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INFORM - N. 158 - 6 agosto 2001

Marco Fedi (CGIE Australia): A chi spetta il rimborso forfettario di duecentomila lire?

MELBOURNE - L’articolo 1bis del decreto legge 30.9.2000, n. 268 convertito con legge 23.11.2000, n. 354, prevede un rimborso forfetario di Lit. 200.000 ai titolari di pensione italiana che non superino l’importo del trattamento minimo (nel 2001 l’importo mensile integrato al trattamento minimo è pari a Lit. 738.900, annualmente a Lit. 9.605.700).

Per gli importi superiori al trattamento minimo, il rimborso forfetario è ridotto fino ad azzeramento quando si raggiungono le Lit. 200.000 in più dello stesso.

"L’INPS avrebbe dovuto corrispondere tale rimborso forfetario già dalla rata di dicembre 2000, insieme alla tredicesima, e per le pensioni con cadenza semestrale a luglio 2001" – ricorda Marco Fedi, rappresentante al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. "La realtà è che alcune sedi INPS non hanno provveduto al pagamento del rimborso forfetario per i pensionati residenti all’estero e stanno adottando "interpretazioni" strane rispetto alla volontà del legislatore chiaramente identificabile da una lettura attenta dell’articolo 1-bis della legge 23.11.2000 n. 354, che riportiamo:

Art. 1-bis - Interventi a favore dei pensionati

1. Per l'anno 2000, quale rimborso forfetario di parte delle maggiori entrate affluite all'erario a titolo di imposta sul valore aggiunto, è corrisposto dall'INPS, in sede di erogazione della tredicesima mensilità ovvero dell'ultima mensilità corrisposta nell'anno, un importo pari a lire 200.000 a favore dei soggetti che siano titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell'assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, nonché delle forme pensionistiche obbligatorie gestite dagli enti di cui al decreto legislativo 30 giugno 1994, n. 509, e successive modificazioni, concernente la trasformazione in persone giuridiche private di enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e di assistenza, il cui importo complessivo annuo, al netto degli assegni al nucleo familiare, non superi il trattamento minimo annuo del fondo pensioni lavoratori dipendenti. Tale rimborso è disposto utilizzando il monte delle ritenute totali degli amministrati. Nei confronti dei soggetti per i quali il predetto importo complessivo annuo risulti superiore al trattamento minimo di cui al primo periodo e inferiore al limite costituito dal medesimo trattamento minimo incrementato di lire 200.000, il rimborso viene corrisposto fino a concorrenza del predetto limite.

2. Nel caso in cui i soggetti di cui al comma 1 non risultino beneficiari di prestazioni presso l'INPS, il casellario centrale dei pensionati, istituito con decreto del Presidente della Repubblica 31 dicembre 1971, n. 1388, e successive modificazioni, provvede ad individuare l'ente incaricato dell'erogazione del rimborso forfetario di cui al comma 1, che provvede negli stessi termini e con le medesime modalità indicati nello stesso comma 1.

3. L'importo del rimborso non costituisce reddito nè ai fini fiscali nè ai fini della corresponsione di prestazioni previdenziali ed assistenziali.

4. All'onere derivante dal presente articolo, valutato in lire 634 miliardi per l'anno 2000, si provvede ai sensi dell'articolo 1, comma 4, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, con le maggiori entrate derivanti dalla lotta all'evasione fiscale.

Alla luce di quanto detto si chiede di conoscere dalla Direzione Generale dell’INPS:

da quale lettura normativa derivi la decisione di non corrispondere il rimborso forfetario di Lit. 200.000 ad alcuni pensionati italiani residenti all’estero che godono di una prestazione INPS che non supera l’importo della pensione integrata al trattamento minimo;

per quali categorie di pensionati non si sta procedendo al pagamento dello stesso, considerato che alcune sedi INPS hanno respinto richieste inoltrate da pensionati e Patronati sulla base che "la prestazione italiana risulta esente da ritenuta IRPEF" e se questa motivazione risulti legittima visto che il rimborso forfetario deriva da maggiori entrate dell’imposta sul valore aggiunto e non è legata ad alcuna misura sul reddito delle persone fisiche.

Dalla lettura dell’articolo 1bis traspare quindi la volontà del legislatore di estendere il rimborso forfetario a tutti i titolari di prestazione italiana inferiore al trattamento minimo, escludendo qualsiasi altra valutazione rispetto alla natura del rapporto con il fisco italiano, i redditi prodotti o l’eventuale prestazione estera.

Si rende urgente, su questa materia - ha concluso Marco Fedi -, un intervento chiarificatore da parte dell’INPS sollecitato anche dal Ministero degli Affari Esteri e dal Ministero per gli italiani nel mondo. (Inform)


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