado nel Salento. Il cellulare appena svolti dall'interno e ti affacci sulla costa ti manda un messaggio: benvenuti in Grecia. Strano effetto delle antenne e della vicinanza al segnale della compagnia telefonica greca, ma dice il vero, e ti è sufficiente fermarti a prendere il caffè nel primo bar per capirlo. La gente ti appare subito ospitale ed accogliente. "Questa è terra povera ma buona, assaggia questi fichi, sono uno zucchero, non li trovi da nessun’altra parte così dolci", avrà una settantina d’anni il mio ospite, con il volto scavato dal sole ed i capelli bianchi ancora forti e ben ancorati "ho trent’anni di Svizzera alle spalle, e una casetta con il terreno qui nel Capo. La mia vita l’ho data ai figli e non me ne pento, ogni giorno penso ai sacrifici dell’emigrazione, ma anche alle soddisfazioni. Sto bene così."

La targa svizzera non meraviglia da queste parti, in questa terra luogo di emigrazione e di ritorno. La maggior parte delle risorse che hanno reso possibile lo sviluppo di questo posto, che oggi rappresenta una delle più ambite mete turistiche pugliesi, proviene dai risparmi degli emigrati, dalle rimesse per lo più maturate con duro lavoro in Svizzera. Scorgo un parco giochi tra le case: è stato realizzato dal Comune, ed è identico a quelli svizzeri con le altalene in legno e gli scivoli con la scaletta in pezzi di tronco. Lo sguardo si perde sulla linea della spiaggia dove il bianco della sabbia si contende con un azzurro magico pezzi di baia. Torri d’avvistamento delimitano gli spazi di costa, disegnando figure che giocano con la luce del sole, che qui nasce e tramonta sul mare. Torri attorno alle quali gira un vento mai invadente a volte utile ristoro per le temperature torride, torri che a volte illuminano le serate calde della gente seduta a chiacchierare fino a tardi. E’ incantevole questo posto, dove la pizzica ritma il susseguirsi di generazioni sempre in viaggio, sempre in movimento. Luogo dove ancora la natura ha il sopravvento condizionando tempi e spazi di chi resta o di chi il Salento lo sceglie apposta per viverci. In questa terra , un po’ Grecia ed un po’ Toscana, tanti hanno deciso di vivere provenienti da tutte le parti del mondo: inglesi, tedeschi, svizzeri. Mi fermo dinanzi ad un "sottano", chiedo la strada ad una signora anziana che ha steso per terra un panno sul quale ha messo a seccare mandorle, fichi e pomodori, mi risponde sicura:

" Segui lu sole, ca nun ti sbagghi mai…..segui il sole, che non ti sbagli mai". E quasi il tramonto e sulla spiaggia di Torre Vado i colori si esaltano, rotolano le alghe che ammucchiate formano miriadi di palline asciutte trasportate dal vento. Le onde disegnano sul bagnasciuga linee sottili che sembrano confini di una immensa carta geografica; linee sempre mobili e pronte a scomparire quando il movimento dell’onda si ritira. Sembrano i confini di una nuova terra che appare disegnata dalla mobilità, come la terra dei migranti che varia i confini di volta in volta, poiché è terra dentro, negli spazi intimi della memoria, delle abitudini, del carattere e dei suoni .

E’ terra distante eppure così vicina, amabile perché risuona dentro anche quando sei a Zurigo a Francoforte o a Toronto, con il suo ritmo con il suo tempo. Il tamburello della "pizzica", allora sembra cominci ad innescare il suo ritmo, che viene da lontano e si perde nella notte del Salento; cresce, cresce, sempre di più , pare non debba smettere mai, ti muove, ti scuote. Lo senti mentre guardi la torre alla fine della spiaggia pronta a nascondere l’ultimo sole ed il mare ti pare grande, il mondo ti sembra troppo grande per essere ridotto ad una semplice frontiera. Suona ancora la spiaggia la sua musica ha testimoni silenti ma illustri, ulivi con tronchi secolari eterni nella loro terra quasi rossa, li dopo la duna. Contorti e regali affermano la loro eternità tra sculture di pietra e muretti a secco sapientemente disposti. Sembra ti guardino da pose bizzarre, e dalle fronde ti sussurrino:" Uomo…non siamo che transiti, umili transiti, nient’altro che transiti." (Massimo Pillera-Inform)


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